Manganellate a Novoli: sarebbe questa la libertà d'espressione?

Alessandro Bezzi per l’Altracittà

L’iniziativa promossa ieri a Novoli dagli Studenti per le Libertà era l’ennesima provocazione pre-elettorale.
I giovani forzisti hanno sempre trovato difficile parlare di contenuti: è complicato, quando non se ne hanno o si deve difendere un’indifendibile ministro della pubblica istruzione che sta evidentemente distruggendo il futuro del paese. Meglio organizzare iniziative provocatorie, certi della successiva contestazione, per poter poi inneggiare alla libertà di espressione ed ergersi a paladini dell’ordine. E’ un copione che il governo conosce bene, avendo costruito le sue (passate, speriamo) fortune proprio sulla paura: dei comunisti, degli immigrati, e via dicendo.

I giovani di Studenti per le Libertà non fanno altro che ripetere diligentemente lo schema: vista l’inconsistenza (qualitativa e quantitativa) di ogni iniziativa che potrebbero organizzare, si cerca di provocare una reazione disgustata in una persona civile e democratica, per poi poterla definire incivile ed ergersi a custodi della legalità e dell’ordine.
Non si spiega altrimenti la decisione di intitolare un convegno “Comunitari (ex)tra comunitari – Padroni a casa nostra…?”; nè quella di invitare un personaggio politico dichiaratamente razzista e xenofobo come la Santanchè.

Quel che succede dopo, è più che prevedibile: indignata (e sacrosanta) reazione degli studenti, perlopiù tenuti fuori dall’aula dell’incontro, polizia in tenuta antisommossa che li carica, giovani forzisti già pronti a dichiarare indignati alle telecamere l’altrui inciviltà. Pronti a recitare il ruolo della vittima a cui è stato negato il diritto di parlare, e in fondo ben contenti che qualcuno si sia preso una manganellata in testa.

Un copione già scritto, ma questa volta ci sono responsabilità evidenti e diffuse: anzitutto, può la polizia caricare senza ragione?
Possono i Presidi ed il Dirigente del Polo Sociale autorizzare un convegno con un titolo che gronda razzismo da ogni parte? Può l’Università, in un momento particolarmente delicato per la sua stessa sopravvivenza (e per tutta la politica italiana) autorizzare iniziative del genere “a porte chiuse”? Già questo, tra l’altro, ne spiega l’evidente carattere provocatorio: non si cerca un contraddittorio, nè si vuole un pubblico reale con cui confrontarsi. Si vuole solo creare una situazione di tensione all’esterno, per poi utilizzarla a proprio vantaggio. Può un’università permettere questo, ben immaginando le conseguenze ?

Ad iniziative come questa, organizzata proprio da chi sta sfasciando università e ricerca, si deve ribattere: esprimendo il proprio dissenso con la propria presenza (l’ideale sarebbe senza rischiare di essere manganellati…), e con un civile contraddittorio, dimostrando l’evidente incompetenza di quattro ragazzotti del PdL. Nel malaugurato caso che l’Università sia così incosciente da concedere altro spazio a queste “iniziative”, che almeno faccia entrare tutti: altrimenti che non si venga a parlare di “libertà di espressione”.
Così potremo ascoltare chi non ha niente da dire.