15 Dicembre 2019

A Viareggio il Carnevale censura Charlie Hebdo (e incassa soldi pubblici)

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Se cercate un aggettivo per definire il Carnevale di Viareggio del 2015 quello più appropriato è “ridicolo”. La Fondazione pubblica che lo gestisce ha infatti censurato gli artisti che producono i carri intimando loro di evitare ogni riferimento alla vicenda di Charlie Hebdo, la redazione del giornale francese i cui vignettisti sono stati uccisi per la loro satira dissacrante e in difesa della libertà di espressione.

Un valore quello dell’articolo 21 della Costituzione che a quanto pare in Versilia è privo di valore. Gli autori dei carri viareggini si sono infatti subito allineati, qualcuno – Umberto Cinquini, autore di un carro sulla Merkel – è arrivato a dichiarare a Repubblica che la vicenda di Charlie “è avulsa dalla nostra tradizione” e con un conformismo micidiale – questo sì avulso alla satira – ha ribadito come il Carnevale di Viareggio operi “in un contesto popolare, con un pubblico fatto di famiglie a cui dobbiamo rispetto”.

Con queste dichiarazioni al ridicolo si aggiunge così il tragicomico per una manifestazione che storicamente funziona solo se mette al centro la satira ed è capace di essere dissacrante. Con questa azione censoria pare che i padroni del carnevale toscano cerchino di imporre una sorta di “Carnevale etico”, dove qualcuno decide che cosa è satira e che cosa no, cosa è giusto censurare e su cosa invece è permesso farsi quattro risate.

Tanto i destinatari di questa mentalità codina sono “le famiglie” che, è vecchia storia in Italia, vanno protette sempre e comunque dalla realtà, bisogna decidere per loro perché evidentemente non sanno fare i conti con vicende che non sono in grado di comprendere. Il popolo deve così andare a Viareggio, guardarsi i carri, evitare di pensare e naturalmente consumare brigidini, cocacole, fritturine e zucchero filato.

Peccato che a sostegno di questa manifestazione, in cui vige una censura d’altri tempi, siano appena arrivati addirittura 1,6 milioni di freschi euro pubblici (a cui si aggiunge la promozione gratuita con la diretta su Rai Tre). La Regione Toscana ha infatti deciso di sostenere questo “carrozzone” (è un termine adatto visto il dissesto finanziario? si può dire? troppo dissacrante?) perché rappresenta un valore per tutti (sic) i toscani. (rc)

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