23 settembre 2018

Voglia di gridare

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Voglio gridare la mia incontenibile felicità nell’aver visto sfilare per i
nostri caotici e nevrotici viali di circonvallazione una folla che di
devastante aveva solo la comicità. È stato uno dei cortei più creativi e
simpatici della storia. Dagli ormai consueti furgoni con musica vecchia e
nuova, ai lenzuoli bianchi alle finestre, alle persone affacciate che
salutavano un corteo variopinto che a passo di danza sconfessava le nere
previsioni che pendevano sulla sua testa, ai bambini, ai cani, agli slogan
incomprensibili dei polacchi e dei greci, agli inglesi e al loro “One
solution, revolution”, alle battute pungenti di promettenti geni della
satira di base: “Contro dichiarazioni Fall…aci, applichiamo la porno tax”.
Qualcuno grida Oriana, invece di Adriana, sentendosi Sylvester Stallone in
Rocky. Un signore dall’aria dolce avvolto in una bandiera rossa indossa un
cappello “Rispettatemi, sono un’opera d’arte”. Senza mai dimenticare l’
obiettivo comune della pace mondiale, ognuno ha trovato lo spazio per le
proprie rivendicazioni peculiari, così gli antiproibizionisti srotolano lo
striscione: “Al posto di Camp Darby, facciamo Campi D’Erba”, e anche gli operai licenziati della Fiat si sentono chiamati a partecipare perchè vittime di quella
globalizzazione di cui la multinazionale torinese è una delle protagoniste.
Abbiamo spiazzato l’avversario giocando a marcia forzata, abbiamo obbligato
i telegiornali a parlare di contenuti, abbiamo danneggiato i commercianti
che avevano deciso di chiudere, e abbiamo gratificato, soprattutto
economicamente, chi aveva aderito alla campagna Firenze Città Aperta. E l’
unico danno alle vetrine sono stati quegli orrendi pannelli di legno, alla
cui tristezza i temuti no global hanno subito provveduto riempiendoli di
motti sagaci, uno per tutti: “Ma soprattutto che cazzo vendi?!”.
Abbiamo invaso la città come l’acqua, assolutamente non privatizzata, il
percorso non poteva contenerci tutti e la città si è riempita di cortei di
andata e di ritorno. Sembrava una Firenze di una dimensione parallela, fermi
immobili davanti a Piazza della Libertà, a motori spenti, si parlava.
Ma la festa non è stato il successo maggiore, ne è stato solo il lato più
vistoso. È soprattutto un trionfo politico. Portare quasi un milione di
persone in piazza in una città come Firenze, su una questione così poco
opportunista come la pace, non è cosa da poco. E non è uno dei tanti momenti
di piazza in cui ci si lamenta, ci si conta, o ci si lecca le ferite. È
stato un momento forte di aggregazione generazionale e politica. In questo
senso secondo me il corteo ha sconfessato ogni aspettativa, sia quella di
chi ne paventava la violenza, sia quella di chi, come me, ne professava l’
inutilità politica. Nella giornata di sabato abbiamo costruito una rete
maestosa intorno a un obiettivo comune, quanto mai etico economico e

politico, come quello dell’opposizione alla guerra.
È stata la giusta ricompensa per chi in questi mesi ha rinunciato alla
propria vita privata per dedicarsi alla costruzione di un mondo che forse è
davvero possibile.

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