Dalla scuola dell’emergenza alla scuola nuova

Un centinaio di associazioni ha già aderito alla proposta “Scuole aperte” consegnata oggi alla Regione Toscana e ad altre autorità.

Il documento nasce da una preoccupazione condivisa sul futuro della scuola in tempi di pandemia. Siamo convinti dell’esigenza di ingenti investimenti nella scuola pubblica, della necessità di assumere un maggior numero di insegnanti, di migliorare la qualità e la sicurezza degli spazi scolastici, e denunciamo fermamente i tagli programmati al numero di classi che, a dispetto dell’emergenza sanitaria, porterebbero alla formazione di classi pollaio. Questi interventi spettano alle istituzioni, ma quale può essere il nostro contributo come realtà eterogenee del territorio?

La proposta che facciamo è semplice. Mettiamo a disposizione spazi extra scolastici (circoli, parrocchie, spazi associativi, cinema e teatri, parchi, fattorie didattiche, ecc.) da utilizzare come aule diffuse, scongiurando il rischio che a settembre, per mancanza di spazi sufficienti a praticare il distanziamento fisico, bambini e ragazzi si ritrovino a fare ancora didattica a distanza individuale da casa e promuoviamo invece la didattica in piccoli gruppi.

Le modalità operative potranno essere approfondite e differenziate a seconda delle fasce di età e dei contesti territoriali. La nostra proposta comprende a titolo di esempio anche un format per la messa a disposizione di spazi extrascolastici per attività curricolari e non, ma ovviamente i dettagli dovranno essere messi a punto attraverso una fase successiva di approfondimento con la partecipazione di tutte le componenti della comunità scolastica allargata.

È in costruzione una mailing list dei firmatari per favorire il coordinamento e lo scambio di buone pratiche propedeutiche all’avvio di sperimentazioni nelle scuole, aperta a tutti coloro che vogliono contribuire alla costruzione di reti territoriali per l’educazione diffusa.

In fase di sperimentazione sarà opportuno attivare sinergie con il mondo della ricerca e un confronto con altre esperienze, ad esempio la simulazione in corso in 5 scuole piemontesi supportata dal Politecnico di Torino.

La proposta “Scuole aperte”, nata nell’ambito territoriale Firenze-Pistoia, in sole due settimane ha raccolto un centinaio di adesioni e ha ben presto ha travalicato i confini regionali, avviandosi a diventare una campagna nazionale che chiunque può fare propria e promuovere localmente.

La trasformazione in realtà può avvenire solo se nei singoli territori si formano reti di soggetti/spazi per l’educazione diffusa, policentrica, che integri finalmente scuola e territorio.

Questa infatti è la nostra vera sfida: costruire non la scuola dell’emergenza ma la scuola nuova che in tanti auspichiamo da tempo.

18 Maggio 2020

Associazione La Città Bambina

per info: lacittabambina@gmail.com




Indigenti a Sollicciano, gli street artists lanciano un’asta su Instagram 

Dal 1 al 2 maggio online, destinatari dei fondi raccolti gli oltre 300 detenuti che vivono con 1 euro al giorno. 

Un’asta su Instagram a sostegno dei detenuti e delle detenute indigenti, oltre 300 tra Sollicciano e Gozzini, è stata lanciata oggi da diversi street artists che hanno deciso di aderire con le loro opere d’arte all’appello promosso la settimana scorsa dalla Comunità delle Piagge per un “Fondo di Solidarietà per i detenuti indigenti”. Tra di loro ache77, nian, ninjaz ed exitenter che ha fatto da tramite con la Comunità piaggese.
“Un segnale di attenzione e di cura da parte di tutti noi”, aveva definito la raccolta fondi Alessandro Santoro, prete della Comunità. “Chi è costretto al carcere è infatti colpito, se possibile, ancora più duramente dalla quarantena del Coronavirus che impedisce di ricevere visite dei familiari, pacchi di cibo e di indumenti”.

 
Come funziona l’asta?
L’asta su Instagram si terrà dalle 10 di venerdì 1 maggio alle 12 di sabato 2, a partire da quel momento (e non prima) l’hashtag #unitisiamoumani si popolerà delle opere degli artisti che con generosità hanno donato i loro lavori. Per partecipare è sufficiente commentare con la propria offerta: si parte da una base di 40 euro e si può rilanciare da 20 euro in su.
Vince naturalmente chi offre la cifra maggiore quando un gong virtuale chiuderà l’asta. Chi si aggiudica l’opera non dovrà pagarla all’artista ma direttamente alla Comunità delle Piagge sul conto corrente postale con Iban: IT10R0760102800000024725509 o via https://www.paypal.me/comunitadellepiagge. Effettuato il versamento i vincitori dovranno inviare all’artista una copia digitale dell’avvenuto pagamento per ricevere a casa l’opera d’arte.
I fondi saranno destinati a tutti i detenuti indigenti delle due carceri di Firenze e nello specifico consentiranno loro di acquistare occhiali (si perde con facilità la vista in carcere), tessere telefoniche per comunicare con i familiari, vestiario, alimenti e generi sanitari, francobolli ed altri oggetti di primaria necessità.
La Comunità delle Piagge è un presidio di umanità dentro il quartiere di periferia popolare delle Piagge. Il gruppo carcere fa volontariato incontrando le persone detenute e sostenendole nelle loro esigenze primarie e nel percorso di reinserimento sociale. La Comunità lavora insieme ad altre associazioni fiorentine che si occupano di carcere e dell’indigenza carceraria; fra queste Pantagruel, Ciao, AVP, l’Altrodiritto.

La Comunità delle Piagge online
Instagram: https://www.instagram.com/comunitadellepiagge
Web: https://www.comunitadellepiagge.it
Facebook: https://www.facebook.com/comunitadellepiagge




Sollicciano, raccolta fondi per i detenuti più poveri

Al 18 aprile erano 299 i detenuti e le detenute di Sollicciano con meno di un euro al giorno disponibile sul conto corrente interno, cifra irrisoria che li priva della possibilità di provvedere ai loro bisogni fondamentali: vestiario, effetti personali e tutto quanto esula dalla mera sopravvivenza. Una situazione aggravata dalla sospensione, causa Coronavirus, di ogni spazio di scambio, di incontro e di lavoro, dalla chiusura dei colloqui e dall’assenza dei contributi come cibo, vestiti ed effetti personali che normalmente arrivano dalle famiglie o dagli esterni.

È quanto denuncia la Comunità delle Piagge, da oltre 25 anni attiva a sostegno dei detenuti fiorentini. “Non possiamo non impegnarci ad assicurare anche a queste persone un minimo vitale, per noi è un dovere di coscienza primario”, dice Alessandro Santoro, prete e volontario in carcere. “Per questo abbiamo deciso di lanciare un appello per la costituzione di un “Fondo di Solidarietà per i detenuti indigenti di Sollicciano” affinché ai 299 reclusi “senza niente” possa arrivare un minimo vitale ma anche un segnale di attenzione e di cura da parte di tutti noi”.

La Comunità delle Piagge ha deciso di destinare al fondo una dotazione iniziale di 3.000 euro. L’obiettivo minimo, considerato il numero delle persone da aiutare, e di arrivare a raccogliere 7.500 euro, cioè 25 euro per ogni indigente. Per aderire basta un versamento sul conto corrente postale intestato alla Comunità di Base delle Piagge (Iban: IT10R0760102800000024725509) o via https://www.paypal.me/comunitadellepiagge, sempre con la causale “Detenuti indigenti”.

Nell’appello piaggese si ricorda che “vivere in carcere è sempre difficile perché si è ristretti in pochi metri quadri, limitati della libertà personale, di movimento, di azione, di vita. Ciò che lenisce un po’ questo disagio è il contatto, lo scambio tra detenuti, quella che si chiama socialità, le attività lavorative e scolastiche, ma soprattutto il contatto e il colloquio con il mondo degli affetti che sta fuori: la famiglia, i parenti e, per chi non ha questa possibilità, lo scambio con noi volontari in carcere. In questo tempo di Coronavirus – ricorda Alessandro Santoro – anche questo spazio di scambio, di incontro, di respiro è stato sospeso ed impedito. La prima conseguenza è la crescita a dismisura della sofferenza psicologica di ogni recluso, rendendo la situazione in carcere ancora più esplosiva del solito”.




La solidarietà è un reato. Multa da 4000 euro a due ragazze fiorentine

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera che ci illumina su una delle conseguenze del Decreto Sicurezza, tuttora in vigore malgrado il cambio di governo: protestare diventa un reato.

Siamo Elena e Margherita, due ragazze di Firenze. Ogni mattina, come tutti i nostri coetanei, ci alziamo e andiamo a scuola, il pomeriggio studiamo e passiamo il tempo libero con gli amici. Siamo due ragazze normalissime, che però qualche giorno fa si sono viste recapitare a casa una multa di 4000 euro. Può immaginare la sorpresa all’apertura della busta, ma niente rispetto allo sgomento che abbiamo provato scorrendo le righe dell’ammenda. In breve siamo accusate, insieme ad altri 21 operai, di blocco stradale e grazie al Decreto Sicurezza voluto l’anno scorso da Matteo Salvini adesso verremo punite per il pericolosissimo reato di solidarietà.
Sì, perché questo abbiamo fatto. La mattina del 16 ottobre abbiamo letto dell’investimento di una sindacalista davanti alla fabbrica Superlativa di Prato, i cui operai da mesi sono in sciopero perché non vengono pagati dall’azienda, e le cui vicende avevamo seguito anche in estate. Molti giornali infatti avevano parlato delle condizioni di lavoro disumane degli operai di Superlativa e delle loro semplici richieste: avere quello stipendio che mancava ormai da sette mesi. Quella mattina, dunque, abbiamo deciso di prendere il treno e andare pure noi davanti a quei cancelli, con il semplice intento di manifestare la nostra vicinanza tanto agli operai quanto alla sindacalista ferita. Non ci sembrava che chiedere il rispetto di un contratto potesse essere in un qualche modo criminale, ma le multe che sono state recapitate due mesi più tardi a noi e ad altri 21 operai questo farebbero pensare.
Ci chiediamo, quindi, come sia possibile tutto questo.
Lo scorso 30 novembre la nostra città, Firenze, è stata letteralmente invasa da un mare di quarantamila sardine e in Piazza della Repubblica, stretti come tutti gli altri, c’eravamo anche noi. Non ci piacciono le parole di odio di Salvini, e come giovani ci sentiamo doppiamente attaccati dalle sue politiche perché (e questo nessuno lo dovrebbe mai dimenticare) il Paese che vorrebbe costruire è quello che, un giorno, erediteremo noi. E allora forse quello che oggi ciascuno si dovrebbe chiedere è se l’Italia che ci volete lasciare è proprio questa, in cui due ragazze solidali con degli operai vengono multate; in cui la priorità pare essere diventata quella di impedire l’ingresso ai migranti piuttosto che mettere in campo delle politiche grazie alle quali i giovani come noi non debbano diventare loro stessi emigranti, cercando sorte migliore all’estero; e i paradossi che potremmo elencare sarebbero ancora tanti. Noi non crediamo in queste pratiche di odio cieco verso il prossimo e pensiamo che, nonostante le mille difficoltà, stia ancora ad un’istituzione come la scuola stimolare nei ragazzi e nelle ragazze di oggi quel pensiero critico di cui tanto si parla. E allora, signor direttore, non possiamo fare a meno di domandarci come sia possibile che quando abbiamo semplicemente deciso di mettere in pratica proprio quel pensiero critico ci siamo poi ritrovate con un’ammenda di 4000 euro.
In tantissimi, dicevamo, siamo scesi nelle piazze di tutta Italia per chiedere un cambiamento in questa politica, e abbiamo visto proprio moltissimi esponenti di varie forze del Parlamento spendere parole in favore di questo fenomeno “di novità”. Ma non è più tempo delle parole, gli effetti dei provvedimenti razzisti si stanno cominciando a vedere, e sta succedendo adesso: da ormai quasi quattro mesi è in carica un governo, che purtroppo però non ha ancora trovato il tempo per eliminare una legge fascista come il Decreto Sicurezza.
La nostra speranza è che questo tempo si trovi al più presto, di modo da cancellare una norma così ingiusta.
Cordiali saluti
Elena e Margherita



Contro la crisi, credito etico alle Piagge

Il nuovo design finanziario per battere la crisi? Nasce alle Piagge e compie 10 anni

di Cristiano Lucchi

Uno dei quartieri più generosi di Firenze non sta in collina, non ha ville mozzafiato né attici vista cupolone, non è ricco di professionisti né di persone abbienti. Si trova invece nell’estrema periferia della città, tra il ponte all’Indiano e l’Autostrada, lungo la riva destra dell’Arno. Stiamo parlando delle Piagge, che devono il loro nome alla sabbia, alle spiagge e alle cave che per decenni hanno dato materiale per costruire a Firenze e nella Piana. Una volta riempite e bonificate, anche con rifiuti e con i pericolosi scarti dell’inceneritore di San Donnino, sono diventate ottimo terreno per speculazioni edilizie. A quel punto è bastato togliere la “S” ed ecco pronto un nuovo quartiere dove far abitare in case popolari di cartongesso oltre 6.000 persone, tutte provenienti dall’esodo forzato dal centro storico e dal sud Italia dell’ultimo ventennio del secolo scorso, a cui si sono aggiunti, via via nel tempo e in rifugi di fortuna, migranti in fuga da guerre, dittature e democrature in cerca di meglio nel Bel paese.

Generoso perché è il quartiere che per primo, sperimentando un innovativo progetto di finanza etica, ha reagito alla crisi economica e finanziaria che oggi colpisce tutto il mondo occidentale. Non perché chi lo abita sia dotato di preveggenza, ma semplicemente perché i morsi del liberismo qui hanno colpito prima e più che altrove, perché perdere o non trovare un posto di lavoro precario e sottopagato è la norma da sempre, perché l’incapacità della politica ad affrontare i problemi reali delle persone è connaturata alla storia delle Piagge e perché, infine, quando si è tagliati fuori da tutto e con l’acqua alla gola la reazione arriva.

Nel nostro caso è stata una rivolta, perché di questo si tratta, priva di violenza e vittimismo. Ma fondata sulla rinascita dei rapporti tra vicini di casa e cura degli affetti, solidarietà e condivisione, confronto e creatività. Ed è proprio alle Piagge che è nato uno dei più potenti prodotti di design finanziario degli ultimi anni, capace di contrapporsi alla finanza spazzatura, promossa da banche e assicurazioni e sostenuta dalla politica, ricca di scommesse sul futuro da far pagare alla collettività quando il gioco salta.

L’idea di fondo è di garantire prestiti in denaro a chi è escluso dal sistema tradizionale del credito, le persone definite con un termine orrendo “non bancabili”, prive di garanzia, senza busta paga, senza immobili da mettere in pegno. Alle Piagge sono giovani, famiglie numerose, immigrati, uomini e donne (spesso sole) espulsi dal mondo del lavoro contrattualizzato o che mai ne hanno fatto parte. Sono poveri, semplicemente.E’ qui, tra la via Pistoiese e la ferrovia, grazie ad una intuizione e ad una ferrea volontà della Comunità delle Piagge animata da Alessandro Santoro, che sono nati il Fondo etico e sociale” prima e Mag Firenze poi. Un progetto di microcredito di prossimità e una vera e propria finanziaria solidale che oggi, oltre ad offrire denaro a chi ne ha bisogno, vengono raccontati dai media e studiati nelle università.

I poveri qui da noi non hanno diritti, sono preda dell’esclusione sociale. Nel 2018 l’Istat ha stimato oltre 1,8 milioni di famiglie in povertà assoluta (con un’incidenza pari al 7,0%), per un totale di 5 milioni di individui (incidenza pari all’8,4%). Nessun governo, al di là di proclami incredibili, ha per ora sconfitto questa sconcezza.

Alle Piagge capita che con mille euro, quando ci sono, ci si debba campare in 4 o 5 persone. Ma siamo in Italia, il paese dove si combattono i poveri e non la povertà, in cui non esiste il Reddito di base universale e incondizionato che permetta a tutti di vivere in condizioni dignitose e coprire i propri bisogni fondamentali (come mangiare, avere una casa, vestirsi e poter disporre di strumenti culturali minimi) e permettere così alle persone di essere libere di gestire la propria vita come vogliono.

I principi alla base di questa operazione sono estremamente semplici: “Dal denaro non si può fare altro denaro” e “Se hai, hai per dare”. Tradotto vuol dire che le persone sono più importanti del denaro e che quest’ultimo viene ritenuto un mero strumento. Significa che viene data priorità alle garanzie relazionali anziché a quelle patrimoniali e che i prestiti non sono gravati da nessun interesse, ovvero il capitale prestato non ha remunerazione. In soldoni si punta a ridistribuire il denaro piuttosto che al guadagno e lo si fa in maniera radicalmente alternativa, fuori da qualsiasi percorso bancario ordinario, magari figlio di un marketing “etico” furbo, rendendo trasparente e democratico il percorso dei soldi.Di più. Le politiche attuate fino ad oggi dai governi, con la spinta dello pseudo risanamento dei bilanci pubblici, sono incentrate sui tagli allo stato sociale e ai servizi alla persona, perché la finanziarizzazione dell’economia deve garantire risorse e coperture in primo luogo al sistema bancario e delle grandi imprese. A dare fiato a quegli stessi soggetti che non servono all’emancipazione dei poveri ma a perpetuare un sistema iniquo e lontano dai bisogni concreti delle persone, oggi anche della classe media. Ecco allora che nascono il “Fondo etico delle Piagge” e “Mag Firenze”, per costruire un sistema che ristabilisca la giustizia sociale ed economica con al centro la persona, in grado di incrementare la cultura della responsabilità e della partecipazione, che fonda la propria attività su percorsi creditizi condivisi e sostenibili.

La rivoluzione alle Piagge e nell’arcipelago fiorentino della mutualità si fa così. Togliendo l’acqua in cui nuota il sistema bancario che in genere impiega il denaro raccolto in operazioni che mirano al profitto di pochi (i soci e i grandi investitori) e non al benessere dei più. Mettete “scandali bancari” in Google e ci capiremo meglio. Si stornano al microcredito quei risparmi destinati ai soliti noti in cambio di tassi irrisori. Solo per fare un esempio via da Unicredit, Mps, Banca Intesa San Paolo, Bnl, Barclays, Banco Fiorentino – BCC, Banca Etruria ma anche Poste Italiane… che appaiono nella lista annuale delle “banche armate” nell’ultima relazione governativa disponibile, quella del 2018.

Vale la pena allora di affrontare il capitolo dei numeri che compongono il bilancio del sistema fiorentino di microcredito che fa capo a Mag Firenze (697.775 euro complessivamente raccolti ad oggi) e composto dal Fondo etico delle Piagge (168.500 euro), dal progetto Se.Me. di Settignano (43.375), dal progetto Il Raggio Quartiere3 (38.600), Micro Q1 (12.000), Micro Q5 (17.450), Micropoli nell’empolese (3.000) e Microcrediamoci a Livorno (15.400). Ad essi si aggiungono ben 1.013 singoli cittadini che impiegano i loro risparmi o parte di essi (c’è un tetto di 15.000 euro per i versamenti, scopri qui come aderire). I contratti di mutuo sottoscritti ammontano a 893.785 euro: 204 destinati all’inclusione sociale (401.685 euro) e 25 per l’avvio o lo sviluppo di microimprese (492.100, qui la progetti). A questo link sono invece elencati tutti i nodi della rete attivi sul territorio disponibili per informazioni, raccolta e prestiti.“L’ennesima utopia, i soliti sognatori, il velleitarismo al potere, il sistema è questo e non si può fare niente…” Sono queste le accuse che in genere colpiscono Fabrizio, Chiara, Alessandro, Sergio, Valentina, Mariella, Ilaria, Francesco e tutto quella comunità di persone che da anni sta lavorando al progetto con passione, impegno e soprattutto senza alcun ritorno economico.


A volte basta poco per cadere in un vortice senza ritorno.
 Hai due bambini piccoli, ti si rompe lo scaldabagno e non hai i soldi per ripararlo; cambia il regolamento comunale e devi riconvertire la giostra che dava in premio i pesci rossi; vuoi far studiare tuo figlio ma i libri costano troppo per le tue tasche, e poi le bollette arretrate, il motorino che si rompe e non ce la fai a raggiungere a ore incredibili il luogo dove si tiene la lotteria quotidiana del caporalato, ma anche l’aspettativa di una figlia laureata o di un lavoro autonomo. È a tutto ciò che il microcredito cerca di dare una risposta, e viene definito di prossimità perché funziona meglio all’interno di una comunità, dove stare uniti serve ad affrontare meglio i problemi che da solo ti porterebbero alla depressione, alla dipendenza da alcol o da sostanze, alla resa incondizionata. Invece, con la dignità riconquistata puoi avere la libertà di scegliere e di decidere, di trasformarti cioè da soggetto passivo della tua storia a persona attiva, che partecipa e diventa propositiva, che costruisce futuro, che rende concreta l’utopia.Cosa vuol dire tutto questo? Che nei quartieri dove è attiva la prima finanziaria solidale toscana, nata dal basso e fuori dai circuiti bancari, decine e decine di persone in difficoltà hanno avuto una concreta possibilità di emanciparsi fuori dalle solite logiche assistenzialistiche, di affrontare le difficoltà della vita, di fuggire al ricatto dell’usura: Giuseppina, Franco, Florián, Marisa, Hassan, Giovanna, Dario, Olga e gli altri hanno potuto far fronte con dignità al loro destino, senza dover niente a nessuno salvo che restituire, nei tempi e nei modi a loro più utili, il denaro ricevuto. E tutti i prestiti tornano indietro, nessuno bara, perché hanno ben chiara la consapevolezza che la restituzione è fondamentale per sostenere altre persone escluse come loro. Sanno cosa vuol dire, ci sono passati. Per la Mag non ha senso parlare di insolvenza o di sofferenza dei prestiti. È un’esperienza rivoluzionaria proprio per questo, nel mettere al centro del processo finanziario la persona e non il denaro: finché c’è la relazione di fiducia con il socio finanziato (e la conoscenza delle sue difficoltà, più o meno durature)ogni ritardo nella restituzione non può mai costituire insolvenza. La fiducia che si instaura ha inoltre permesso all’assemblea della Mag, il luogo deputato a decidere i prestiti, di includere le persone che quei prestiti hanno chiesto, in modo tale da permettere loro di deliberare e assumere una responsabilità condivisa.

Un’utopia che ha compiuto 10 anni e che viene celebrata il 28 settembre nel quartiere fiorentino del Galluzzo con una giornata intitolata “Festa della Finanza critica – Insieme per un’economia di giustizia” con musica, cibo, riflessioni dedicate a quell’idea che tanta strada è riuscita a percorrere grazie alla volontà e all’impegno di persone molto poco sui social ma molto attente alle dinamiche sociali e alle pessime implicazioni che l’attuale sistema economico ha sui più fragili.

Quella del microcredito, della finanza etica, è una delle tante sperimentazioni che nascono in quei 150 metri quadrati del Centro sociale Il Pozzo delle Piagge, la sede della Comunità che ormai è attiva nel quartiere dal 1994. C’è la cooperativa di sole donne che ha messo su una bottega del commercio equo e solidale aperta tutti i giorni; c’è il lavoro quotidiano con i bambini e i ragazzi che la scuola fatica ad accompagnare e a far crescere; c’è la casa editrice indipendente che libro dopo libro ridefinisce un’identità fatta di storie che nessuno racconterebbe; c’è il mercato dell’usato, che una volta al mese consente di “fare affari” con quello che di troppo abbiamo in casa; ci sono la mensa popolare, lo sportello legale, il progetto di inserimento lavorativo e quello di riciclaggio; ci sono i percorsi di accoglienza, la scuola di alfabetizzazione per prendere la terza media e quella per stranieri, dove si impara l’italiano.

Tante cose da capire meglio e apprezzare nella loro semplicità, alla portata di tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco. E affinché tutto ciò non resti un microcosmo isolato vi invitiamo a visitarlo, per poi farne parte, parlarne, farlo conoscere. Andate ed annusate che aria tira. Sarete i benvenuti.

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Antonio Tabucchi, un racconto inedito arriva in libreria

Con la nuova edizione de Gli Zingari e il Rinascimento introdotta da Salvatore Settis

Dopo un’assenza di 20 anni, torna in libreria Gli Zingari e il Rinascimento. Vivere da Rom a Firenze, ripubblicato da edizioniPiagge con alcuni preziosi inediti. Il pamphlet di Antonio Tabucchi è il racconto di un “viaggio all’inferno”, appena dietro l’angolo della capitale del Rinascimento, dove l’autore scopre la realtà desolante e disumana di un campo nomadi e la difficile esistenza dei suoi abitanti. Da questo incontro inatteso nasce una vera amicizia e matura l’indignazione e il malessere per il trattamento riservato ai Rom da Firenze, “città volgare”, scandalosa nel suo tradire il senso dell’umanesimo a favore del culto dell’effimero, del successo, del denaro.

La nuova edizione contiene anche una sorpresa, l’inedito Diciannove di agosto, quasi un “regalo postumo” dello scrittore alla comunità delle Piagge, a cui lo univano rapporti di amicizia e stima. In una notte di luna e di festa uno zingaro racconta l’assassinio di Garcia Lorca, cantore appassionato della magia gitana, che pagò con la vita il suo impegno civile e politico. Un doppio omaggio, quindi, alla cultura rom e al grande poeta andaluso, declinato da Tabucchi nel suo stile onirico, tra il ricordo e l’apparizione, oscillante tra passato e presente.

Gli Zingari e il Rinascimento, uscito nel 1999, risuonò come un atto d’accusa alla città e andò presto esaurito, ma, a distanza di anni, scrive Alessandro Santoro nell’introduzione, “con Antonio avevamo amaramente constatato che a Firenze, in Italia e in Europa niente o quasi era cambiato” e restava attuale e irrisolta la questione rom. Nel 2011 Tabucchi iniziò così a lavorare con edizioniPiagge ad una ripubblicazione del testo, mettendo a disposizione altri suoi materiali sul tema. Il progetto ha trovato oggi compimento grazie all’impegno della Comunità delle Piagge e della moglie di Antonio, Maria Josè de Lancastre.

Scrive nella prefazione Salvatore Settis: “Antonio Tabucchi non è mai caduto, come tanti intellettuali, nella tentazione di reagire alle difficoltà del presente chiudendosi in un dignitoso silenzio… al contrario, ha saputo vigorosamente parlare da cittadino ai cittadini, utilizzando con umiltà e con rigore il suo acume nel giudicare il mondo, le sue straordinarie abilità nel raccontarlo”.

E di questo impegno ci parlano anche i risvolti di copertina: “In tempi duri per i tanti poveri che affollano le nostre città, per i diversi, per chi non è parte della maggioranza, per chi proviene da paesi segnati dal dolore, dalla miseria, dalla violenza, i pensieri e le parole di Antonio Tabucchici aiutano a tenere dritta la barra della nostra umanità. Per questo la lettura de Gli Zingari e il Rinascimento e di altri suoi scritti, a venti anni di distanza, ci appare quanto mai attuale, utile e necessaria”.

Il libro è disponibile in tutte le librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti, oltre che sul sito di edizioniPiagge.

www.edizionipiagge.it | info@edizionipiagge.it




I Rom fiorentini rispondono a Donzelli: “Crea odio per un pugno di voti”

Riceviamo e pubblichiamo

Lettera aperta a Firenze e ai fiorentini, da parte della comunità  rom fiorentina

“Vi scriviamo queste poche righe per esprimere il nostro profondo sgomento e rammarico alla luce di questo attacco politico e mediatico da parte di gruppi politici di destra che stanno propagando l’odio verso la comunità rom fiorentina. Ed in particolare in seguito all’attacco mediatico da parte di Fratelli d’Italia che con a capo Giovanni Donzelli e Francesco Torselli ha pubblicato un video su Facebook nel quale sostenevano che un gruppo di bambini ‘rom extracomunitari’ con atteggiamento ‘mafioso’ associato all’uso della forza molestavano altri bambini e genitori.

In seguito a questo video tutta la comunità si è mossa alla ricerca della verità in quanto noi condanniamo sempre ogni forma di prepotenza ed intolleranza. E alla luce di questo abbiamo appurato l’infondatezza della cosa in quanto gli episodi sono legati a gruppi di bambini di varia etnia insieme a la stragrande maggioranza di bambini italiani che giocano insieme nei giardini in maniera vivace senza creare in nessun modo atti di violenza e molestie nei confronti di nessuno, cosi come confermato da vari operatori che gestiscono la biblioteca del quartiere 4. di via Canova. Questo video di propaganda da parte di Fratelli d’Italia serve soltanto per creare odio nei confronti della comunità rom, una comunità cordiale e pacifica, che viene ripetutamente attaccata dai partiti di destra ai fini elettorali.

Da qua nasce odio e discriminazione razziale, legata anche alla tragica morte di Duccio Dini, dove siamo stati i primi a condannare senza mezze parole i colpevoli di questo episodio, si sta creando un muro nei nostri confronti. Nonostante la stragrande maggioranza di noi è cittadina italiana, nati, cresciuti da tre generazioni a Firenze e ci sentiamo cittadini Fiorentini. Amiamo la nostra città e siamo contro ogni forma di discriminazione, vi scriviamo per tutelare i nostri figli e le nostre famiglie, chiediamo aiuto da parte della amministrazione comunale e di Nardella che prenda una posizione netta nei confronti di questa deriva razziale, e chiediamo anche una posizione ai vari candidati sindaci per capire la loro posizione nei confronti di questa situazione inaccettabile. Speriamo venga accolto il nostro messaggio di PACE, perché continuare a colpire sempre la comunità rom per scopi elettorali lo troviamo poco serio e irrispettoso sia nei nostri confronti che della comunità fiorentina”.




Deposito tram in piazza Alpi? Dalle Piagge il NO a Nardella

Comunicato stampa Comunità delle Piagge
 
Deposito tramvia 4 in Piazza Alpi-Hrovatin. 
Il no della Comunità delle Piagge a Nardella
 
Ignorato e svilito il progetto partecipativo della Regione (e del Comune stesso). Ancora una volta le grandi opere si fanno sulla pelle delle persone.
 
La Comunità delle Piagge scrive una lettera aperta al sindaco Dario Nardella, agli assessori Giorgetti e Bettini e, per conoscenza, ai candidati e alle candidate a sindaco
 
In questi giorni il Sindaco Nardella e l’Assessore Giorgetti hanno presentato in vari luoghi del Quartiere 5 il progetto della linea 4 della tramvia Leopolda-Piagge. Per la zona delle Piagge forse una buona notizia, anche se da valutare in base all’impatto e al tracciato, se non fosse per un effetto collaterale devastante che la realizzazione avrebbe su un’area delle Piagge che da tempo avrebbe dovuto diventare il cuore del quartiere, l’area denominata nel 2016 dallo stesso Comune di Firenze “Piazza Alpi-Hrovatin”, che comprende il Centro sociale il Pozzo della Comunità delle Piagge e parte del grande pratone di via Lombardia.
 
Le tavole progettuali presentate infatti, mostrano che il deposito dei mezzi tramviari lato Piagge occuperà tutta l’area tra l’ex via Lombardia, il centro sociale il pozzo, le navi di via della Sala e il maneggio, quindi l’intera Piazza Alpi e Hrovatin (ad eccezione dello spazio di pertinenza del centro sociale), su cui, come Comunità delle Piagge, abbiamo appena concluso un percorso di progettazione partecipata finanziato dalla Regione Toscana grazie alla legge sulla partecipazione (L.R.46/2013), attivato con la raccolta di più di 1000 firme e promosso da una rete di 15 partner tra associazioni e altre realtà del territorio.
 
E’ bene che tutti sappiano che il Comune di Firenze ci ha messo la faccia in questo percorso, perché l’assessora all’Ambiente e Partecipazione Alessia Bettini ha firmato la lettera di supporto che ha consentito all’Autorità della Partecipazione di accettare la richiesta di attivazione del processo e sia la Bettini che il presidente del Q5 Cristiano Balli che l’assessore ai beni comuni Fratini hanno preso parte al momento conclusivo del percorso partecipativo Apriti piazza! avvenuto al teatro Viper lo scorso dicembre, alla presenza di numerosi abitanti e soprattutto delle famiglie dei ragazzi della scuola Paolo Uccello, partner del progetto, che molto si sono spesi nel dare il loro contributo creativo. 
 
Né in quella occasione, né nei numerosi colloqui precedenti, ci sono state fornite informazioni chiare sul progetto del deposito della tramvia, che in ogni caso non è mai stato considerato incompatibile con l’esistenza della Piazza, anzi sembrava che con la previsione del prolungamento della tramvia fino a Campi Bisenzio anche il deposito sarebbe stato spostato altrove. 
 
E quindi? Glielo hanno detto questi due assessori al Sindaco e al loro collega di Giunta Giorgetti, responsabile della mobilità cittadina e quindi dei progetti sulla tramvia, che qui c’è una piazza, tra l’altro intitolata a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e inaugurata dalle stesse istituzioni cittadine in pompa magna qualche anno fa? Gliel’hanno detto che ci sono delle persone che abitano in casermoni di periferia che stavano aspettando da anni di vedere riqualificato lo spazio pubblico intorno alle loro case che invece ci vedranno parcheggiati i tram? 
 
Noi come comunità delle Piagge, chi ha guidato con noi il percorso e chi ha partecipato con fiducia, ci sentiamo presi in giro e ingannati e ci opporremo con tutte le nostre forze a questo scellerato progetto che contraddice anni di indirizzi di pianificazione che da sempre indicavano questa area come nuova centralità di progetto. Un vero spazio pubblico di aggregazione da sempre manca in questo quartiere e da sempre la sua nascita è stata prevista qui. Ricordiamo uno tra tutti, il Piano Guida De Carlo per le Piagge, frutto anch’esso di un lungo lavoro di progettazione da parte di uno dei più grandi urbanisti italiani che ha coinvolto il territorio e la stessa comunità delle Piagge già all’inizio degli anni 2000, scelte ribadite in svariati piani di settore e nel Piano strutturale vigente e poi contraddette come se niente fosse.
 
Intitolare una piazza definendo solo un perimetro sulla carta, attrezzarla con l’apposizione di una targa e continuare a lasciarla un pratone abbandonato (tra l’altro inquinato e da bonificare, su cui nessuno ha mai provveduto a fare analisi dettagliate e definitive per capire se esiste un pericolo per la popolazione), già ha dell’assurdo. Attivare un processo partecipativo di 6 mesi finanziato con soldi pubblici per progettarla e poi non tenerne minimamente conto e farci il deposito della tramvia è inimmaginabile, eppure è successo. 
 
Come al solito le grandi opere si vogliono realizzare passando sopra alle comunità esistenti e alla loro storia. Ma noi non ci stiamo! Nardella e Giorgetti rivedano subito il progetto e parlino chiaramente con noi prima di fregiarsi, come amministrazione, di un risultato utile alla cittadinanza ancor prima della sua realizzazione. Realizzazione che, invece, se portata avanti in questo modo, costituirà l’ennesimo furto di futuro per noi e per gli abitanti delle Piagge. 
 
Noi non staremo fermi. Il rischio di vedere svanire l’ultima occasione di creare un luogo di socialità viva e attiva nel quartiere e di dare un senso alla parola riqualificazione delle periferie rendendole davvero città attraverso una visione ampia, unitaria e coerente, come era quella del Piano De Carlo, è concreto e noi non lo vogliamo correre!
 
Comunità di Base delle Piagge



Un deposito di tram in Piazza Alpi alle Piagge: alla faccia della partecipazione!

Sconcerto e rabbia tra gli abitanti delle Piagge dopo aver visto che la “loro” piazza dovrebbe diventare un deposito per la linea 4 della tramvia. Sul futuro di piazza Alpi-Hrovatin infatti nei mesi scorsi è stato costruito un percorso di progettazione partecipata, che a questo punto sembra essere stato nient’altro che un gioco.

Di seguito il comunicato della piaggese Adriana Alberici, candidata al Consiglio Comunale e al Quartiere 5 per la Lista Firenze Città Aperta.

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TRAMVIA LINEA 4, Alberici: “Perché il deposito dei mezzi proprio in piazza Ilaria Alpi? è una follia. Prima l’Amministrazione uscente sostiene il percorso partecipativo “Apriti Piazza” finanziato dalla Regione Toscana e poi, al dunque, cancella la stessa piazza oggetto del progetto, prevedendo il Deposito dei tram proprio in quell’area. A questa follia diciamo no, subito!

Dalle presentazioni sulla linea 4, tenute in questi giorni dagli uscenti sindaco Nardella e assessore alla mobilità Giorgetti, con molta enfasi da campagna elettorale, a Rifredi e alle Piagge – dichiara Alberici – ho appreso che il progetto della linea 4 della tramvia Leopolda-Piagge prevede il deposito dei mezzi tramviari lato Piagge nello spazio attiguo al Centro Sociale Il Pozzo, in piazza Alpi e Hrovatin. Peccato che su quella zona la Comunità delle Piagge avesse, in tempi molto recenti, concentrato i suoi sforzi di progettazione prima con una raccolta firme al fine di ottenere il finanziamento della Regione Toscana per il percorso partecipativo e poi col progetto stesso, sostenuto e celebrato anche dagli Assessori uscenti Bettini e Fratini, che hanno partecipato anche alla festa di chiusura. L’area è quella del pratone dove si era immaginato ben altro, come un parco urbano, un’area verde, insomma uno spazio da fruire come zona collettiva e di aggregazione. Un deposito tramviario in quello stesso spazio – prosegue Alberici – è pura follia e cancellerebbe la possibilità di preservare un centro sociale vivo come è oggi quello delle Piagge riducendo, tra l’altro, la superficie che ci era stato garantito (da assessori uscenti della stessa giunta, come Bettini e Fratini) sarebbe rimasta in gran parte a piazza”.

“Il progetto della tramvia linea 4 sarebbe in sé utile (anche se da valutare nel merito del tracciato e dell’impatto) in quanto collegherebbe finalmente l’estrema periferia al centro con possibilità di prosecuzione fino a Campi – dichiara ancora la candidata – ma, con la collocazione del deposito giusto in quell’area, non tiene conto, come purtroppo spesso avviene con le grandi opere, delle comunità che insistono sui luoghi attraversati”.

“Ancora una volta l’amministrazione uscente, che ho imparato purtroppo a conoscere fin troppo bene nel corso di questi sei mesi in consiglio comunale, trascorsi tra i banchi dell’opposizione di Firenze a Sinistra – conclude Alberici – delude profondamente e mostra la sua doppia faccia: da una parte, ha sostenuto il percorso partecipativo della Comunità con lettere di sostegno e apparente accoglienza delle idee proposte, dall’altra, ancora una volta, inganna un’intera comunità, i residenti e gran parte della cittadinanza che aveva supportato il progetto anche con una grande raccolta firma presentate alla Regione Toscana. Di fronte a quest’inganno, non si può stare fermi. Insieme alla comunità e a chi ha condotto il percorso, chiederemo subito all’amministrazione di rivedere il progetto e, se necessario, mobiliteremo gli abitanti della zona che stanno subendo l’ennesimo furto di futuro!




Mimmo Lucano a Vicofaro da don Biancalani – video

Video dell’intervento di Mimmo Lucano a Vicofaro, ospite di don Massimo Biancalani nella chiesa di Santa Maria Maggiore, definita da Lucano “una chiesa aperta a tutti, senza scuse e senza alcun tipo di discriminazione”.

L’ex sindaco di Riace, sospeso dalla carica di primo cittadino della città calabrese dal 3 ottobre scorso a seguito delle indagini aperte su di lui per concussione e truffa, e per lo stesso motivo allontanato dalla città, è l’inventore del cosiddetto Modello Riace, un sistema di accoglienza che mira alla ristrutturazione di immobili abbandonati con fondi pubblici, così da ripopolare i paesi grazie ai migranti, che negli anni hanno ridato vita ad attività tradizionali come  la tessitura o la lavorazione artigianale del vetro.

Guarda il video di Antonio Fiorentino.