Zajko, rom partigiano. Un video racconta la sua storia

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Sara Capolungo per l’Altracittà

«Qualche rom si è fermato italiano, come un rame a imbrunire su un muro» cantava Fabrizio De Andrè. Con queste parole descriveva il dramma dei numerosi rom costretti a riparare in Italia per sfuggire all’aggravarsi della guerra nella ex Jugoslavia. Parole che si cuciono perfettamente addosso alla vita di Zajko, 81 anni, rom bosniaco, artigiano del rame, che oggi vive al campo nomadi di Coltano, vicino a Pisa.
La storia personale di Zajko si intreccia con le pagine più tragiche della storia del Novecento: la guerra, le leggi razziali, lo sterminio di ebrei, rom e minoranze etniche durante la Seconda Guerra Mondiale.
«Era il 1939, mio nonno vide che passavano camion di soldati tedeschi. E ai muri era affisso un manifesto grande con scritto che Ante Pavelic, il dirigente nazionalista e fascista croato, farà ammazzare prima i serbi, poi gli ebrei e gli zingari». Comincia così il racconto di Zajko, allora poco più che maggiorenne, costretto a nascondersi in montagna, dove aderisce alle formazioni partigiane di Tito: con loro partecipa alla Liberazione dal nazifascismo e alla costruzione della nuova Jugoslavia. Ma con l’esplosione della guerra nella regione balcanica, nei primi anni ’90, è costretto ad una nuova fuga: arriva a Napoli, poi Piacenza e infine a Pisa dove vive da più di venti anni.
A raccogliere la testimonianza di una vita legata indissolubilmente alla storia europea è l’associazione Africa Insieme (http://www.africainsieme.net/) e il Cesvot di Pisa che, nell’ambito del progetto “volontari come in un film”, organizzato dal cinema teatro Lux in collaborazione con l’Associazione degli Spettatori, hanno dato vita ad un video (http://vimeo.com/13451294) curato da giovani universitarie e volontarie di Africa Insieme.
È a loro che Zajko racconta, dietro una montagna di pentole di rame, le paure di allora e l’amarezza di oggi per non potersi sentire, ancora adesso, “a casa” nonostante i suoi ventuno anni di permanenza a Pisa.
«Uno degli stereotipi più diffusi è che i rom siano un popolo nomade, incapace di vivere in maniera stabile- afferma Sergio Bontempelli di Africa Insieme- ma questa è una visione, distorta, della cultura rom». Visione che, spesso, è fatta propria anche dai comuni attraverso una pianificazione urbanistica che reclude le comunità rom in luoghi separati e lontani della città. È la cosiddetta “urbanistica del disprezzo” di cui hanno parlato gli studi più avveduti sui fenomeni urbani.
In nome di tale pregiudizio vengono negati i più fondamentali diritti umani, civili e sociali. Il diritto alla casa, alla salute, all’assistenza e spesso anche all’istruzione. E Zajko, invalido ad una mano, non può avere una pensione perché non ha il documento adeguato: la “carta di soggiorno”. «Per fortuna, poco tempo fa, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima tale disposizione – precisa Bontempelli – e noi dell’associazione stiamo cercando di far avere a Zajko, e a tutti quelli nella sua stessa situazione, ciò che gli spetta».
«Purtroppo i rom continuano ad essere rappresentati come un problema di ordine pubblico e di criminalità. A Pisa, con la giunta Filippeschi, abbiamo assistito ad una campagna di criminalizzazione, spacciata per sicurezza: da un lato sono stati smantellati gli interventi assistenziali, dall’altro il comune ha investito in telecamere per la videosorveglianza e ha emanato ordinanze volte a ‘colpire’ i più sfortunati, come l’ordinanza ‘antiborsone’ pensata per i ragazzi senegalesi e quella contro i campi abusivi. In questi atteggiamenti discriminatori Pisa non sembra troppo lontana da Firenze».
«Con questo video, invece, abbiamo voluto mostrare un’altra storia, un altro racconto possibile dei rom e dei sinti – continua Bontempelli – un racconto dove emerge, accanto alle tante persecuzioni subite, anche il contributo che i rom e i sinti hanno fornito alla costruzione delle moderne democrazie».
L’associazione Africa Insieme lavora da più di quindici anni sul territorio a fianco di queste persone per la tutela dei loro diritti. «Ma il nostro lavoro quotidiano non sarebbe possibile senza il progetto Rebeldia, che ora è ad un passo dalla chiusura (http://www.altracitta.org/2010/07/21/filippescu-sindaco-pisano-contro-la-cultura-vuol-chiudere-il-rebeldia/)- puntualizza Bontempelli – e quindi chiediamo all’amministrazione comunale di salvare una realtà tra le più vitali e importanti di Pisa». L’Altracittà condivide, e avrebbe condiviso sicuramente anche De Andrè, perché i rom sanno «leggere il libro del mondo, con parole cangianti e nessuna scrittura».

Zajko. Un video di Africa Insieme from Africa Insieme on Vimeo.

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