19 Settembre 2019

Quelli che tornano alla montagna. Utopie in corso nelle Alpi piemontesi

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Carolina Mancini per l’Altracittà

Ridar vita ad un vecchio borgo alpino ormai disabitato con l’obiettivo di tornare alle pratiche del “buon vicinato” e mettere in piedi una microeconomia che garantisca l’autosufficienza alimentare.
Questo in sintesi il progetto di vita “alternativa” di un piccolo gruppo di persone, di cui ci è giunta notizia grazie al commento che uno di loro, Bepi Armanelli, ha pubblicato sul nostro sito a commento dell’articolo “GAT, ritorno alla terra”.
La borgata si chiama Serre di Pagliero, si trova nel comune di San Damiano Macra, in Val Maira (a 35 km da Cuneo): chi si trova nei paraggi potrebbe farci un salto domenica 28 novembre, giornata dedicata a promuovere l’idea di questo “piccolo, nuovo mondo” ancora in embrione, e a cercare altre persone che abbiano voglia di impegnarsi a costruirlo e a viverci (qui il programma).
Noi nel frattempo ce lo siamo fatto raccontare da Bepi Armanelli, che sta mettendo a servizio del progetto il suo passato di artigiano e tessitore, tanto da definirsi scherzosamente il “mastro Geppetto della situazione”:
«Circa un anno fa abbiamo acquistato 4-5 edifici nella parte più antica di questo borgo con l’intenzione di restaurarli e di stabilirci poi qui in maniera definitiva creando delle attività lavorative. Alcune le abbiamo già avviate, perché funzionali al restauro: abbiamo rimesso in piedi una vecchia segheria, ferma da 25 anni, che al momento usiamo per preparare i travi che ci servono per riparare i tetti, abbiamo creato un  laboratorio di falegnameria e restaurato un antico fienile dove, entro l’estate, intendiamo installare un laboratorio di tessitura (siamo riusciti a recuperare dei telai funzionanti)  e dove, se ci saranno persone interessate, ci sarebbe spazio anche per un piccolo laboratorio di sartoria. C’è poi un orto, che vogliamo ampliare e che serve per l’uso interno sia per la vendita esterna, e un laboratorio per la trasformazione della frutta e della verdura».
Il gruppo per ora è costituito da 6-7 persone «seriamente intenzionate a stabilirsi qui con il tempo e da altri disposti a dare una mano. È fondamentale coinvolgere altre persone: perché il progetto decolli, è necessario stabilirsi lì definitivamente», dice Armanelli, che per ora ci vive per tre giorni a settimana e durante i week-end. Il resto del tempo lo passa ad Alba, dove lavora come professore di fisica e chimica nel locale liceo scientifico: «Ho intenzione di mantenere il mio lavoro per un altro paio d’anni, anche per non gravare sull’economia che stiamo creando, e lasciare posto ad altri».
Ci sono ancora molti edifici che possono essere acquistati: «I proprietari sono montanari ben disposti a vendere, per loro che vengono da 30 anni di fatica oggi la tecnologia è tutto,  quest’estate, quando ci vedevano usare i cavalli invece dei trattori, ci guardavano stupefatti. È un percorso inverso al nostro che, in generale siamo di estrazione più cittadina e sentiamo il bisogno di trovare un’alternativa a questa società di mercato».
Un “salto di vita” che dà da pensare, anche a coloro che ne sono attratti: «ci sono delle paure da superare: quella di lasciare il vecchio per il nuovo, un lavoro con uno stipendio sicuro, di sentirsi isolati…»
Certo è, ci tiene a ribadire Armanelli, che il loro modello non è quello degli eremiti, né delle comuni: «abbiamo scelto questo borgo perché ti permette l’autosufficienza dal punto di vista alimentare (ci sono terreni, pascoli, legname, acqua) e si presta alla pratica del buon vicinato, cioè ti dà la possibilità di sceglierti i propri vicini di casa. L’abitare è privato, il lavorare collettivo e solidale».
E a quest’ultimo principio si ispireranno anche i progetti futuri, come, ad esempio, quello di realizzare un piccolo ostello di montagna, «dove le persone possano avere ospitalità scegliendo o di autogestirsi, o di usufruire dei nostri servizi. Sarà una struttura ricettiva alternativa, dove i prezzi saranno tenuti bassi proprio perché gli ospiti saranno coinvolti nelle nostre attività».

0 Comments

  1. Dario Colombera

    A me piacerebbe partecipare al vostro programma in pianta stabile.. Però sono molto povero ma tanto mi basta perché e mi accontento di poco, come un sadhaka indiano.
    Le mie competenze sono molto limitate e riporto quello che posso fare e insegnare:
    Come artigiano, 1, coltivazione di frutta e verdura
    2, allevamento polli e conigli.
    3, Raccolta funghi
    Come artista: 1, gioco del Go (8 k)
    2, pittura ad olio
    3, composizione di sui seki

    Come scienziato: 1 impostare qualsiasi ricerca scientifica
    2, unico esperto al mondo (per quanto ne so) di biologia applicata alla ottimizzazione dei comportamenti umani.
    3, dieta biologica
    4, igiene basato su tecniche indiane e cinesi.
    Come esperto di ricerca interiore: Rei Ki Buddista, Meditazione Vipassana, Uno style di Tai Chi Chuang, Hatha, Tantra (il sesso non c’entra), Karma, Raja yoga e fondatore d una yoga basato su consideraszione biologiche. Sono disponibile per insegnare tutto quello che so.
    Quando avrò dato tutto quello che posso o non sarò più autosufficiente, toglierò il disturbo. Distintamente Prof. Dario Colombera..

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