Una madre si suicida a Sollicciano. Uccisa da leggi crudeli e ottuse

Venerdì scorso una donna di 36 anni, madre di due bambini piccoli, tossicodipendente, si è suicidata nel carcere di Sollicciano impiccandosi nella propria cella. Le mancavano appena sei mesi per finire di scontare la condanna, e pare che fra pochi giorni avrebbe potuto accedere ad un programma di recupero da seguire in una comunità.

Certo non possiamo sapere perché l’ha fatto, al di là della depressione di cui in questi casi parlano sempre i giornali. La domanda che ci poniamo è un’altra: perché una madre tossicodipendente e depressa si trova chiusa in una cella? Di quale orrendo crimine poteva essere colpevole, per non aver diritto ad una pena alternativa, considerate anche le sue condizioni?

Si tratta del quarto suicidio che si verifica nel penitenziario fiorentino nel 2012, ricorda Franco Corleone, garante dei detenuti del comune di Firenze. “Non è più sopportabile, non è più solo uno stillicidio”, dice Corleone, che invoca “un piano straordinario per far uscire i tossicodipendenti non in comunità terapeutiche, ma in comunità di vita. Severino si svegli e proponga di cambiare la legge sulla recidiva e la legge sulla droga”.

Un appello indignato alla ministra della Giustizia lo rivolgono anche i radicali Marco Perduca e Maurizio Buzzegoli, che evidenziano come questo sia il primo suicidio nel settore femminile, che da 3 anni conta più del doppio delle presenze regolamentari: “La ministra quando lo visitò all’inizio dell’anno si commosse alla vista dei bimbi dietro le sbarre, ma le lacrime non portarono a nulla. La detenuta che s’è tolta la vita era anch’ella madre di figli piccoli e, molto probabilmente – visto che era nel reparto giudiziario – poteva avere la libertà ristretta altrove, poteva se il decreto Severino fosse stato più incisivo, mentre a 7 mesi dalla sua entrata in vigore non ha mutato la situazione carceraria di un’unità. Anche in vista dell’estate, che porta sempre problemi a Sollicciano, auspichiamo che la ministra riveda la sua posizione sugli stralci proposti in commissione giustizia alla Camera e, finalmente, nomini un sottosegretario solo ed esclusivamente per i problemi delle carceri”.

Ma anche il Comune di Firenze dovrebbe muoversi, sottolineano i consiglieri Ornella De Zordo e Tommaso Grassi: “Cosa ne è stato della mozione votata dal consiglio comunale ormai nel novembre 2009, dove si parlava di impegni del comune per individuare strutture idonee all’accoglienza di detenute e detenuti in permesso o ammessi alle misure alternative? dell’impegno a vigilare sulle condizioni igienico sanitarie, intervenendo presso ASL e SdS? Sarebbe ora che l’amministrazione, a partire dal sindaco Renzi, si occupasse anche dei problemi più drammatici della città (perché Sollicciano fino a prova contraria è parte di Firenze), oltre che delle vetrine di via Tornabuoni, di MTV, di piccoli o grandi “bang”, e delle ambizioni personali di chicchessia”.

I consiglieri chiedono anche che “il comune di Firenze si faccia parte attiva presso il governo perchè vengano prese misure strutturali, a partire dalla abrogazione delle leggi Bossi Fini sull’immigrazione, Fini Giovanardi sulle droghe, e ex Cirielli sulla recidiva: sono fabbriche di detenuti, in vigenza delle quali nessuna politica carceraria potrà evitare condizioni disumane prossime alla tortura (provate a stare in 6 in una cella di 12 metri quadri d’estate chiusa per 23 ore al giorno), l’aumento a dismisura di atti di autolesionismo e suicidi. Questi morti pesano sulle coscienze di chi ha scritto quelle leggi, di chi le ha votate, ma anche di chi non fa nulla per cancellarle”.