Young Americans

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Occhi azzurri e sorriso smagliante, un certo non so che nel vestire… eccoli, gli americani, ci sono anche loro. Amanda, Lindon e Matthew hanno 20 anni e vengono dall’Ohio. Hanno ascoltato con attenzione le parole di Coleen Kelly, la presidente di Peaceful Tomorrow, l’associazione dei parenti delle vittime dell’11 settembre, quelli di “Not on our name”, come dire “se fate la guerra non fatela a nome nostro”. Quelli che non hanno creduto che bombardare fosse una buona risposta al terrorismo, ma hanno pensato invece a porsi una domanda: perché?
“Non potevo credere che nel mondo ci fosse tanto odio”, ci dice Amanda. “Quando sono venuta in Italia sono rimasta sconvolta: tanta gente pensava che come americana io fossi d’accordo con la politica di Bush”, prosegue Lindon, “mentre io detesto il suo modo di fare quello che gli pare in disprezzo dell’Onu e di ciò che pensa la gente! La guerra non è una soluzione, dobbiamo cercare il dialogo e conoscere gli altri paesi”. Ma della guerra in Afganistan, voi negli USA che cosa avete visto? “Non molto”, ammette Matthew, “la televisione mostrava solo alcune immagini del paese ma soprattutto le dichiarazioni in video di Bin Laden, e ripeteva fino all’ossessione le scene del crollo delle torri. Del resto la preoccupazione maggiore era per i nostri soldati: non volevamo fare la fine dei russi!”. Questi ragazzi, e gli altri americani presenti, sono stati invitati al Forum e a questo incontro dalla Tavola della Pace per “dimostrare” – pare che ce ne sia ancora bisogno! – che pacifista e anti-americano non sono sinonimi. Alcuni di loro sfileranno persino nel corteo di sabato 9, contro Bush e la guerra preventiva, contro tutte le guerre. Ma al Forum sarebbero venuti lo stesso, anche senza invito, dicono Amanda e Lindon. A dare un’occhiata, per curiosità. E la curiosità è sempre un buon segno.

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