Corruzione Tav, 39 rinvii a giudizio a Firenze: anche per esponenti del PD e delle Coop rosse

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“Se in Francia il costo medio dell’alta velocità ferroviaria è di circa 10 milioni a chilometro e in Italia s’impenna fino a 61, cioè sei volte di più, qualche motivo ci sarà. Per la procura di Firenze, almeno per quanto riguarda l’inchiesta sul nodo fiorentino della Tav, i motivi si chiamano associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso d’ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture e traffico illecito di rifiuti. Cioè le accuse per cui i pubblici ministeri Giulio Monferini e Gianni Tei tirando le fila del grande lavoro investigativo dei carabinieri del Ros di Firenze e della Forestale hanno chiesto il rinvio a giudizio di 32 persone e 7 società. Il nome dell’imputato più illustre dell’inchiesta è quello dell’ex governatrice dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti (Pd), presidente di Italferr fino al gennaio 2013, quando l’indagine esplose con il sequestro della talpa «Monna Lisa» che avrebbe dovuto (ma non avrebbe mai potuto, perché non funzionava) scavare il tunnel sotterraneo sotto Firenze. Con la Lorenzetti sono imputati funzionari di Rete ferroviaria italiana (Rfi) e dei ministeri per le Infrastrutture e per l’Ambiente, i manager del general contractor Nodavia, del suo socio di maggioranza Coopsette, della Seli (l’azienda che forniva la fresa) e i responsabili delle ditte che smaltivano le terre di scavo.” Lo scrive oggi tra gli altri il quotidiano La Nazione in un articolo di Gigi Paoli.

no-tav“E il perché siano esplosi i costi si legge chiaramente nella carte depositate dalla procura della Repubblica” – aggiunge il giornale fiorentino. “Nel 2007 Nodavia società consortile formata da Coopsette, Ergon e Coestra (queste ultime due legate al Consorzio Etruria, finito al concordato preventivo) aveva vinto la gara bandita da Rfi per 530 milioni. Ma sei anni dopo, al momento del blitz degli inquirenti nel gennaio 2013, il costo era salito a oltre 800 milioni. IL «Gioco di squadra» fra gli imputati sarebbe servito a eliminare gli ostacoli, contando sugli appoggi su cui, sostengono gli inquirenti, la Lorenzetti poteva contare. Il tutto con l’aiuto di esponenti vicini al Pd, ai quali in cambio venivano promessi aiuti per promozioni e candidature; l’ex presidente dell’Umbria avrebbe inoltre favorito Nodavia e Coopsette ottenendo in cambio, fra l’altro, incarichi per il marito nei lavori di ricostruzione dopo il terremoto in Emilia. Ma i lavori del sottoattraversamento, di fatto appena abbozzati, rappresenterebbero anche una truffa al committente Rfi. La talpa «Monna Lisa» sarebbe stata assemblata con materiali scadenti, così come scadenti erano i conci di rivestimento del tunnel, che, ad alte temperature, rischiavano addirittura di prendere fuoco. Una parte non secondaria dell’indagine ha riguardato lo smaltimento delle terre di scavo, che sarebbero state declassificate da fanghi a materiale non inquinante o che sarebbero state smaltite con modalità inadeguate. Le intercettazioni rivelarono poi che gli scavi per la stazione sotterranea avevano lesionato la scuola media Rosai e nessuno si era preso la briga di avvertire il Comune di Firenze”.

Sulla vicenda è intervenuto il Comitato No Tunnel Tav di Firenze: “Il rinvio a giudizio di 32 persone in relazione alla realizzazione del Passante TAV di Firenze sono l’ennesima riprova che le denunce fatte da tante persone, compreso il Comitato, hanno una ben forte consistenza. Il fatto che la politica nazionale taccia e quella locale chiuda accuratamente gli occhi è un pessimo sintomo e indizio che ancora troppe collusioni sono attive.”

“Di fronte allo sfacelo tecnico, politico e morale che emerge dalla vicenda Tav fiorentina l’unica cosa decente da fare sarebbe per lo meno sospendere i lavori. Invece lavorazioni secondarie, sostanzialmente superflue ma che dovranno essere ben pagate alle ditte costruttrici, vanno avanti al di fuori degli accordi contrattuali e della gara fatta a suo tempo. L’ennesimo annuncio dell’inizio dello scavo rinviato a novembre è il sintomo chiaro che i problemi non sono assolutamente risolti. Il CNR sta studiando quelle terre ormai da oltre un anno; nemmeno i sassi portati dalla luna sono stati così attentamente studiati! La questione è invece semplicissima: dal tunnel – se mai si troverà una nuova fresa e capendo chi la pagherà – uscirà melma, materiale non palabile. Si potranno stravolgere le normative vigenti, già troppo corrive, ma il fango resta fango e le colline promesse a Cavriglia diverrebbero comunque una palude di melma”.

Il Comitato ricorda anche come i costi stiano andando alle stelle “nonostante l’alta probabilità di non poter finire l’opera. Ad aprile 2014 il bilancio di Nodavia parlava di costi giunti a circa 740 milioni di euro; forse a Firenze siamo ad un record non invidiabile: per i 7 km di tunnel i costi sono già 105 milioni al chilometro senza aver scavato nemmeno un centimetro! Questa Tav fiorentina non è solo un disastro economico e ambientale, rende Firenze ridicola nel mondo”.

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