Derivati, per il Tar toscano le clausole occulte annullano i contratti

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Osvaldo Sabato da L’Unità

I contratti swap, vero spauracchio di comuni e province che li hanno sottoscritti possono essere più o meno tranquillamente stracciati. È la sintesi di una sentenza shock emessa venerdì scorso dal Tar della Toscana con la quale ha annullato contratti stipulati dalla Provincia di Pisa. Per la prima volta, dunque, un giudice colpisce severamente le banche. A far discutere da sempre sono i costi nascosti previsti dagli istituti a carico degli enti locali. In gioco, nel caso pisano, c’era la complicata operazione di interest rate swap, uno dei titoli derivati più pericolosi, perché costringe a dover sottostare al rischioso andamento dei tassi di interesse. Basta ricordare le tensioni dei mercati finanziari degli ultimi anni per capire le disastrose conseguenze per chi aveva comprato titoli derivati. Quanti comuni e province hanno dovuto fare i conti con le grandi somme di denaro da pagare alle banche solo per gli interessi.

Fino ad ora mai nessun giudice si era pronunciato su questa materia. Ora con la sentenza del Tar toscano nasce un precedente, che potrebbe essere sfruttato anche da altri sindaci. La sentenza, infatti, fa «giurisprudenza». Quello di Firenze non più tardi di una settimana fa ha preannunciato azioni legali contro le banche titolari dei contratti finanziari derivati. Il sindaco Matteo Renzi vuole vederci chiaro «il delta su cui si può ragionare sono 10 milioni all’anno» ha spiegato presentando il piano di investimenti (380 milioni) di Palazzo Vecchio. È sul capitolo «ristrutturazione del debito» che il Comune di Firenze pensa che sia necessario approfondire «la vicenda derivati» del valore nominale di circa 250 milioni di euro comprati dalla Merril Lynch, Ubs e Dexia. Alcuni contratti firmati dall’amministrazione fiorentina scadono addirittura nel 2035.

Il comune di Prato è intenzionato a mettere in campo l’esercizio dei poteri di autotutela ed ha incaricato un avvocato di verificare la legittimità di tutte le operazioni swap a partire dal 2002. Anche la Provincia di Pisa nel 2007 per ridurre le rate di una serie di mutui aveva scelto la finanza derivata firmando accordi con l’italiana Dexia Crediop e l’irlandese Depfa Bank. Il prestito obbligazionario era di 95 milioni di euro, con una super commissione da 1,5 milioni di euro. Peccato però, che si trattava di un costo nascosto. Le due banche avevano inserito delle clausole cosiddette «occulte» perché non erano visibili neanche dagli esperti che aveva fatto le istruttorie.

Sugli swap ha puntato la sua attenzione anche la procura di Firenze aprendo un’inchiesta, il reato ipotizzato è truffa, in nove contratti accesi da altrettante amministrazione comunali e dalla Regione Toscana.

A parlare per prima di possibile scandali swap era stata la trasmissione di Rai3 «Report» raccontando il caso dei comuni di Pontassieve e Marradi. Negli ultimi mesi Scandicci e Marradi sono riusciti a rescindere due accordi con le banche senza incamerare perdite. Ma i contratti finiti nel mirino delle Fiamme Gialle sono ben 130.

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