Rigassificatore di Livorno, 12 punti deboli per gli esperti

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Alessandro Guarducci dal Tirreno

Bocciato, promosso o rimandato? A dire l’ultima parola sul rapporto definitivo di sicurezza, l’atto necessario per la messa in esercizio del rigassificatore della Olt, sarà ora il Comitato tecnico regionale.
Che nel prendere le sue decisioni potrà ora contare su uno strumento in più: lo studio degli esperti internazionali che era stato commissionato dalla Regione Toscana e che nei giorni scorsi è stato ultimato, consegnato a tutti i soggetti interessati e anche pubblicato per diffonderne la conoscenza a tutti i cittadini.
Il lavoro dei tre esperti si è basato sull’analisi del rapporto sulla sicurezza che era stato presentato nell’aprile scorso dalla Olt Offshore e che si è ora concretizzato in 39 pagine ricche di considerazioni e tabelle. E allora si torna alla domanda di partenza: gli esperti hanno bocciato, rimandato o promosso il progetto dell’impianto di rigassificazione che il prossimo anno dovrebbe entrare in funzione a 12,5 miglia al largo della costa di Tirrenia?
In realtà l’analisi della commissione internazionale non ha dato alcun parere in tal senso: in altre parole non c’è un “no” o un “sì”. E questo per un motivo molto semplice: trattandosi di un organismo tecnico e non politico, la commissione aveva solo il compito di analizzare i dati in possesso e non di esprimere una valutazione sul progetto nel suo complesso.
Vero è, comunque, che gli esperti internazionali hanno dichiarato nelle loro conclusioni «che il rapporto sulla sicurezza necessita di modifiche e correzioni». Tant’è che sono state rivolte ben dodici raccomandazioni di cui la Regione non potrà non tener di conto nell’iter per autorizzare l’entrata in funzione del rigassificatore. Raccomandazione che potrebbero quindi trasformarsi in prescrizioni da parte della Ctr nei confronti di Olt e che comunque oggi stanno a dimostrare che i super-esperti qualche dubbio sulla sicurezza dell’impianto ce l’hanno.
Qualche esempio? In tema di valutazione dei rischi, è stato sottolineato che Olt non ha preso in considerazione la minaccia di attacchi terroristici o il caso di collisione accidentale di una nave con il terminale di rigassificazione. In più viene evidenziata l’omissione di alcune valori nelle tabelle concernenti i risultati delle condizioni meteo. E altri dubbi si ammassano sulla vaporizzazione del gas e sul pericolo di esplosioni, ma anche sull’utilizzo dei bracci di carico in uso al terminale e sul sistema di ormeggio di nave a fianco nave. In più, nelle conclusioni, gli esperti hanno giudicato «non sufficienti le distanze di pericolo credibile, in quanto non prendono in considerazione il potenziale di rottura delle tubazioni con diametro maggiore di 100 mm, i guasti ai contenimenti di vario tipo, o del potenziale di danni strutturali dovuti a temperature criogeniche e alla possibilità di guasti a cascata».
La commissione, peraltro, ha anche apprezzato diversi elementi del piano di sicurezza di Olt. Per esempio ha affermato «che non è probabile che eventi di ustione grave si estendano oltre le tre miglia», di conseguenza «le distanze di interdizione appaiono abbastanza adeguate». Inoltre i 22 Km di distanza sono stati considerati un’assoluta sicurezza. «Presupponendo che l’impianto di rigassificazione e tutte le navi in servizio rimangano nel luogo indicato – spiegano – non possiamo ipotizzare alcuna circostanza in cui un incidente, accidentale o intenzionale, preso il sito possa costituire un pericolo per chi si trova sulla terraferma».

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