Mugello, è morto un altro fiume. In nome della TAV, del PIL e della crescita

Riceviamo e pubblichiamo

Nel silenzio più totale dei media, degli amministratori e purtroppo anche di tutta la popolazione, si è consumato negli ultimi trenta giorni un altro disastro ambientale i cui inizi risalgono alla perforazione della galleria TAV anno 2000.
Il Fiume Bosso, come il Carza in precedenza ed altri numerosi torrenti ha cessato di vivere in questi ultimi giorni anche nel tratto superiore del suo breve corso cioè dall’abitato di Luco di Mugello verso Nord.
Una situazione mai vista prima poiché fino allo scorso anno, nonostante il danno inflitto dalla TAV, il fiume manteneva un minimo di scorrimento superficiale che lo teneva in vita.
Il progressivo drenaggio dovuto alla galleria, anno dopo anno, sommato alla siccità degli ultimi 10 mesi hanno causato il danno ambientale irreparabile anche sul Fiume Bosso: una pietraia bianca, senza un filo d’acqua, rimasta solamente nelle numerose briglie presenti da Luco a Grezzano nelle quali nuotano pesci agonizzanti per mancanza d’ossigeno destinati a morte certa nell’arco di pochi giorni. In tutto il resto del corso tutte le forme di vita sono morte.
Anche il torrente delle Cale in maniera del tutto inedita si è prosciugato completamente nel tratto a Nord dell’abitato di Panicaglia su quasi fino alle sorgenti (ho seguito il corso del torrente passo dopo passo per verificare la situazione).
La memoria dell’uomo, anche se fallace, non ha ricordi di una situazione come questa sul Bosso e sulle Cale e non importa che ciò sia certificato dai sopralluoghi e monitoraggi non effettuati e che comunque non servono a rendere la vita al Fiume e ai torrenti.
Andate a domandare agli abitanti ottantenni di Luco e Grezzano se hanno mai visto una situazione del genere.

In questa situazione, quello che preoccupa di più è l’insensibilità delle istituzioni, della politica e, grave colpa, anche quello delle popolazioni, perché se non ci si rende conto, se siamo ciechi di fronte a questo, se non capiamo ora, subito, che la nostra vita, il nostro futuro sono inscindibilmente legati alla presenza dell’acqua e di un ambiente il piu’ integro possibile.
Si continua a parlare di SPREAD, di PIL, di PRODUZIONE di beni spesso inutili, di RILANCIO dell’economia. Nel futuro berremo forse petrolio? Ci laveremo con esso? Innaffieremo con il GPL liquido? Coltiveremo il cibo su spianate di asfalto e di cemento?
Quando ci renderemo conto che viviamo su un Pianeta limitato fisicamente sul quale vi sono risorse limitate non rinnovabili?
Capire non è difficile, basta abbandonare la logica del profitto e ritornare alla logica del buon senso naturale.

Cordiali Saluti
Luca Tagliaferri