Espulsa dopo 12 anni di lavoro in Italia. Vittima dell'ossessione clandestini una ragazza russa

[da Indymedia Abruzzo]

E’ successo a Vasto (Chieti), e la protagonista è una ragazza russa. E’ uscita di casa per andare dai carabinieri. Il giorno precedente era stata trovata senza il talloncino dell’assicurazione esposto: voleva capire come risolvere il problema, ma il problema si è improvvisamente aggravato.

Nell’ufficio si sono accorti che il suo permesso di soggiorno era scaduto, ed in quel momento si è accorta che per lo Stato italiano lei era considerata una criminale, e come una criminale è stata trattata. Non è importato a nessuno che lavorasse regolarmente in Italia da dodici anni, non è importato a nessuno che fosse regolarmente assunta, non è importato a nessuno dei suoi dodici anni di contributi generosamente donati allo Stato italiano, non è importato a nessuno che in Italia avesse degli affetti, degli amici, che in Italia fosse la sua vita. E’ stata trattenuta dalle 10 del mattino alle sette di sera, è stata accompagnata a casa per “consentirle” di fare una veloce valigia, è stata trasportata in uno di quei posti che lo Stato italiano chiama centri di identificazione ed espulsione, ma che in realtà sono carceri sovraffollati, dove le persone vengono trattate ai limiti della umana decenza. Dopo neanche dieci giorni, e prima ancora che il suo ricorso fosse discusso è stata presa e rispedita nel suo Paese. Così a noi che non l’abbiamo neppure potuta salutare, non rimane che indignarci e riflettere sulla deriva che il nostro paese ha preso. Un governo che è forte con i deboli e debole con i forti. Un governo che preferisce insieme al suo apparato mediatico, creare paure e non affrontare problemi. Un governo che nulla ha fatto per regolarizzare quegli immigrati che sono entrati in Italia prima della legge Bossi-Fini favorendo la clandestinità e chi lucra sulla clandestinità, un governo che preferisce introdurre il reato di clandestinità piuttosto che regolare le entrate degli immigrati. Noi ci chiediamo come sia possibile ignorare i princìpi che tutelano la dignità dell’essere umano, ci chiediamo come possa passare sotto silenzio questa storia, che non ha trovato spazio sui giornali locali e di cui si è occupato solo un blog (semidiceviprima.com), ci ribelliamo all’assopimento che tentano di imporci e alziamo la voce davanti a queste ingiustizie, sperando di essere il sassolino che fa cadere una valanga.