Acqua all’arsenico, in Toscana soluzione tra 2 anni. Nel frattempo… alla salute!

Sara Capolungo per l’Altracittà

Migliaia di toscani bevono acqua all’arsenico. Ormai da anni, senza saperlo. Ma lo sanno benissimo Regione e Ministero della salute. E cosa fanno? Chiedono deroghe all’Europa ai limiti previsti dalla legge. Di fronte alla terza proroga, la Commissione Europea, però, il 28 ottobre ha detto “basta”. Stop all’arsenico dal rubinetto, obbligandoci a risolvere il problema. In particolare, sono 16 i Comuni toscani, per lo più sulla costa, con valori di arsenico fino a 5 volte superiori al limite di legge. Ma, ad un mese dalla decisione europea, in Italia tutto tace. Nessun provvedimento e nessuna informazione ai cittadini, nonostante l’espressa indicazione europea in tal senso. Infatti, nella decisione di Bruxelles, è previsto l’obbligo di informare le popolazioni interessate, al fine di tutelare bambini, malati e anziani. Insomma, siamo di fronte alla beffa nella beffa. E così i cittadini, inconsapevoli, continuano a bere acqua contaminata nella più oscura ignoranza.

La vicenda parte da lontano: è dal 2004, infatti, che la Toscana chiede deroghe. È di febbraio di quest’anno la richiesta della terza deroga. Con la Toscana, altre 5 regioni: Lazio, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Campania e Umbria. Tutte accomunate da valori di arsenico che raggiungono anche i 50 microgrammi per litro, rispetto ai 10 consentiti per legge. Quantità che sarebbero oltre i limiti, secondo le motivazioni presentate dall’Italia, per cause “naturali”, ovvero riconducibili alla conformazione del territorio, in particolar modo alle stratificazioni geologiche. Motivazioni che però non hanno convinto l’Europa, perché i valori di 30, 40 e 50 microgrammi possono determinare seri rischi alla salute, “in particolare talune forme di cancro”, come ha precisato l’Organizzazione mondiale della sanità.

Cosa può succedere ora alle migliaia di cittadini interessati? Nella più rosea prospettiva, possono ritrovarsi il rubinetto a secco per le ordinanze dei sindaci, obbligati dall’Europa a prendere provvedimenti tempestivi. E, paradossalmente, dovrebbero anche augurarselo, vista la noncuranza e l’indifferenza dimostrata dagli amministratori nostrani. Poco confortante appare anche la dichiarazione dell’assessore regionale Anna Rita Bramerini, che promette: “Stiamo lavorando per velocizzare la realizzazione degli impianti di depurazione. Entro il 31 dicembre 2012 sarà risolto il problema dell’arsenico in tutti i comuni”. Peccato che siamo ancora nel 2010. E comunque, questi ulteriori 2 anni vanno a sommarsi agli altri 6 precedenti. Durante i quali si è fatto poco o niente. Nella Maremma grossetana, ad esempio, è da tempo che gli ambientalisti chiedono il rispetto delle leggi sulla bonifica dei siti minerari, da 20 anni segnalati come inquinati. E l’Eni, nonostante l’accordo per la bonifica stipulato con la Regione, continua ad contaminare un intero territorio con le acque avvelenate di arsenico delle vecchie miniere.

Come se non bastasse, ci sono anche altre sostanze nocive ad uscire dal rubinetto. Si tratta di boro e fluoro, presenti nelle acque di altri 19 comuni toscani della provincia livornese,aretina e pisana. In questi casi, la richiesta di deroga presentata dalla Regione è stata accolta dall’Europa, in quanto “le prove scientifiche permettono deroghe temporanee” per i valori indicati. Quindi Bruxelles concede la deroga, ma deve essere di breve durata. E comunque, si legge nella decisione dell’Europa, è indispensabile anche in questo caso informare i cittadini “sui rischi legati al consumo dell’acqua oggetto di deroga da parte dei neonati e di bambini fino all’età di 3 anni”.

Insomma, dall’Europa il messaggio è chiaro: se proprio volete far bere quest’acqua ai vostri concittadini, che almeno sappiano a cosa vanno incontro. Dal 28 ottobre, attendiamo ancora gli squilli di tromba che annuncino la notizia.