13 Novembre 2019

Manganellate a Novoli: sarebbe questa la libertà d'espressione?

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Alessandro Bezzi per l’Altracittà

L’iniziativa promossa ieri a Novoli dagli Studenti per le Libertà era l’ennesima provocazione pre-elettorale.
I giovani forzisti hanno sempre trovato difficile parlare di contenuti: è complicato, quando non se ne hanno o si deve difendere un’indifendibile ministro della pubblica istruzione che sta evidentemente distruggendo il futuro del paese. Meglio organizzare iniziative provocatorie, certi della successiva contestazione, per poter poi inneggiare alla libertà di espressione ed ergersi a paladini dell’ordine. E’ un copione che il governo conosce bene, avendo costruito le sue (passate, speriamo) fortune proprio sulla paura: dei comunisti, degli immigrati, e via dicendo.

I giovani di Studenti per le Libertà non fanno altro che ripetere diligentemente lo schema: vista l’inconsistenza (qualitativa e quantitativa) di ogni iniziativa che potrebbero organizzare, si cerca di provocare una reazione disgustata in una persona civile e democratica, per poi poterla definire incivile ed ergersi a custodi della legalità e dell’ordine.
Non si spiega altrimenti la decisione di intitolare un convegno “Comunitari (ex)tra comunitari – Padroni a casa nostra…?”; nè quella di invitare un personaggio politico dichiaratamente razzista e xenofobo come la Santanchè.

Quel che succede dopo, è più che prevedibile: indignata (e sacrosanta) reazione degli studenti, perlopiù tenuti fuori dall’aula dell’incontro, polizia in tenuta antisommossa che li carica, giovani forzisti già pronti a dichiarare indignati alle telecamere l’altrui inciviltà. Pronti a recitare il ruolo della vittima a cui è stato negato il diritto di parlare, e in fondo ben contenti che qualcuno si sia preso una manganellata in testa.

Un copione già scritto, ma questa volta ci sono responsabilità evidenti e diffuse: anzitutto, può la polizia caricare senza ragione?
Possono i Presidi ed il Dirigente del Polo Sociale autorizzare un convegno con un titolo che gronda razzismo da ogni parte? Può l’Università, in un momento particolarmente delicato per la sua stessa sopravvivenza (e per tutta la politica italiana) autorizzare iniziative del genere “a porte chiuse”? Già questo, tra l’altro, ne spiega l’evidente carattere provocatorio: non si cerca un contraddittorio, nè si vuole un pubblico reale con cui confrontarsi. Si vuole solo creare una situazione di tensione all’esterno, per poi utilizzarla a proprio vantaggio. Può un’università permettere questo, ben immaginando le conseguenze ?

Ad iniziative come questa, organizzata proprio da chi sta sfasciando università e ricerca, si deve ribattere: esprimendo il proprio dissenso con la propria presenza (l’ideale sarebbe senza rischiare di essere manganellati…), e con un civile contraddittorio, dimostrando l’evidente incompetenza di quattro ragazzotti del PdL. Nel malaugurato caso che l’Università sia così incosciente da concedere altro spazio a queste “iniziative”, che almeno faccia entrare tutti: altrimenti che non si venga a parlare di “libertà di espressione”.
Così potremo ascoltare chi non ha niente da dire.

0 Comments

  1. Frederick

    Ragazzi via con il muro contro muro non si va da nessuna parte.

    Da quando “Comunitari (ex)tra comunitari – Padroni a casa nostra…?” sarebbe “un titolo che gronda razzismo da ogni parte”???

    E poi la “reazione disgustata in una persona civile e democratica” sarà stata così civile e democratica come sembra da questo articolo? Se si, come mai gli studenti indignati sono “tenuti fuori dall’aula dell’incontro”?

    Una reazione civile e democratica, dalle mie parti è andare all’incontro, ascoltare cosa hanno da dire, e intervenire in un eventuale dibattito. Con questa linea d’azione non vedo come possano tenervi fuori dall’aula….è un convegno, ce li vorrano degli studenti ad ascoltare.

    Iniziamo a pulire a casa nostra se vogliamo una società più trasparente e libera.

    Baci a tutti.

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  2. Alessandro

    Quella che esprimo nell’articolo è una valutazione personale: secondo me, il titolo gronda razzismo da ogni parte. A molte persone “civili e democratiche” è stato impedito l’accesso al convegno; tenendosi in un’università (ancora) pubblica, è un fatto intollerabile. Posso citare decine di ragazzi che avrebbero volentieri assistito, con occhio sicuramente critico quanto civile, all’iniziativa; e resto dell’idea che la “chiusura preventiva” sia una limitazione della libertà degli studenti – e dei cittadini – di partecipare. Ovviamente, non so dirti come si sarebbero comportati tutti gli studenti tenuti fuori: ma non è certamente questo il punto.

    Sono d’accordissimo con te sul fatto che il “muro contro muro” sia controproducente, ed anzi esasperi le tensioni senza portare ad alcun confronto costruttivo; ma una frase come “pulire casa nostra” denota come, probabilmente sia tu il primo a generalizzare e a non cercare alcun dialogo. Capisco le tue ragioni, caro amico anonimo: dal punto di vista che esprimi con questa frase, il titolo non è razzista.
    Evidentemente, abbiamo due modi troppo diversi di vedere le cose.

    Baci

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  3. Maria Teresa Vogel

    Andare a fare confusione vuol dire andare a cercare le manganellate. Andare a far confusione a tutti i costi non mi sembra nè un’ esperessione di civiltà nè il metodo giusto per risolvere i problemi.

    Cosa devono dire le persone che desiderano si che i problemi vengono risolte, ma non attraverso la violenza, le vetrine rotte, cassonetti bruciati o, come è successo, per fortuna non a Firenze, attraverso i camion costossimi per la raccolta della spazzatura date alle fiamme. Sono tutti danni che poi pesano sulle spalle di chi paga le tasse.

    Sarebbe interessante sapere quanti di coloro che vanno in giro a fare confusione o inneggiano alla violenza pagano le tasse?

    Maria Teresa Vogel

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  4. Laura

    Se nessuno avesse mai fatto “confusione”, oggi saremmo ancora in balìa di qualche sovrano capriccioso che pensa solo alla propria corte mentre il popolo muore di fame… ehi, un momento, ma… forse non si è fatta abbastanza confusione!

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  5. Maurizio Sarcoli

    La cosa che più mi colpisce di questa ultima fase del governo berlusconi è la tendenza a fare la vittima da parte di persone dotate di un potere e/o di una visibilità non comune. Una tecnica per attuare questa vittimizzazione del potente (vi ricordate ‘ho visto un re’ di Fo-Jannacci?) è creare eventi inesistenti e forzati per dare modo a questo potere/questa visibilità di manifestarsi sui territori, cioè fuori dai palazzi e dai circoli ristretti dove vive la cosiddetta ‘classe dirigente’. Quando Borghezio venne a tenere un comizio in piazza strozzi per i leghisti di Firenze (arrivati con apposito pulmino da fuori Firenze) fu militarizzata tutta la zona (chiuse le vie con centinaia di poliziotti e carabinieri). chi pago le ore di tutti questi agenti e militari? Noi. Con il rispetto dovuto a chi lavora come militare (stanno facendo sciopero e manifestando anche loro!)
    In conclusione queste persone potenti e garantite possono permettersi di creare tensione sociale e quindi produrre confusione artificiosamente, senza una necessità reale (che ci sarebbe stata se la santanché veniva a parlare della riforma dell’Università) e poi si permettono anche di lamentarsi della contestazione (il dissenso è criminale, si sa), anzi si atteggiano a eroi (noi andremo avanti!).
    Chiedo ai miei concittadini: a quando un convegno di FORZA NUOVA sull’ingiusta condanna del ventennio?
    suggerisco il titolo ‘si stava meglio quando si stava peggio’
    Ciao, Maurizio Sarcoli
    P.S. ma la signora Vogel è quella della villa omonima?

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