Alluvioni e frane, l'analisi è unanime: troppo cemento e poca cura del territorio

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Elisa Gentilini dal Nuovo Corriere di Firenze

Cento millimetri di pioggia in poche ore. L’ondata di maltempo che si è abbattuta su tutto il centro Italia, non ha risparmiato la Toscana. A Massa la situazione peggiore, con tre vittime. Ma, seppur con conseguenze decisamente meno gravi, anche in provincia di Firenze l’allerta per il maltempo non si è esaurita. La Provincia di Firenze ha emesso un avviso meteo per rischio idrogeologico-idraulico valido fino a ieri notte per le zone dell’Alto Mugello, del bacino del fiume Ombrone e del Valdarno Inferiore. Nelle notte di domenica si sono registrate precipitazioni diffuse (dalle 3 a ieri mattina sono caduti in città cento millimetri di acqua) e il conseguente innalzamento dei livelli idrometrici. Ma anche oggi le previsioni non sono migliori e la Sala Operativa di Protezione Civile monitora costantemente la situazione. A lavoro anche uomini e mezzi dei Consorzi di Bonifica, istituzioni e volontari. “Ancora una volta la Toscana del Nord viene interessata da forti precipitazioni – spiega Fortunato Angelini, presidente dell’Urbat, l’unione dei Consorzi di Bonifica della Toscana – Paesi, città e campagna sono rimasti sotto una pioggia incessante per oltre 24 ore”. Sulla tragedia di Massa – dove una mamma e un bambino di due anni sono rimasti travolti in casa loro dalla frana di una collina – interviene duramente Coldiretti di Massa. “E’ esplosa – scrive Coldiretti – la rete idrogeologica. E’ da mesi, anni nel caso della zona di costa, che lo diciamo. Il Dio cemento è più importante. Prima di costruire ancora dovrebbero mettere in sicurezza il territorio. Questa è la verità”. Coldiretti esprime preoccupazione per le fragilità del territorio che “sta dando segnali di cedimento evidenti. Sono stati dati permessi per costruire anche dove era evidente che non sarebbe stato opportuno. C’è stata, e c’è tutt’oggi, una cattiva gestione del territorio e delle sue criticità. Un totale disinteresse in nome del Dio cemento”. L’associazione punta il dito “sui tappi creati dal cemento”.
Ma altrove la situazione è diversa? “Secondo i dati della Protezione civile – spiega Pietro Baronti, presidente Legambiente Toscana – il 98% dei comuni toscani è a rischio idrogeologico e Firenze non fa eccezione. Come sottolinea la Coldiretti, il consumo del suolo e il continuo costruire non fanno che incidere sul rischio frane, nelle zone collinari e sul rischio esondazioni, a valle. Le colline intorno a Firenze sono a rischio frane: basta pensare al precedente dell’anno scorso della frana in via Castelli, a Poggio Imperiale. E la città, dal punto di vista alluvione, è esposta allo stesso rischio del 1966. Inoltre, da sempre, la zona dell’Appennino è a forte rischio, sia per composizione idrogeologica, sia per i lavori. Penso al Mugello, con i lavori dell’Alta velocità, che hanno prosciugato le falde acquifere, cosa che rischiamo anche a Firenze con il tunnel del sottoattraversamento”. Ma ci sono delle buone pratiche di prevenzione? “Negli ultimi anni – prosegue Baronti – sono stati tagliati dal Governo i fondi per il dissesto idrogeologico destinati alle Regioni. La Toscana dopo l’alluvione dell’anno scorso ha stanziato 44 milioni, non si può obiettare niente. Ma serve una sorveglianza costante, sugli argini, sulle colline. Per questo, con Coldiretti, abbiamo proposto un tavolo di coordinamento formato da enti locali, consorzi di bonifica, agricoltori, volontari, tutti adeguatamente formati, che facciano da ‘sentinelle’ sul territorio”.
Rischi sismici e idrogeologici vanno di pari passo alla gestione del territorio anche secondo l’associazione ambientalista Italia Nostra. “La Toscana non è messa meglio di altre regioni – commenta Mariarita Signorini del direttivo nazionale di Italia Nostra – un esempio è la questione del rischio sismico: adesso basta una autocertificazione per costruire in aree a medio e basso rischio, con controlli a campione del solo 10%”. E a Firenze ci sono punti critici? “Guardiamo con molta apprensione – prosegue Signorini – gli scavi per la Tav ma già ci sono dubbi sulla stabilità di centinaia di edifici. Inoltre il nuovo piano strutturale prevede parcheggi sotterranei in molte piazze, sono previsti sottopassi per le linee tramviarie: insomma si parla continuamente di talpe e non questo non ci da nessun conforto”.

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