Beatificato Romero, il vescovo che "infastidiva" Wojtyla e che fu ucciso dalla dittatura

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Sarà pre­sto pro­cla­mato beato e mar­tire mons. Oscar Romero, il 24 marzo 1980. Ieri papa Fran­ce­sco ha auto­riz­zato la Con­gre­ga­zione delle cause dei santi a pro­mul­gare il decreto del mar­ti­rio di Romero, ucciso «in odio alla fede» (e insieme a lui, in una sorta di par con­di­cio degli altari, quello di tre preti uccisi in Perù da Sen­dero lumi­noso nel 1991).

di Luca Kocci per il Manifesto

Non si cono­sce ancora la data della bea­ti­fi­ca­zione – forse la comu­ni­cherà que­sta mat­tina mons. Vin­cenzo Paglia, postu­la­tore della causa –, ma ormai è certo che ci sarà, a 35 anni dall’uccisione e a 20 dall’apertura del pro­cesso di cano­niz­za­zione, avviato nel 1994. Un per­corso lungo e acci­den­tato che si spiega con la tenace oppo­si­zione che Romero ha avuto, da vivo e da morto, dai set­tori con­ser­va­tori delle gerar­chie eccle­sia­sti­che e dalla Curia romana, che lo con­si­de­ra­vano un “vescovo rosso”: bea­ti­fi­care Romero, per costoro, avrebbe signi­fi­cato rico­no­scere valore alla teo­lo­gia della libe­ra­zione, con­tro cui Woj­tyla (papa) e Ratzin­ger (pre­fetto della Con­gre­ga­zione per la dot­trina della fede, l’ex Sant’Uffizio) hanno con­dotto una duris­sima crociata.

Woj­tyla, del resto, con Romero ebbe un rap­porto piut­to­sto con­flit­tuale, tanto da inviar­gli, negli anni, tre visite apo­sto­li­che, ovvero “ispezioni”. Nel 1979, quando le denunce dell’arcivescovo di San Sal­va­dor con­tro le vio­lenze della dit­ta­tura mili­tare erano all’apice, Gio­vanni Paolo II rice­vette Romero in Vati­cano, trat­tan­dolo con grande fred­dezza, esor­tan­dolo anzi ad andare d’accordo con il governo. «Non mi sono mai sen­tito così solo come a Roma», rac­contò lo stesso Romero ad una reli­giosa sal­va­do­re­gna (la testi­mo­nianza, pub­bli­cata dall’agenzia Adi­sta, è di Gio­vanni Fran­zoni, ex abate di San Paolo fuori le mura, durante la sua depo­si­zione giu­rata nella causa di bea­ti­fi­ca­zioni di Wojtyla).

Solo post mor­tem, nel 1983, durante un viag­gio in Sal­va­dor, Gio­vanni Paolo II si recò a pre­gare sulla tomba di Romero. Ma non andò oltre, nonostante sia stato il papa che abbia “fab­bri­cato” il mag­gior numero di santi e beati della storia. Sotto il pon­ti­fi­cato di Ratzin­ger le cose non cam­bia­rono. L’unica testi­mo­nianza resta una dichia­ra­zione di Bene­detto XVI nel 2007 sull’aereo che lo stava por­tando in Bra­sile: Romero è «un grande testi­mone della fede» ed è «degno di bea­ti­fi­ca­zione». Ma non accadde nulla.

Che il pro­cesso sia stato con­tro­verso lo ammette anche mons. Paglia: «Il pro­ce­di­mento è stato lungo, meti­co­loso e ha fugato ogni tipo di pro­blema e anche ogni tipo di oppo­si­zione», ha spie­gato a Radio Vati­cana. Prima di lui lo aveva rico­no­sciuto lo stesso papa Ber­go­glio, l’estate scorsa, tor­nando dalla Corea del Sud: il pro­cesso era «bloc­cato per pru­denza» – nel les­sico eccle­siale signi­fica che c’erano nume­rosi pareri con­trari – ma «adesso è sbloc­cato» e «i postu­la­tori devono muo­versi per­ché non ci sono impe­di­menti», aveva rive­lato Fran­ce­sco. E il primo papa suda­me­ri­cano è stato effet­ti­va­mente deter­mi­nante all’accelerazione di un iter impan­ta­nato e sabo­tato da anni.

Da tempo, e senza biso­gno di auto­riz­za­zioni eccle­sia­sti­che, i cat­to­lici lati­noa­me­ri­cani invo­cano l’ex arci­ve­scovo di San Sal­va­dor come “San Romero d’America”. L’atto di Ber­go­glio avrà un grande impatto, che con­tri­buirà al con­so­li­da­mento della sua imma­gine di papa che guarda con atten­zione ai movi­menti popo­lari e che sogna una «Chiesa per i poveri». Chissà se dopo la bea­ti­fi­ca­zione arri­verà anche la piena ria­bi­li­ta­zione, in vita, di tanti teo­logi, molti lati­noa­me­ri­cani, messi ai mar­gini o ridotti al silen­zio dai suoi predecessori.

«La deci­sione di papa Fran­ce­sco è di netta discon­ti­nuità con quella di Gio­vanni Paolo II e di Bene­detto XVI, che dif­fi­da­vano di un vescovo “in odore di teo­lo­gia della libe­ra­zione”», com­menta il movi­mento rifor­ma­tore Noi Siamo Chiesa, che esprime sod­di­sfa­zione per l’annuncio e mani­fe­sta una per­ples­sità: «Spe­ra­vamo che Romero fosse dichia­rato santo per­ché mar­tire per la giu­sti­zia e non per­ché in odium fidei. La sto­ria non può essere usata a pia­ci­mento. A San Sal­va­dor e dovun­que nel mondo tutti sanno quanto ha fatto e ha detto Romero e per­ché è stato assassinato».

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