La luna e i falò, alle Piagge il grande cinema

Alle Piagge per vedere i grandi film centrati sulla vita esaltante, rischiosa, perduta di adolescenti e giovani. Un piccolo festival all’aperto ispirato alle parole di Cesare Pavese ne La luna e i falò: “Un paese vuol dire non essere mai soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

L’appuntamento è per tutti i lunedì e i giovedì dal 27 agosto al 10 settembre in Piazza “Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”, dove ha sede l’associazione di volontariato il Muretto che propone la visione all’interno dell’estate fiorentina.

L’ingresso è gratuito e tutte le proiezioni hanno inizio alle 21.30. Ogni sera verranno sorteggiati i vincitori dei libri che hanno ispirato il film. In caso di pioggia tutti al coperto grazie al Centro sociale Il Pozzo.

Ecco tutti i film in calendario

Lunedì 27 Agosto – VELOCE COME IL VENTO (La giovane Giulia gareggia da sempre insieme ai piloti uomini e tutto ciò che conta è l’asfalto che brucia e la grinta da dimostrare al volante. Il regista Matteo Rovere ha ricostruito una storia vera di gare automobilistiche in Italia. Splendidi i due protagonisti, Matilda De Angelis e Stefano Accorsi). Durata 119 min. / Italia 2016

Giovedì 30 Agosto – MISS PEREGRINE-LA CASA DEI RAGAZZI SPECIALI (Invisibili o più leggeri dell’aria, dotati di una forza gigantesca o di una bocca vorace, pieni di fuoco o di api. Miss Peregrine abita un mondo di infanzia eterna, affollato di ragazzini sensibili e lunari a cui mostri invisibili vorrebbero divorare gli occhi. Vecchi folli, mentori immortali, padri mitomani, nonni affabulatori che raccontano una vita sognata. Un fantasy di Tim Burton assai speciale). Durata 125 min. / Usa 2016

Lunedì 3 Settembre – INDIVISIBILI (Viola e Dasy, gemelle siamesi, sono fisicamente indivisibili, sognatrici, disperate e felici. Cantano ai matrimoni e alle feste, danno da vivere a tutta la famiglia. Ma il loro sogno è la normalità, come molti giovani nei territori marcati dal malaffare e dalla camorra) Durata 100 min./ Italia 2016

Giovedì 6 Settembre – LA PARTE DEGLI ANGELI (Il titolo richiama la parte di whisky che evapora dai barili in legno durante la maturazione, bevanda al centro delle avventure di un gruppo di giovani sbandati di Glasgow. Una commedia divertente di Ken Loach. Ha vinto a Cannes il Premio della regia). Durata 106min./ Gran Bretagna, Francia, Belgio, Italia 2012

LUNEDì 10 Settembre – QUANDO HAI 17 ANNI (Damien e Tom vivono in un piccolo borgo dei Pirenei. Pur di estrazione sociale diversissima, frequentano la stessa scuola e ricercano la loro verità profonda che passa anche attraverso una reciproca attrazione. Prima di amarsi e (af)fidarsi devono cercarsi, battersi, darsele di santa ragione dentro una natura selvaggia sulla quale scorre il tempo e le stagioni). Durata 116’ / Francia 2016

Acqua di qualità offerta da Publiacqua che sostiene la rassegna cinematografica alle Piagge




L'inquinamento fa male anche al cuore. I risultati di una ricerca sulla Toscana

dice Alfredo Zuppiroli, direttore del dipartimento Cardiologia dell’Asl 10.
L’allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità è stato rilanciato ieri nella giornata di studio sull’ "Inquinamento urbano e patologie cardiovascolari"
che si è svolta nel Salone de’ Dugento a Palazzo Vecchio. Lo smog fa male anche al cuore. Lo dimostrano una volta in più i dati della ricerca Riscat (Risultati dei
rischi cardiovascolari e inquinamento in Toscana) coordinata da Alessandro Barchielli, responsabile dell’unità operativa di Epidemiologia dell’Asl 10. "Si tratta di dati chiari che mostrano una correlazione lineare: a ogni sforamento di pm10 rilevato dalle centraline — spiega Zuppiroli — c’è un notevole incremento dei ricoveri per infarto miocardico acuto". E questo succede in sei aeree urbane della Toscana: Arezzo, Pistoia, Lucca, Livorno, ma soprattutto Firenze. L’inquinamento, dunque, è una potenziale bomba per il cuore: "Ovviamente sono più a rischio le fasce deboli della popolazione, come gli anziani, e chi soffre di patologie croniche come l’ipertensione— aggiunge Zuppiroli —. Ma anche le donne, più esposte geneticamente agli effetti dannosi dell’inquinamento".

Qual è il motivo per cui l’inquinamento colpisce il cuore? Perché il particolato più sottile finisce negli alveoli polmonari e da lì viene trasportato nel sangue. Come effetti immediati, nei soggetti predisposti, può generare scompensi cardiaci, aritmie e infarto acuto del miocardio. Mentre alla lunga distanza, un aumento generalizzato dell’arteriosclerosi. Il convegno di ieri è stata l’occasione per dare uno scossone al mondo politico. "Ormai gli allarmi della comunità scientifica suonano da anni inascoltati — incalza il cardiologo Zupiroli —, il fatto è che gli standard governativi non permettono un intervento efficace. Se si pensa che a Firenze le centraline, del tutto legali, sono posizionate a Boboli e in via Ugo Bassi, viene da sorridere". Un problema serio, quello del posizionamento delle centraline di fondo, più volte sollevato ma mai risolto.

Lo studio Riscat ha raccolto dati sanitari e ambientali per il triennio 2002-2005, incrociandoli. Gli eventi coronarici acuti selezionati sono stati 18.520 (soggetti ultra75enni: 57%) di cui il 73,2% rappresentati da infarto acuto del miocardio (portati in ospedale) e il 26,8% da morti coronariche extraospedaliere. Nelle analisi per il pm10 è stato riscontrato un effetto immediato e statisticamente significativo di incremento degli eventi totali negli anziani nella stagione calda (7.6%); il rischio è leggermente più basso (6.2%) nel caso di eventi di infarto (portati in ospedale) dell’inquinante biossido di azoto. L’associazione tra ozono ed eventi coronarici acuti mostra un andamento intermedio, rispetto ai precedenti: per la popolazione generale la stima d’effetto è del 2.0%, ma non statisticamente significativa; negli anziani si raggiunge la significatività sia per gli eventi totali (2.9%) sia per morte coronarica extraospedaliera. In linea con i risultati desumibili dalla letteratura scientifica in materia, lo studio Riscat ha confermato le associazioni tra rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari acute e i livelli di inquinamento ambientale.




Dopo i Conciatori, tocca al Melograno? Domenica cena di finanziamento a Settignano

ospiti del Melograno
per prenotare 3287579958

Carola Del Buono per l’Altracittà

"Il Melograno è un’associazione di pace, eguaglianza e cooperazione fra i popoli". Sono parole di Massimo Stagi, fiorentino, uno dei soci fondatori del Melograno assieme al concittadino Giovanni Vivarelli e a Claudia Chiquet, di origine svizzera ma da tanti anni nella nostra città.
Oggi il Melograno rischia di cessare l’attività. Un avviso di sfratto è infatti giunto da mesi alle porte della sede situata in via Aretina 513, in zona Firenze Sud.

L’associazione il Melograno nasce alla fine degli anni Ottanta. All’epoca, racconta Massimo, si poteva assistere a Firenze, come in tutta Italia, all’ampliamento selvaggio delle periferie, che prendevano piede ai margini delle città senza un disegno preciso, e, soprattutto, con la completa noncuranza verso quel che riguardava l’aspetto sociale. A pagare le conseguenze di questa situazione erano soprattutto i bambini ed i giovani che, allora come oggi, non avevano spazi per passare il tempo libero. Come ricorda Massimo, all’ombra dei grandi palazzi grigi tutti uguali c’era sempre il cartello “Vietato il gioco a palla”.
"Ancora oggi il cittadino è costretto a vivere in questo stato di alienazione – afferma, noi ci battiamo affinché questo cambi. Il nostro obiettivo è creare un punto di aggregazione, perché quello che manca per i cittadini è la possibilità di incontrarsi, gli unici luoghi per poterlo fare sono infatti a pagamento".

Lo spazio in cui attualmente opera l’associazione è stato regolarmente concesso dal comune di Firenze. Completamente degradato, il casolare cadeva decisamente a pezzi, nel giardino c’era una tale quantità di rifiuti da creare cumuli alti quasi quattro metri: sono stati proprio Massimo, Claudia, Giovanni e altre persone che collaboravano con loro a ripulirlo e a rimetterlo a posto, esclusivamente con le loro forze e con i loro mezzi.
All’interno dell’edificio sono state poi organizzate negli anni varie iniziative, soprattutto destinate ai giovani, aperte chiaramente a chiunque volesse partecipare, e non esclusivamente agli abitanti del quartiere dove ha luogo la sede. Tutto senza alcuno scopo di lucro. è vietata infatti dallo statuto dell’associazione ogni possibilità che ciò che viene svolto possa avere un tornaconto economico, un guadagno, l’unica cosa che viene richiesta è un piccolo contributo per le spese.

Le iniziative comprendono attività di tutti i generi: alcune sono destinate esclusivamente ai bambini, come il laboratorio di arte al parco, altre per gente di tutte le età come i laboratori di pittura, di incisione e di sartoria. Presente anche un corso di cinema e uno di danzaterapia. Ogni mercoledì viene organizzata una cena sociale dove chiunque può venire e partecipare. Claudia Chiquet ricorda anche la “cena delle donne”, che si tiene una volta al mese, dove donne di tutte le età si riuniscono per organizzare una serata a tema. Al Melograno si ritrova anche per fare le prove il gruppo dei “Fiati Sprecati”, una banda popolare di strada composta da trombe, sassofoni, clarinetti, fisarmoniche, flauti e percussioni.

Massimo sottolinea che queste attività non hanno nessun costo per chi vuole partecipare, come accadeva nelle associazioni di mutuo soccorso degli ultimi anni dell’Ottocento. Data la situazione economica sfavorevole dell’epoca, le società del movimento operaio aiutavano gli abitanti dei rioni popolari ad avere una serie di servizi che non avrebbero potuto permettersi, e per farlo adottavano il cosiddetto “scambio di bisogni”, che Massimo riassume così "Se mi si rompe un vetro, tu vieni a ripararmelo e io ti faccio una torta… non abbiamo inventato niente di nuovo!".
Per quel che riguarda la minaccia di sgombero, ciò che amareggia di più Massimo è l’idea di essere mandati via da un luogo che non è stato occupato abusivamente, ma che è stato loro concesso dalle istituzioni, a cui non hanno mai chiesto niente per renderlo accogliente e funzionante com’è adesso.
"Il nostro impegno dimostra che si può raggiungere un obiettivo senza grandi capitali, ma semplicemente con il lavoro… nel nostro caso si è trattato di lavoro collettivo, non solo mio, di Giovanni e di Claudia, ma di tutti coloro che all’epoca hanno voluto aiutarci. Questo casolare abbandonato con il giardino ridotto ad una discarica rappresentava un problema anche per gli abitanti del quartiere, e noi non abbiamo chiesto nulla al comune per ciò che abbiamo fatto".Il problema degli spazi sociali e degli sfratti, aggiunge Massimo, riguarda molte altre associazioni fiorentine, che compiono attività sociali senza ritorno economico e senza finanziamenti, come ad esempio la Libreria delle donne, in via Fiesolana, a cui è stato chiesto un ingente aumento dell’affitto, e al Progetto Conciatori, recentemente sgomberato con la forza.

Sulla questione del Melograno abbiamo chiesto maggiori informazioni all’architetto Maurizio De Zordo, che si è occupato di questa vicenda. A suo avviso, c’è un atteggiamento d’intolleranza da parte del comune verso certe realtà, specialmente se schierate politicamente, che si rafforza con le polemiche sollevate anche dai giornali riguardo ai canoni di affitto di questi spazi, ritenuti troppo bassi.
Sembrerebbe anche che all’associazione il Melograno siano stati contestati degli abusi edilizi, che consisterebbero in dei soppalchi costruiti con dei tubi ai piani superiori dell’abitazione, e il non aver provveduto al restauro della facciata dell’immobile.
Secondo De Zordo si tratta di accuse senza fondamento: i soppalchi sarebbero stati rimossi (servivano semplicemente per riporre oggetti e vestiario) e per quel che riguarda la facciata come si può pensare che un’associazione di volontariato possa avere i fondi per un lavoro del genere?

"Non ci sono i motivi per una revoca della concessione – afferma De Zordo. Sappiamo infatti che quest’ultima è stata infatti data all’associazione il Melograno dal comune, per svolgere all’interno di quel casolare attività sociali, a titolo gratuito. Ed è quello che loro stanno effettivamente facendo".
Fra l’altro, per la sovrintendenza l’immobile non potrebbe essere messo in vendita, per cui sembra proprio che questa manovra sia costruita esclusivamente per mandare via loro. Tre lettere sono state scritte al comune per chiedere un incontro, e cinquecento firme di persone contrarie allo sfratto sono state raccolte e spedite a Palazzo Vecchio. Ma nonostante ciò nessuna risposta è mai giunta all’associazione, nessuno è sembrato disponibile neppure ad un colloquio sulla questione.

Alla mia domanda su che cosa vede nel futuro, Massimo risponde così “Vorrei continuare a vedere questo”. Siamo nella cucina della sede, dove si sta svolgendo una cena sociale: tanti giovani si sono ritrovati per mangiare tutti insieme al prezzo di 1,50 euro. "Vorrei che l’associazione potesse esistere ancora fra queste mura e che tutti quanti questi ragazzi potessero ancora incontrarsi e confrontarsi in qui… C’è troppo bisogno di punti di riferimento e di occupazione sociale, al giorno d’oggi non bastano neanche più realtà come noi, il progetto Conciatori o la comunità delle Piagge, servono presenze ancora più forti, uno sforzo ancora più grande, perché la politica purtroppo non persegue più il bene comune”.




Sotto Firenze la Tav che scotta. Speciale "Le conseguenze del cemento"

un tunnel lungo 8 chilometri. Il nodo fiorentino dell’Alta velocità costerà inizialmente ben 1, 3 miliardi, ma il progetto come sappiamo è pieno di falle. Sull’affaire pubblichiamo il reportage uscito su Altreconomia e curato da Ylenia Sina.

Altreconomia è un mensile nato nel novembre del 1999. Da allora l’obiettivo è quello di dare visibilità e spazio a stili di vita e iniziative produttive, commerciali e finanziarie ispirate ai principi di sobrietà, equità, sostenibilità, partecipazione e solidarietà. In questo, particolare attenzione è dedicata ai temi del commercio equo e solidale, dell’ambiente, della finanza etica e della cooperazione internazionale. Il sito è Altreconomia.it

Scarica l’inchiesta in formato pdf.

Sempre edito da Altreconomia vi consigliamo la lettura del libro di Luca Martinelli “Le conseguenze del cemento” sull’onda grigia che cancella l’Italia.




Senza tetto, a Firenze sono mille. Libro-inchiesta di Medici per i Diritti umani

indagine sulle strade dell’esclusione prodotta dalle città italiane. Un viaggio per cercare di conoscere e comprendere le storie, e ciò che sta dietro i percorsi di vita, delle migliaia di persone che a Roma e Firenze – le due città oggetto di questo studio – vivono senza dimora, nella consapevolezza che il grado di equità e il progresso civile di una società si misurano soprattutto dalla capacità di proteggere e integrare le persone più vulnerabili.

Ottomila persone a Roma, mille a Firenze secondo le stime di MEDU. Un fenomeno drammatico che, nel nostro Paese, ha assunto negli anni dimensioni sempre maggiori. Tra di essi sempre più giovani, migranti e rifugiati.

Ma che cosa si intende con la nozione incerta di “senza dimora”? Chi sono, soprattutto, le persone che MEDU ha cercato di raggiungere con questa indagine? Tra di esse non vi sono solo coloro che, privi di qualsiasi sistemazione, vivono in strada, ma anche quelle persone accolte, con soluzioni provvisorie, in strutture di accoglienza pubbliche e private, o che si trovano in sistemazioni abitative marginali e inadeguate, fortemente al di sotto degli standard minimi. L’indagine è stata condotta nell’arco di sei mesi nei luoghi e negli insediamenti più significativi delle due città, a cui poi sono stati dedicati capitoli specifici del libro.

A Roma gli operatori di MEDU hanno visitato dodici aree tra cui le stazioni più importanti (Ostiense, Termini, Tiburtina, Tuscolana), la baraccopoli di Ponte Mammolo, l’occupazione dell’ex ambasciata somala.

A Firenze sono state nove le zone raggiunte, tra cui le occupazioni dell’ex sanatorio Luzzi, dell’ex ospedale Meyer, e l’insediamento rom spontaneo di Via del Ponte di Quaracchi. Ma Città senza dimora (Infinito Edizioni) , oltre a essere un’indagine in forma di saggio sulle condizioni socio-sanitarie delle persone senza dimora, è anche una testimonianza diretta su chi nella strada cerca di sopravvivere. Testimonianza della parola – attraverso sei “racconti di strada” scritti dagli operatori e dai volontari di MEDU ed ispirati a storie reali particolarmente emblematiche – e testimonianza delle immagini grazie agli scatti dei fotografi volontari che hanno accompagnato gli operatori di MEDU lungo tutti i percorsi dell’esclusione.

Nel complesso, i volontari di MEDU – medici, infermieri, operatori di strada, mediatori – hanno effettuato 103 uscite e assistito 513 pazienti, effettuato oltre 600 visite mediche, fornito informazione ed orientamento ad oltre mille persone. Tra di essi sempre più numerosi sono i rifugiati costretti a vivere in strada a causa delle gravi insufficienze dei servizi di accoglienza e di integrazione del nostro Paese, che, di fatto, creano nuovi homeless. A Roma oltre il 40% dei pazienti visitati da MEDU era costituito da richiedenti asilo, rifugiati o comunque profughi che transitano in Italia per fare richiesta d’asilo in qualche paese dell’Europa del Nord. Una caratteristica che accomuna tutti i rifugiati senza dimora è la giovane età. L’83 per cento dei migranti forzati assistiti da MEDU aveva infatti meno di trent’anni, un’età media sensibilmente più bassa rispetto a quella della popolazione totale che vive sulla strada.

Ma le conclusioni di questa indagine trovano un’efficace sintesi nelle parole di Esmeralda, senza dimora a Roma, che fanno giustizia di tante enunciazioni teoriche sull’universalità dei diritti che spetterebbero ad ogni persona: “La salute non è uguale per tutti”. Ed in effetti le testimonianze di vita dei racconti e i risultati oggettivi del monitoraggio indicano con chiarezza la profonda distanza esistente oggi in Italia tra il diritto alla salute, garantito sulla carta a tutte le persone, e la quotidiana negazione dei diritti fondamentali di chi vive senza dimora, italiano (i pazienti italiani assistiti sono stati il 10%) o straniero. Diritto alla salute negato ai giovani rifugiati che si trovano a vivere per le strade di Roma in condizioni igienico-sanitarie disastrose, diritto alla salute negato alla comunità rom di Ponte di Quaracchi a Firenze dove intere famiglie hanno vissuto per mesi a contatto con l’amianto nel disinteresse generale da parte delle istituzioni, diritto alla salute negato per gli italiani con malattie psichiatriche che vivono senza dimora ed abbandonati a se stessi. Ecco allora che l’homelessness, la condizione del senza dimora, diviene una sorta di contenitore della “cattiva coscienza” di una collettività e del suo sistema sociale e la strada il luogo fisico e figurato del disagio e del malessere della società e quindi il luogo più evidente, per chi lo voglia vedere, della negazione dei diritti fondamentali.

Nella parte saggistica di Città senza dimora, ma anche in quella più propriamente narrativa, vengono presentati dati, formulate domande ed avanzate proposte in modo da fornire al lettore spunti di riflessione su una realtà multiproblematica di cui si vuole evidenziare la complessità e in cui le soluzioni a volte appaiono evidenti e spesso sono tutte da trovare.

Medici per i Diritti Umani, organizzazione umanitaria e di solidarietà internazionale, ha fornito dal 2004 assistenza e orientamento socio-sanitario a oltre 8000 persone senza dimora a Roma e Firenze nell’ambito del progetto Un Camper per i Diritti.

(vedi video di presentazione con la musica dell’Orchestra di Piazza Vittorio e galleria fotografica)

http://www.mediciperidirittiumani.org/




Centri accoglienza, la stampa può entrare ma solo per vedere il panorama

ma è a loro precluso parlare con i migranti. LasciateCIEntrare: “La stampa è di fatto ancora imbavagliata su uno dei temi più delicati in ambito di politiche migratorie e diritti umani”

e formalmente non ci siano più ostacoli per entrare nei Cie e nei Cara della penisola, i giornalisti continuano a subire a censure. A denunciarlo è la campagna LasciateCIEntrare.
“Giovedì 26 gennaio le reporter Ilaria Roberta Sesana della testata “Terre Di Mezzo” e Milena Boccadoro del Tg3 Regionale del Piemonte sono entrate nel Cie di Torino, dopo avere fatto richiesta ufficiale alle autorità competenti. Le giornaliste hanno raccontato di non essere riuscite a parlare nemmeno con uno dei migranti reclusi. La motivazione addotta dai responsabili del centro e dai funzionari di Questura e Prefettura è che si crea tensione davanti alle telecamere. Ma le interviste non sono state possibili neanche senza telecamere. Davanti alle proteste delle giornaliste, che volevano raccontare i fatti sentendo non solo le voci ufficiali dell’ente gestore e delle autorità, ma anche parlando direttamente con chi subisce la reclusione nel Cie, i responsabili della struttura hanno chiesto di inoltrare una nuova richiesta perché forse in futuro si potrà entrare nella sezione femminile del Cie”.

Quindi, ciò che è stato concesso dal ministero dell’Interno è l’ingresso tout court nei Cie, senza l’assicurazione di poter entrare in contatto con chi nei Cie è recluso, e cioè i migranti. Per la campagna LasciateCIEntrare, tutto ciò rappresenta una “pesante limitazione alla libertà di stampa”. E ricorda: “I Cie costano milioni di euro. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, recentemente il governo Monti ha autorizzato una spesa di 17,7 milioni di euro per il funzionamento nel 2012 di due ex tendopoli adibite a Cie, quelle di Santa Maria Capua Vetere, bruciata con una rivolta nel corso del 2011 e di Palazzo San Gervasio (Pz), definita da inchieste giornalistiche la Guantanamo italiana”.

“Abbiamo paradossalmente rilevato” scrive invece in una nota Monica Cerutti, consigliera regionale di Sinistra Ecologia e Libertà e aderente alla Campagna “una complicazione dell’ingresso: come consigliera regionale adesso è necessaria per l’entrata la delega del presidente del Consiglio regionale, mentre prima non lo era. Ai giornalisti è stato al momento concessa solo l’entrata nella palazzina centrale con la possibilità di visionare la struttura dall’alto dalla sua terrazza. E’ stata rimandata a una visita successiva la possibilità di entrare con le telecamere nelle aree dove sono ospitate le persone trattenute. Rispetto alla nostra precedente visita dell’autunno scorso ci è stato comunque segnalato che le condizioni interne sono molto più tese. Per noi questo è motivo di grande preoccupazione”.

Dopo giorni di attesa per l’autorizzazione, le giornaliste hanno potuto parlare solo con i gestori della struttura del Cie di corso Brunelleschi a Torino e dare un occhio alle “gabbie” del Centro dall’alto di una terrazza. “La stampa è di fatto ancora imbavagliata su uno dei temi più delicati in ambito di politiche migratorie e diritti umani” concludono gli attivisti di LasciateCIEntrare, che rinnovano la loro denuncia contro la censura e per il rispetto dei diritti umani delle persone rinchiuse nei Cie.




Rifiuti zero, sabato 4 febbraio a Capannori primo incontro nazionale degli osservatori

perché per la prima volta tutti questi importanti organismi che rappresentano non solo le istanze degli amministratori ma anche quelle dei ‘soggetti dal basso’, ovvero movimenti e società civile, siederanno intorno allo stesso tavolo per fare il punto sui risultati sinora raggiunti.
Il bilancio degli Osservatori Rifiuti Zero – sarà presente anche quello di Napoli – si focalizzerà in particolare sui risultati raggiunti in merito alla Tariffa Puntuale che a Capannori è stata introdotta lo scorso 2 gennaio in via sperimentale in alcune frazioni e sarà estesa a tutto il territorio comunale entro il 2012.

Ad aprire la giornata alle ore 9 sarà il sindaco, Giorgio Del Ghingaro cui spetterà l’intervento introduttivo dell’iniziativa. Seguiranno gli interventi di molti partecipanti tra cui il professor Paul Connett presidente di numerosi osservatori Rifiuti Zero, Joan Marc Simon di Zero Waste Europe, Enzo Favoino membro di vari Osservatori, Roberto Cavallo anch’egli presente in vari osservatori Concetta Mattia di Anpas Nazionale, Patrizia Lo Sciuto, Zero Waste Italy, Franco Matrone dei Comitati Vesuviani, Agostino di Ciaula di Cittadinanzattiva della Puglia, Massimo Piras di Zero Waste Lazio e Riccardo Pensa della fondazione Volontariato e Partecipazione.

A coordinare la giornata saranno l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci e Rossano Ercolini della Rete Italiana Rifiuti Zero.
“L’appuntamento del 4 febbraio riveste molta importanza – dichiara l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci – perché è il primo incontro degli osservatori italiani rifiuti zero dopo l’incontro internazionale dello scorso 9 ottobre svoltosi a Capannori, che di fatto ha sancito l’avvio di un percorso di coordinamento operativo nazionale dei Comuni Rifiuti Zero e dei vari soggetti e progetti che fanno parte di questo importante percorso. Sarà infatti l’occasione per tracciare il bilancio delle attività svolte finora e per gettare le basi per quelle future. L’obiettivo rifiuti Zero al 2020, a cui per primo il Comune di Capannori ha aderito a livello nazionale, ma che ormai conta oltre 70 adesioni si fa sempre più vicino: anche nel 2011 si è infatti riscontrato un’ulteriore riduzione dei rifiuti prodotti a Capannori ed una riduzione dei rifiuti a smaltimento passati nel 2011 a 5.400 tonnellate mentre erano 11.500 nel 2008 e 19300 nel 2004”.

L’incontro nazionale sarà preceduto dalla riunione aperta del team operativo del Centro di Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori in programma venerdì 3 febbraio alle 17 nella sala riunioni e dalla presentazione del libre “Meno 100 chili-ricette per la dieta della nostra pattumiera’ di Roberto Cavallo (Edizioni Ambiente) che sarà presentato alle ore 21.00 all’Auditorium di piazza Moro alla presenza dell’autore.
Le due giornate sono promosse dal Comune in collaborazione con Osservatorio Rifiuti Zero,  progetto Active, Ascit, Ambiente e Futuro, Rete Nazionale Rifiuti Zero, Zero Waste Italy e Zero Waste Europe.
Per informazioni e iscrizioni rifiutizero@comune.capannori.lu.it ; www comune.capannori.lu.it.




Tassa sui permessi. Il governo tace, arriva il salasso

cento se dura da uno a due anni, duecento se è un permesso per soggiornanti di lungo periodo, la cosiddetta carta di soggiorno. Soldi che si aggiungono alla settantina di euro che già si pagano oggi per un servizio inefficiente. Sono esentati solo i minori e alcune categorie deboli, come richiedenti asilo e persone che vengono in Italia per curarsi.

La stangata arriva mentre il governo tace. Eppure il 4 gennaio scorso avevano parlato Andrea Riccardi e Anna Maria Cancellieri, promettendo un’ “approfondita riflessione”. “In un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri, c’è da verificare – dicevano i ministri – se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare”.

Di quella “verifica” non si sa più nulla. è ancora in corso o è finita? E i risultati? “Chiamate il ministero dell’Interno, noi abbiamo fatto le nostre proposte, decidono loro” ci dicono dal ministero dell’Integrazione. Fosse facile. Sono giorni che chiediamo inutilmente lumi al Viminale.

Intanto, corre il conto alla rovescia e forse conviene ricordare che la legge non fissa un termine prima del quale non si può presentare domanda per il rinnovo del permesso di soggiorno. Chi lo fa tra oggi e domani eviterà la nuova tassa almeno fino al prossimo rinnovo. Chissà se per allora il governo avrà trovato il modo di mantenere le promesse.

 




se non altro per l’esaurimento delle risorse fossili. Un’azienda del Belpaese ha accantonato anche mais e canna da zucchero e “scopre” l’alternativa ancora più verde.
Usare il mais per produrre energia? Ora non più: dopo cinque anni di sperimentazioni che hanno coinvolto 10 Università e circa 100 ricercatori (in gran parte trentenni), l’Italia si trova nell’inusuale ruolo di pioniere tecnologico nel campo delle energie rinnovabili. Il colosso chimico a conduzione familiare Mossi & Ghisolfi, leader mondiale nella produzione di Pet (il materiale delle bottiglie di plastica), ha deciso di iniziare ad emanciparsi dal petrolio e puntare tutto sulla sostenibilità. Come? Investendo in tecnologia e ricerca diverse decine di milioni di euro, e sviluppando nei suoi laboratori di Tortona una tecnologia unica al mondo. Si chiama Pro.e.satm, e consente di produrre carburante verde di nuova generazione: non più da canna da zucchero o mais, ma da biomassa non alimentare.

Il futuro dei carburanti sembrerebbe già scritto: sempre meno petrolio e sempre più biocombustibili. Una scelta obbligata, se non altro per l’esaurimento delle risorse fossili. Che, però, nasconde non pochi problemi: dalla conversione di colture destinate alla produzione di cibo al fenomeno del land grabbing; dalla deforestazione al rincaro dei generi alimentari ed al massiccio uso di pesticidi inquinanti, sono molti i motivi per cui i biofuel non sono visti di buon occhio dal mondo ambientalista.

La soluzione però, si può trovare nei biocarburanti di seconda generazione M&G: un’invenzione tutta italiana, frutto di un investimento da ben 120 milioni di euro, a cui se ne sono aggiunti 12 della Regione Piemonte. Un progetto che porterà alla creazione di oltre 150 posti di lavoro, alla produzione di 42mila tonnellate di biocarburante e ad una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 70mila tonnellate ogni anno.

La sfida, per l’azienda alessandrina, era quella di rendere i biocombustibili veramente eco-compatibili. “Il biocarburante va bene quando è anche sostenibile”, ricorda Giuseppe Fano, direttore delle relazioni esterne del gruppo piemontese: “Ma quelli prodotti oggigiorno spesso non lo sono”. “La CO2 complessivamente emessa nella produzione di biocarburanti può essere decisamente troppo elevata”, ricorda il dirigente: “E spesso vengono sottratti spazi originariamente destinati alla produzione di alimenti”. Ma “la terra serve a produrre cibo – aggiunge Fano – e la tecnologia da noi sviluppata permette proprio di non andare a toccare la parte edibile della pianta, per valorizzare ciò che nessun altro utilizza”.

Come la paglia del riso, troppo ruvida sia per l’uso alimentare che per essere destinata alla zootecnia. Generalmente lasciata nei campi, è invece un ingrediente ideale per la tecnologia Proesa. O la bagassa, generata dagli scarti della produzione di canna da zucchero. Ma soprattutto la canna comune (arundo donax), che oltre a crescere spontaneamente sui terreni marginali di tutta la pianura padana, ha percentuali di sequestro di CO2 molto elevate, ha bisogno di poca acqua e pochi fertilizzanti nonostante la resa molto elevata (10 tonnellate per ettaro contro 3 t/ha del mais), e non intacca la produzione di cibo.

“I terreni abbandonati in Italia, secondo le stime più recenti, sono fra 1,5 e 2 milioni di ettari”, fa presente Giuseppe Fano: “Terreni lasciati incolti perché poco redditizi o poco fertili”. “Rivalorizzandoli, coltivandoci ad esempio la canna comune, si offre un reddito incrementale all’agricoltura, e si evitano problemi legati ai processi di erosione e di dissesto idrogeologico, spesso causati proprio dall’abbandono dei terreni”.

Questa nuova tecnologia è “del tutto auto-sostenibile dal punto di vista economico e finanziario”, conclude Fano: “Ma non sarebbe male se si investisse ulteriormente, anche a livello di incentivi statali, sulla ricerca”. Se non altro per sviluppare ulteriormente tecnologie vantaggiose sia per l’ambiente che per l’economia del nostro Paese.

Ora, con due anni di anticipo rispetto alle previsioni, dalla fase sperimentale si sta già passando a quella produttiva. A Crescentino, in provincia di Vercelli, è in corso di realizzazione su quella che era un tempo una vecchia fabbrica siderurgica il primo ed unico impianto al mondo che produrrà bioetanolo di nuova generazione.

Per il professor David Chiaramonti del Dipartimento di Ingegneria Energetica dell’Università di Firenze, “questo impianto consente di portare la tecnologia dell’etanolo di seconda generazione ad una scala pienamente industriale”. Ma soprattutto, puntualizza lo scienziato: “Oltre all’aspetto produttivo del bioetanolo vi è poi quello di sviluppo tecnologico, che consentirà di valorizzare la tecnologia nel mondo in un contesto fortemente competitivo e di grande prospettiva nei prossimi anni”.




Progetto Conciatori: "Ecco la verità su un'esperienza che continua"

uno dei laboratori gratuiti del Progetto Conciatori
la lotta continua!

Dopo 31 anni e ben sei ore di resistenza, giovedi 19 gennaio 2012, via Conciatori è stata sgomberata con la forza da un massiccio schieramento di polizia, che ha occupato militarmente tutta la zona, agli ordini e su comando del sindaco Renzi, il sindaco che la destra ci invidia, consegnando l’immobile alla speculazione.
Progetto Conciatori, nonostante l’amarezza per aver perso uno spazio pieno di storie e di attività sociali, politiche e culturali, ovviamente non si ferma e… la lotta continua!
Le calunnie e le falsità diffuse dalla Giunta (Fantoni), dal PD e dal PDL sulla nostra esperienza non ci meravigliano, ma ci impongono una risposta per ristabilire la verità
1) 31 anni di uso sociale di via Conciatori non è stato “abusivismo”. Lo spazio occupato l’8 dicembre 80 da Democrazia Proletaria, perchè inutilizzato, è stato poi riconosciuto e regolarizzato su richiesta di DP, con una “concessione” dell’88 e successivamente con il pagamento di una indennità di occupazione da parte del PRC e della Casa dei Diritti Sociali (numero 4 rosso);
2) il Comune di Firenze ha ignorato (e per questo definito “abusiva”) la realtà del Circolo Anarchico che ha autorecuperato e reso fruibile per attività politica e culturale uno spazio di circa 50 mq, salvandolo dall’abbandono e dal degrado (numero 2 rosso);
3) tutte le realtà che hanno svolto attività in via Conciatori hanno utilizzato gli spazi della CddS, del PRC e del Circolo Anarchico;
4) gli spazi di via Conciatori 2, già in dotazione all’Associazione Artemisia, rimasti vuoti nel giugno 2010 per il trasferimento imposto dalla decisione del Comune di mettere all’asta il palazzo, sono stati utilizzati dal “Progetto Conciatori” a partire da gennaio 2011 per le attività culturali ed aggregative della “Casa dei Popoli”, in coerenza con la proposta fatta al Comune di realizzare, tramite un Piano di Autorecupero di una parte dell’immobile, spazi di aggregazione rivolti agli abitanti del quartiere e sedi per associazioni e movimenti;
5) il motivo vero dello sfratto e dello sgombero non è quindi la morosità della Casa dei Diritti Sociali (che peraltro ha sempre dato la disponibilità a rateizzare il debito), ma la scelta di vendere ai privati;
5) 1.912.000 euro per 1.646 mq, ovvero circa 1150 euro/mq (occorrono almeno 5.000 euro/mq per una casa in Santa Croce!) sono il risultato della seconda asta svolta il 13.12.2010 e aggiudicata alla Società Immobiliare Toscotre srl . Per rendere accettabile questa operazione sicuramente speculativa, l’ass.Fantoni e il PD dicono che le suddette risorse sono destinate a investimenti sociali (2 asili nido), ma sappiamo anche che il bilancio prevede ben 1.800.000 euro per rifare il pavimento di Via Tornabuoni, “il salotto buono” della città. Visti i tagli agli Enti Locali, con questa logica, si dovrebbe vendere tutto!
6) l’uso pubblico e sociale da noi proposto per via Conciatori (edilizia residenziale pubblica, attingendo ai fondi regionali, e piano di autorecupero per spazi di aggregazione) avrebbe avuto un valore di almeno cinque volte superiore al ricavato della vendita, con costi contenuti per il Comune, avrebbe evitato una nuova speculazione (ovvero prezzi di mercato inaccessibili ai settori popolari) e mantenuto la proprietà pubblica dell’immobile (a proposito di primato dell’interesse pubblico che ogni amministrazione comunale dovrebbe perseguire);
7) con l’Assessore Falchetti sono stati fatti due incontri, il 14 dic 2010 (dopo l’asta) e nel febbraio 2011, mentre il successore Ass.Fantoni ha scelto di non incontrarci mai per discutere le nostre proposte alternative alla vendita. Da aprile 2011 fino al 16.01.12, abbiamo fatto almeno 10 richieste di incontro (per telefono, con delegazioni e per e-mail) rimaste tutte senza risposta da parte di Fantoni, che è così venuto meno agli stessi “doveri” di pubblico amministratore. Questa è davvero una “illegalità” ed una dimostrazione di arroganza, insieme alla scelta di “svendere” un bene comune;
8) non è vero che il Comune è obbligato alla vendita dopo l’asta: era ed è ancora possibile cambiare questa decisione, ovvero scegliere di non fare il contratto e restituire la cauzione di 88.000 euro all’immobiliare. Ovviamente è una questione di volontà politica!
9) la nostra lotta per l’uso pubblico del patrimonio comunale e la protesta contro lo sgombero vengono definite “vergognose” dal PD. In effetti questo partito sostiene ormai da tempo politiche di svendita e privatizzazione dei beni comuni (vedi ATAF, acqua), operazioni speculative e grandi opere inutili e dannose come la TAV, come pure il PdL, che, coerente con la propria vocazione d’ordine, “plaude all’azione delle forze di polizia” per ristabilire la “legalità”!
Ringraziamo infine tutte le compagne ed i compagni, le realtà che hanno partecipato, solidarizzato e resistito allo sgombero di via Conciatori, invitiamo a proseguire l’iniziativa e prendiamo atto di quanti, forze politiche e istituzioni, hanno scelto in questa vicenda di tacere, defilarsi o voltarsi da un’altra parte!

Progetto Conciatori