"Indagato? Non scrivetelo!" Il giornalismo secondo il presidente di Quadrifoglio

image_pdfimage_print

Indagato per suggerendo il modo corretto di fare giornalismo. Il messaggio è chiaro: basta dare cattive notizie che sconcertano e allarmano i lettori della Nazione e i dipendenti di Quadrifoglio, parlate piuttosto di cose buone, delle vicende che mandano avanti un paese, dello spirito positivo che ci ricarica e che il lunedì ci fa tornare al nostro lavoro con più entusiasmo, serenità. […] E’ vostro interesse, anche come cittadini, trasmettere positività dove esiste.

Che dire, una richiesta che ha dell’incredibile, che qualcuno non esiterebbe a definire vergognosa, sempre che il giornalismo sia da intendere come Quarto potere, quello di controllo dell’opinione pubblica, e non altro. E bene ha fatto Marcello Mancini a rispondere a tono alla surreale richiesta di Moretti: “Continueremo a obbedire alla regola secondo cui le notizie di cui siamo a conoscenza vanno pubblicate, anche se possono risultare spiacevoli […] In cima a tutto resta l’interesse della città e, nel caso specifico, la salute dei cittadini. Questi sono principi – e non «brutte notizie» – dai quali non derogheremo mai”. (rc)

Ecco lo scambio delle missive che oggi La Nazione pubblica integralmente


 

Gentile direttore,
innanzitutto La ringrazio per aver dato ampio spazio nell’approfondimento delle ultime vicende che hanno interessato la Quadrifoglio. Sono certo che i nostri dirigenti dimostreranno l’assoluta aderenza alle procedure e la sostanziale correttezza nella compilazione dei relativi registri di carico/scarico e trattamento, quest’ultima in particolare oggetto dell’indagine. Sul merito, senza nulla togliere o disconoscere dell’azione in corso che obbliga la Magistratura ad indagare, credo che l’organo di controllo, l’Arpat, avrebbe dovuto affiancare l’azienda nella operatività piuttosto che svolgere una mera funzione burocratica. La materia dei rifiuti è cosa complessa e deve essere cambiata. Sulla sensibile questione delle infiltrazioni camorriste di ditte che hanno vinto gare pubbliche, e non oggetto della nostra indagine, il tema è complesso e sostanziale. Dall’episodio colgo l’occasione per trattare un tema ineludibile per la vita del Paese. L’articolo del venerdì non rappresentava chiaramente la realtà dei fatti in molte parti. Ha creato sconcerto sui cittadini: molti mi hanno chiamato preoccupati, altri hanno solidarizzato esterrefatti. Il Paese è in un momento cruciale e noi dobbiamo almeno essere orgogliosi che da questa città è partita un’azione di cambiamento. Credo giunto il momento di migliorare anche l’informazione nella rappresentazione oggettiva dei fatti. Dunque impariamo qualcosa dagli altri; vari giornali la domenica nel mondo anglosassone sono costruiti per parlare di cose buone, delle vicende che mandano avanti un paese, dello spirito positivo che ci ricarica e che il lunedì ci fa tornare al nostro lavoro con più entusiasmo, serenità, determinazione e pronti per affrontare i mille problemi di questo mondo ormai complesso. Si parla del volontariato, di belle aziende che ci devono inorgoglire, di persone che sono esempi per tutti noi, di iniziative di ragazzi che devono conquistarsi un futuro, di cultura e sport. La domenica in quei paesi civili si correggono anche gli inciampi che capitano nel lavoro da giornalista. Oggi un problema serio è la deresponsabilizzazione di molte persone in ruoli chiave che per terrore degli effetti di una pagina mediatica eccessiva e senza appello equivalente non operano al meglio o si disingaggiano. Partendo dal presupposto che l’errore è nelle cose, invito l’informazione a diventare quello strumento di responsabilizzazione consapevole, anche correggendosi la dove si può sbagliare. E’ vostro interesse , anche come cittadini, trasmettere positività dove esiste. Nel caso della Quadrifoglio quella mattina un’azienda intera è stata umiliata: 1.000 persone perché di più non ne possiamo assumere per il patto di stabilità e quindi appaltiamo all’esterno parte dei 100 servizi che facciamo e che i cittadini non conoscono. Persone che senza un intervento di verità vanno a lavorare più tristi, più preoccupate delle loro azioni, lavoreranno peggio o svogliate, non si prenderanno più i rischi di interpretare una normativa complessa, avranno perso un senso di appartenenza ad una cosa buona. Caro Direttore, abbia il coraggio di cambiare il modo di fare giornalismo, avvii da Firenze una nuovo corso che sia virale. Il suo è un giornale storico della nostra Città e del Paese; ognuno deve fare la sua parte, ci dia la domenica delle belle notizie. Sono certo che i lettori la premieranno e sarà un bel contributo alla rinascita del nostro Paese.

Giorgio Moretti, Presidente Quadrifoglio spa

Capisco che la notizia anticipata venerdì dalla Nazione, non abbia fatto piacere alla Quadrifoglio. Ma non parlerei, presidente, di umiliazione e, nel caso, non certo per causa nostra. Noi abbiamo fatto il nostro dovere, pubblicando correttamente la notizia dell’inchiesta, con relativi indagati, appena l’abbiamo conosciuta e verificata. Avremmo dovuto nasconderla perché dava fastidio? In passato non ci siamo mai sottratti dal raccontare tante buone iniziative anche di Quadrifoglio, e così continueremo se l’Azienda ce ne darà il motivo. «Trasmetteremo positività», come lei dice, non per il nostro «interesse» ma se questa, appunto, valutiamo che esista. Se aver raccontato il lavoro dei magistrati su alcune attività del Quadrifoglio ha gettato nello sconforto i suoi dipendenti, ci dispiace, ma gli equilibri psicologici dell’azienda non dipendono da noi che facciamo un altro mestiere. E comunque non ci siamo mai sognati di mettere in dubbio l’impegno della Quadrifoglio per rendere il servizio migliore alla nostra città. La filosofia del giornalismo è un tema troppo vasto per poterlo trattare in questa sede, noi continueremo secondo la nostra coscienza, a obbedire alla regola secondo cui le notizie di cui siamo a conoscenza vanno pubblicate, anche se possono risultare spiacevoli. Prendiamo atto del suo lodevole slancio per cambiare l’informazione. Credo che i problemi che lei pone, tuttavia, non dipendano da noi (non cada, presidente, nella stucchevole abitudine di dare sempre la colpa ai giornali…), ma da un sistema legislativo che potrà e dovrà essere cambiato. In cima a tutto, però, resta l’interesse della città e, nel caso specifico, la salute dei cittadini. Questi sono principi – e non «brutte notizie» – dai quali non derogheremo mai.

Marcello Mancini, direttore della Nazione

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *