18 settembre 2018

Violenza sulle donne, si fa ancora troppo poco

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Carola Del Buono per l’Altracittà

“Svegliati, balla, partecipa!”. È questo il motto dell’ “One billion rising”, campagna lanciata dall’attivista e drammaturga americana Eve Ensler, autrice dei Monologhi della vagina. Il 14 Febbraio 2013 cadeva il 15esimo anniversario della campagna, e in questa data si è svolto in molte città del mondo un flash mob composto da persone danzanti – qui a Firenze in piazza della Repubblica – per ricordare le ingiustizie e le violenze che le donne subiscono.

“Il flash mob di oggi ha visto una grossa partecipazione maschile, e questo è un bene perché secondo noi è ora che siano gli uomini ad ammettere le loro responsabilità, così si può allargare la coscienza del problema”. Sono parole di Clelia Marmugi, del Global theatre project, un’associazione che sostiene lo scambio tra artisti statunitensi ed i loro colleghi internazionali, presente in piazza della Repubblica assieme ad altre realtà come SNOQ Firenze, Associazione Artemisia, Libere tutte, Oxfam Italia e molte altre ancora.

Ma perché nei rapporti affettivi nella nostra epoca c’è ancora tutta questa violenza?
“Non è facile dare una risposta ad una domanda del genere – ammette Clelia, purtroppo credo ci siano molte ragioni alla base, una è che non esiste tutt’oggi un gran senso del rispetto nei confronti degli altri”.
Secondo Clelia questo problema è il segno di un malessere che caratterizza la nostra società e bisognerebbe ripartire da capo, dando più educazione ai bambini nelle scuole, ci dovrebbe essere più istruzione riguardo a questi temi per creare così una maggiore percezione del problema.
“Purtroppo in Italia la violenza contro le donne rappresenta tutt’oggi un fenomeno molto diffuso, siamo ancora molto indietro” conclude amaramente.

Rincara la dose Nicoletta Livi Bacci, del Consiglio direttivo dell’associazione Artemisia di Firenze: “La situazione nel nostro paese è pessima, le donne che ci chiedono aiuto sono sempre di più, il femminicidio è in aumento e contemporaneamente non c’è da parte delle istituzioni alcuna presa di posizione a riguardo”
Artemisia è attiva dal 1991 contro la violenza sulle donne, e dispone anche di una casa rifugio per “nascondere” le vittime ai loro aguzzini, in attesa dell’ intervento del tribunale. L’associazione porta avanti iniziative di informazione, sensibilizzazione, e formazione sui temi della violenza in tutta Italia.

Nicoletta ci spiega che Artemisia non si occupa solo di donne maltrattate dal partner, ma anche di tante ragazze, figlie di genitori violenti ed abusanti. Un altro aspetto del problema sono i figli che assistono alla violenza del padre sulla madre, vivendo così un’esperienza decisamente traumatica.

“Diversamente da quanto si pensa, il femminicidio è più diffuso nel Nord Italia rispetto al Sud… Sicuramente le donne di certe realtà italiane più rurali si ribellano meno ai mariti violenti, e per questo forse sfuggono all’omicidio da parte del coniuge, condannando comunque loro stesse ad una vita di sottomissione ed abusi. Il femminicidio infatti spesso avviene quando le donne trovano il coraggio di lasciare il partner. In ogni caso – conclude, il problema della violenza sulle donne non è legato a questioni economiche o di salute mentale, ma è invece una questione prettamente culturale”.

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