Acqua, Firenze la più cara d'Italia: causa privatizzazione e politica incapace

città dove non si è mai privatizzato, la stessa famiglia spende solo 123 euro l’anno. Inoltre tra i primi 10 capoluoghi di provincia italiani più cari ben 8 sono toscani. É questo il risultato del “modello toscano”, tanto osannato dagli enti locali? Per quanto ancora fiorentini e toscani resteranno sotto il giogo di amministratori incapaci di far valere i diritti dei cittadini stabiliti dal Referendum del 2011? Perché la priorità deve essere sempre e comuque il rispetto della volontà di Federutility, del Cispel e delle società per azioni, le ex municipalizzate, oggi in mano alle multinazionali? Sono questi gli interrogativi posti da Ornella De Zordo, capogruppo di perUnaltracittà a Palazzo Vecchio, dopo che è stata resa nota l’indagine sul Servizio Idrico Integrato curata dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva.

[L’indagine completa è scaricabile sul sito di CittadinanzAttiva http://www.cittadinanzattiva.it/comunicati/consumatori/acqua/5292-dossier-servizio-idrico-integrato-2013.htm]

“É semplicemente vergognoso che in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo a Firenze si debba pagare quattro volte in più che a Milano, città dall’acquedotto eccellente”, ha continuato De Zordo. “Ed è inconcepibile che i soldi rastrellati ai fiorentini costituiscano utili per Publiacqua che destina solo il 27% di essi a nuovi investimenti e ben il 73% alle casse dei soci, tra cui la multinazionale Acea”.

“L’altro dato eclatante che emerge dalla lettura dell’inchiesta di Cittadinanzattiva – ha concluso De Zordo – è quello relativo al quadro della dispersione della rete idrica toscana. Negli ultimi cinque anni si è passati dal 34 ad un misero 32%; un dato che smonta una volta per tutte il mito dell’efficienza del privato nel gestire l’acqua, visto che nello stesso periodo solo a Firenze la bolletta è aumentata del 44,6%. Ormai è sotto gli occhi di tutti, a guadagnare dalla mancata applicazione del referendum sono solo le Società per Azioni, a pagare i soliti noti: i cittadini.”