Vita clandestina di Lorena

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Il lavoro (di cura)
“La prima volta che ho assistito un anziano, che ho dovuto spogliarlo e cambiarlo, non ci faccio più caso…” racconta Lorena, peruviana, quasi trentenne, da 11 mesi in Italia clandestinamente. Lorena sopravvive assistendo gli anziani e facendo le pulizie. Lei dice “è un lavoro, a me piace. Anche in Perù pulivo sempre la mia casa. Quattro fratelli e i genitori anziani… Mi piace. Il problema è che, quando sei clandestino, nessuno ti prende se non hai una raccomandazione, se non hai conoscenze… Senza documenti, non trovi lavoro”. “Per noi donne è più facile” spiega Lorena “anche se tutti cercano lavoro e lavoro non ce n’è per tutti, le donne riescono a trovarlo nelle famiglie. Per gli uomini è più difficile. Noi migranti vogliamo essere regolari, vogliamo pagare le nostre tasse e i contributi per avere una pensione. Chi penserà a noi quando saremo vecchi?”.
Il primo lavoro Lorena lo trovò grazie ad una cugina, a cui deve anche cinquemila dollari, il prezzo di un volo per la terra promessa. “L’Italia mi sembrava un paradiso. Mi raccontavano tutti che era un posto bellissimo. E’ così che ho deciso di partire. Mia cugina mi ha aiutato moltissimo, lei è come una sorella.”
Il denaro
Oggi Lorena lavora tutti i giorni. Si lamenta perché non ha nulla da fare il pomeriggio e con i soldi, oltre a pagare l’affitto, il prestito ricevuto e le spese quotidiane, manda anche una somma alla sua famiglia. “E’ dura, ma qui ci sono più possibilità. Vedi, nel mio paese per comprare una macchina devi lavorare 10 anni, qui ne bastano due; per comprare una televisione 7 anni, qui invece 1 anno” e continua così facendo tutta una serie di esempi su tempo, lavoro e denaro. Il metro è cosa puoi acquistare e in quanto tempo. Tutto questo, a quale prezzo? E quanto sarebbe costato non farlo?
La città, le piazze e i mercati
Lorena ama le piazze di Firenze e conosce tutti i mercati. “Tutti gli immigrati fanno la spesa al mercato di San Lorenzo. E’ più economico dei supermercati, come in Perù. Nel mio paese solo i ricchi vanno al supermercato, così quando vado qui al mercato mi sento a casa mia. Le Cascine il martedì, le Cure la mattina…” insomma li conosce tutti i mercati e ci passa gran parte del suo tempo libero. Anche perché Lorena non esce la sera. Non esce perché ha paura, paura di essere fermata da un poliziotto, da un vigile che le chiede i documenti. Paura di esistere in certi momenti, gioia di essere tutto il tempo. Eh si, perché Lorena sorride sempre.
In autobus e altrove
“Gli anziani sono quelli che hanno più timore di noi stranieri” osserva. “Quando uno straniero sale sull’autobus si fa il vuoto. La gente si stringe la borsa, nasconde il cellulare, si sposta. Nei supermercati, all’Oviesse ad esempio, quando entra uno straniero, una commessa lo insegue. Una volta, volevo comprare un sapone. Una mi inseguiva e mi stava col fiato sul collo, finché mi sono girata per dirle che volevo comprare un sapone, che avevo i soldi per farlo perché lavoravo e che quindi non avevo nessun bisogno di rubarlo. Da allora non ci ho messo più piede. Preferisco il mercato.”
“Non posso…”
I documenti, torniamo ai documenti. “Non posso aprire un conto in banca, non posso chiedere un prestito, neanche un piccolo prestito” dice Lorena. “Non posso avere un libretto sanitario, non posso curarmi. Non posso prendere la patente. Non posso. Non posso trovare lavoro come gli altri, avere un contratto, pagare i contributi. Non posso. Non posso trovare una casa “normale”, vivo in una stanza con tre persone. Non posso”. La vita si complica. Piccole cose, semplici cose che non si possono fare. Le cose che facciamo tutti i giorni, noi titolari di documenti, diventano impossibili, impenetrabili. Fare un contratto con l’Enel, acquistare una casa, prenotare un albergo, andare da un medico, avere un nome, impossibile… Lorena è uno pseudonimo.

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