Democrazia Km Zero. Da Grottammare la rete per la buona politica rilancia la sua proposta.

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Pubblichiamo un articolo di Olimpia Gobbi e un contributo di Gigi Sullo della rete Democrazia Km Zero in provincia di Ascoli Piceno. Tra gli intervenuti erano presenti anche perUnaltracittà, la Comunità delle Piagge, e il giornale che state leggendo.

Qui tutti i video degli interventi
Ornella de Zordo – http://www.vimeo.com/16862645
Alessandro Santoro – http://www.vimeo.com/16821307
Claudio Giorno – http://www.vimeo.com/16882737
Massimo Rossi – http://www.vimeo.com/16886296
Davide Biolghini – http://www.vimeo.com/16895346
Mario Pezzella – http://www.vimeo.com/16896696
Olimpia Gobbi – http://www.vimeo.com/16823158
Pierluigi Sullo – http://www.vimeo.com/16858923
Chiara Spadaro – http://www.vimeo.com/16824369
Marco Bersani – http://www.vimeo.com/16887417
Tonio dell’Olio – http://www.vimeo.com/16895092
Massimo Torelli – http://www.vimeo.com/16906462
Guido Viale parte 1 – http://www.vimeo.com/16906747
Guido Viale parte 2 – http://www.vimeo.com/16907022
Luigi Merli e Domenico Finiguerra – http://www.vimeo.com/16907274

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Un momento dell'incontro

E’ possibile in Italia una democrazia di nuovo genere? Una democrazia a “chilometro zero”, che metta in contatto diretto i cittadini con gli amministratori, i bisogni reali delle persone e dei luoghi con i rappresentanti eletti nelle istituzioni? Una democrazia locale lievito di cambiamento globale, che favorisca la partecipazione diretta dei cittadini alla vita del Paese, perché le decisioni non cadano più dall’alto ma vengano discusse e condivise?

Domande che stanno dentro i movimenti nazionali per l’acqua, per l’altra economia, per lo stop al consumo di suolo, per la legalità ed i diritti di cittadinanza; domande a cui cercano di rispondere nel loro fare quotidiano non solo i “ Comuni virtuosi” e quelli aderenti alla “Rete del nuovo municipio”, ma anche numerosi comitati cittadini, associazioni, gruppi locali e liste di cittadinanza sconosciuti ai più solo perché fuori dall’attenzione dei media.

Proprio da questi mondi pieni di fermento, sabato e domenica scorsi, ad un anno dal primo incontro tenutosi a Le Piagge (Fi), sono arrivate a Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, circa 200 persone per scambiarsi pratiche, conoscenze, esperienze; e soprattutto per trovare strumenti che – come ha detto Pier Luigi Sullo – siano capaci di connettere le strade ed i sentieri di ciascuno nella mappa di un territorio comune; di animare un comune “movimento reale, nella società reale, che impugni realmente i meccanismi della democrazia al livello che conta, cioè come dice anche la Costituzione, quello delle comunità”.

Ed è appunto la ricerca dal basso del come cambiare entrambi – comportamenti e democrazia, fuori dalle logiche consolidate del potere e dello spettacolo – a spiegare non solo il titolo dell’incontro (‘Cambiare l’Italia senza prendere il potere’), ma anche i temi e le proposte uscite dalle relazioni, dal dibattito, dai tavoli di lavoro.

Al centro degli interventi di apertura le esperienze concrete, quelle dei territori: la comunità de ‘le Piagge’ ed il suo prete Alessandro Santoro, Ornella De Zordo e la lista fiorentina di cittadinanza “perunaltracittà”, Chiara Spadaro ed il coordinamento ‘No Dal Molin’, Claudio Giorno e l’esperienza ventennale della Val Di Susa, Marco Bersani ed i movimenti per l’acqua, Massimo Rossi, di ‘Luoghi Comuni’, e la ricerca nelle Marche di nuove strade per la partecipazione dei cittadini alle decisioni che vengono prese nei territori.

L’obiettivo di ‘Democrazia Km0′ è dunque la costruzione di comunità coese ed inclusive, metodo delle decisioni per consenso, riduzione della distanza fra quello che si dice e quello che si fa, radicalità positiva, autonomia per i beni comuni: queste le parole chiave che sono ritornate anche negli interventi di Davide Biolghini (Rete Economia Solidale), Tonio Dell’Olio (Libera), Luigi Merli (Rete Nuovo Municipio), Domenico Finiguerra (Comuni virtuosi e movimento Stop Consumo di Suolo), Massimo Torelli (rete@sinistra) e nelle conclusioni di Mario Pezzella, docente della “Normale” di Pisa e Guido Viale, illustre economista.

La rete partirà con un sito di servizio, per attività interconnesse, di autoformazione, banca di saperi esperti, lessici, manuali e campagne comuni per la democrazia insorgente.

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Contributo di Gigi Sullo

Di ritorno da Grottammare, dall’incontro di Democrazia chilometro zero battezzato «Cambiare l’Italia senza prendere il potere». Scrivo le mie impressioni subito per non perdere lo slancio. Senza esagerare, senza voler fare della lirica su quella che in fondo è stata una discussione di due giorni in cui le circa duecento persone che vi sono passate hanno avuto modo tutte di dire la loro: una cosa faticosa come tutte le discussioni che non hanno leader né una conclusione già scritta.

A me è sembrato in conclusione che l’«intuizione» di DKm0, che si era manifestata un anno fa alle Piagge di Firenze, sia diventata di colpo una intenzione. E’ come se l’anno di quasi pausa, con tutto quel che è accaduto nel frattempo, invece di fare svanire tutto come un buon auspicio travolto da eventi che andavano nella direzione opposta, ne abbia al contrario rafforzato il senso e la necessità. Difficilmente, nelle centinaia di incontri e convegni e congressi cui ho partecipato, ho visto una tale concordia spontanea. Che era evidente sia nel gruppo, forse una ventina di persone, che in questo anno si sono tenute in contatto, si sono sforzate di escogitare un modo per rilanciare, e alla fine sono diventati amiche (sì, conta moltissimo avere tanta confidenza reciproca da prendersi un po’ in giro, rilassarsi, parlare di sé), che nelle persone che si sono aggiunte in questa occasione – Guido Viale, o Marco Bersani del movimento per l’acqua, il sindaco «stop al consumo di territorio» Domenico Finiguerra e il suo collega di Grottammare Luigi Merli, e Tonio Dell’Olio di Libera, per fare qualche nome – e soprattutto in quelli che, a nome di comitati, liste di cittadinanza, movimenti, associazioni soprattutto delle Marche e dell’Abruzzo (ha funzionato anche la formula dell’incontro a base regionale o pluri-regionale con ospiti da tutta Italia), hanno detto, in modi diversi ma con convinzione, che una cosa come DKm0 serve, oltre i dubbi, le incertezze, le stanchezze di chi l’aveva pensata e proposta alle Piagge.

Quel che mi ha convinto di più è l’affermazione, tornata in vari interventi, secondo cui non c’è fretta, perché i tempi della società che si organizza per rompere i muri della politica non sono in sincronia con quelli delle elezioni, delle «emergenze», dei governi, insomma l’agenda  dominante. Noi lavoriamo non solo su un altro piano (in basso e non in alto) ma in modo sfasato rispetto ai tempi del potere, così che l’assillo su quale sia il candidato da votare alle elezioni politiche (pare vicine) passa in secondo piano: ognuno si regolerà come meglio crede. Nel frattempo, DKm0 si darà da fare al piano di sotto, quello delle amministrative che sicuramente si faranno in primavera e alla costruzione di «sovranità dei cittadini» in generale. La stessa, ampia discussione sul «metodo» (non solo Davide Biolghini dell’altra economia, ma quasi tutti hanno messo su questo punto un accento) non mi è parsa così formale, astratta, come in altre occasioni. «Cambiare l’Italia senza prendere il potere» richiede in premessa cambiare il proprio stile collettivo, impone di decidere con il metodo del consenso.

E’ diventato di colpo chiaro cosa DKm0 sia e cosa possa fare. Non è un movimento e nemmeno una organizzazione, qualcuno dice che è una campagna, anzi una «campagna permanente», ma anche questo non vuol dire molto. E’ un modo di stare insieme che può promuovere, o aiutare, lo stare insieme anche di altri. L’importante – ecco il metodo – è che, qualunque cosa DKm0 sia, funzioni nel modo più radicalmente antigerarchico, abbia orrore del voto all’interno e del gioco maggioranza-minoranza, non vi siano presidenti o capi, e insomma decida per consenso e ascoltando chiunque abbia qualcosa da dire. Sembra banale ma è, come diceva quel tale, la semplicità che è difficile a farsi. Intanto, buon segno, tutti citavano questa formula – Democrazia chilometro zero – con una crescente familiarità, come qualcosa che già esiste, o che deve poter esistere.

I nomi delle cose sono decisivi, e questo nome, alla fine, pare funzionare davvero. Se vogliamo promuovere «colleganza», tra movimenti diversi su uno stesso territorio, e tra territori, dobbiamo saper comunicare. Usare la rete (internet), prima di tutto, Un sito. Poi dobbiamo mettere al servizio di quelli che lottano (lottano: è questo che si fa, contro la distruzione sistematica della terra e dei beni comuni) utensili, esperienza, esperti, sui più diversi temi (anche se su molti già c’è chi fa questo lavoro, si veda l’acqua, o gli urbanisti e i sindaci contro il consumo di suolo, eccetera) e in particolare – è la ragione sociale di DKm0 – sul corpo a corpo tra i cittadini, quando si uniscono nei più diversi modi, e la politica che ha occupato le istituzioni. E le stesse istituzioni che, ha detto qualcuno, «non sono neutre». Allora: come si fa una lista di cittadinanza, come si fa una guerriglia di idee e di proposte contro un piano regolatore-speculatore, come si scrive una mozione, una delibera, come si cambia uno statuto comunale? Gli statuti comunali, ecco, sono la Costituzione repubblicana di una comunità. «Privi di valore? Forse, ma intanto sono lì, scritti, e hanno peso normativo», ha detto qualcuno. A Fossacesia, in Abruzzo, ci hanno scritto che l’acqua e altri beni comuni sono indisponibili al mercato. Perché non lanciare una campagna per la riscrittura degli statuti comunali in tutto il paese?

E ancora: la neodemocrazia diffusa, incarnata nei comitati o forum o liste di cittadinanza sempre più numerosi, ha bisogno di capire meglio. Si dovrebbe approfondire, aprire una discussione, fare dell’auto-apprendimento, su cosa è la democrazia, cosa la coesione sociale in tempi di distruzione del welfare, cosa la stessa storia del nostro paese, che ci hanno raccontato come un lungo medioevo di localismi finché, centocinquanta anni fa, Garibaldi e Cavour non lo fecero «risorgere», facendone una nazione unita. Siamo sicuri che sia andata così? Non sarà che l’Italia è un paese di municipi, e lì sono le sue radici e la sua originalità, nell’era in cui gli Stati-nazione cedono la loro sovranità a poteri transnazionali quasi mai legittimi?

Ultimo ma decisivo, ci si chiedeva, a Grottammare, come racimolare risorse, soldi, per finanziare il sito, pubblicazioni che potranno venire (un manualetto su come si fa una lista di cittadinanza e non ci si lascia travolgere nei consigli comunali, mettendo a frutto le esperienze fiorentina, valsusina, vicentina, ad esempio, e a Grottammare c’erano Claudio Giorno, Ornella De Zordo e Chiara Spadaro, a parlare tra l’altro di queste tre esperienze forti), seminari e incontri…

Ci sono persone intelligenti e desiderose di fare, di abbandonare la platea da cui si osserva la politica-spettacolo, attorno a Democrazia chilometro zero. E quel che si percepiva a Grottammare è che potrebbero facilmente trovarsi in foltissima compagnia, a saper comunicare questa intenzione. L’incontro di Teano e altri avvenimenti di queste settimane confortano questa sensazione.
DKm0 disegna, finalmente, un «luogo» in cui si può non sentirsi stranieri. Almeno, a me fa questo effetto. E di questo sono grato ai nostri amici marchigiani: prima di tutto per la loro gentilezza, bene comune sempre più raro.

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