05 Dicembre 2019

Occupazione "agricola" a Coverciano

image_pdfimage_print

Via del Guarlone a Coverciano è una di quelle strade tranquille ai piedi delle colline dove si va passeggiare la domenica per trovare senza sforzo un po’ di campagna.
Proprio in quella via si trova un terreno del comune dove campeggiano gli scheletri di grandi serre abbandonate, parte di una struttura di recupero per tossicodipendenti gestita dalla Asl e dismessa da 15 anni.

Di là dalla ferrovia c’è la periferia delle “case minime”, e il “Fondo comunista” di via Rocca Tedalda. Da lì vengono David, Duccio e gli altri ragazzi che hanno deciso di riprendersi quel terreno e lì inventarsi il lavoro che non c’è, un lavoro diverso, senza padroni né sfruttamento.

“Abbiamo per prima cosa dato una ripulita – spiega David – passando col trattore per togliere i rovi e il resto. Poi abbiamo tolto rifiuti di ogni tipo, da resti di cavi di rame a siringhe. Visto che il lavoro non si trova, o se si trova è precario o sottopagato, abbiamo pensato di lavorare per conto nostro, tornando alla terra”.

David è perito agrario, ha fatto tante vendemmie per cooperative varie, e ne ha avuto abbastanza: “L’agricoltura industriale tiene gli operai al limite della sopravvivenza, bisogna riappropriarsi della terra. La nostra idea è organizzare il lavoro in modo equo ma anche rigoroso, con turni e impegni da rispettare. Faremo un’agricoltura biologica, per ora pianteremo patate e cipolle che non hanno bisogno di irrigazione, e se tutto va bene entro 3 anni avremo il primo raccolto. E poi, mercatini, reti d’acquisto…”

Sembra facile, e non lo è affatto. Ma là dove c’era abbandono, adesso si coltiva un’idea.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *