Violenza sulle donne, l'Italia firma la Convenzione Europea. Ma la strada è ancora lunga

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Sara Capolungo per l’Altracittà

Ci risiamo. Di violenza sulle donne si parla solamente per raccontare l’ennesimo, e periodico, fatto di cronaca nera. Poi tutto tace, di nuovo. E anche questo silenzio dà la misura di quanta strada ci sia ancora da fare in Italia. Eppure l’Italia pochi giorni fa, dopo 18 lunghi mesi, ha finalmente firmato a Strasburgo, per mano del ministro Fornero, la Convenzione Europea contro la violenza sulle donne, dopo la ratifica di tutti gli altri grandi Paesi europei, Turchia compresa: 81 articoli che intendono armonizzare le leggi e le politiche contro la violenza, offrendo alle donne servizi concreti ed efficaci.

Un piccolo passo avanti, licenziato con poche righe su uno o due giornali e che, comunque, rincuora solo in parte. I numeri sulla violenza degli ultimi due anni, infatti, fanno impressione: nei primi sei mesi del 2012, le donne uccise sono state 71, mentre nel 2011 si è registrato un incremento delle violenze del 6% rispetto all’anno precedente, per un totale di 127 omicidi, ovvero una donna uccisa ogni tre giorni. Mentre negli ultimi 5 anni, l’incremento è addirittura del 26%. Nell’87% dei casi, inoltre, le vittime hanno subito violenza all’interno delle mura domestiche o da quelli che ritenevano essere i ‘loro cari’.

Insomma, malgrado le campagne portate avanti da numerose associazioni, il fenomeno continua ad essere preoccupante e allarmante. Le cause? Sono di natura culturale, secondo Titta Carrano, avvocato e presidente di D.I.R.e. (Donne in rete contro la violenza), la prima associazione italiana a carattere nazionale che riunisce 58 centri antiviolenza e le Case delle Donne, che in vent’anni di attività hanno dato voce a riflessioni sul tema della violenza delle donne, oltre a supportarle per farle uscire dalla spirale di violenza e far riconquistare loro la libertà, e che da tempo chiedeva la firma della Convenzione Europea: “In Italia le donne continuano ad essere uccise in quanto donne. Le cause del feminicidio sono profonde. Esso è una conseguenza estrema della violenza di genere, intesa come totale controllo sulla donna, ed è anche l’estrema ratio di chi pensa che del nostro corpo può disporre anche materialmente. In Italia – continua Carrano – abbiamo assistito negli ultimi anni ad una mercificazione della donna e del suo corpo, inteso come merce di scambio, privo di libertà e diritti. Ed è su questo terreno che si sviluppa la violenza contro il genere femminile. Ed è un problema unicamente di carattere culturale. Per questo- spiega ancora la Presidente- il nostro impegno, nei centri antiviolenza, è rivolto ad un profondo cambiamento culturale, attuando campagne di educazione al rispetto della differenza nelle scuole con gli adolescenti, per prevenire nei giovanissimi la diffusione di comportamenti violenti e stereotipati”.

Ma, nonostante l’importante ruolo svolto e i 10 milioni di euro stanziati dal precedente Governo, i centri antiviolenza rischiano la chiusura: “Molti centri vivono in difficoltà economiche gravissime: stanno chiudendo sia al nord sia al sud del Paese, l’uno dopo l’altro, a causa dei tagli e dell’indifferenza degli enti locali, a causa di una cultura che non riesce ancora a valutare la gravità del fenomeno. I finanziamenti promessi dall’ex ministro Carfagna – spiega Carrano – sono stati effettivamente stanziati, ma è una cifra insufficiente per il costante e duraturo funzionamento dei centri stessi. In altre parole – conclude la Presidente – i finanziamenti sono insufficienti rispetto alle richieste di aiuto che i centri antiviolenza ricevono”.

D’altra parte il nostro è pur sempre il Paese dove non è mai stato istituito, come hanno fatto in Francia o in Spagna, un osservatorio di genere sugli omicidi (per conteggiare quanti siano in realtà gli omicidi con il movente di genere), e che non è in grado di fornire dati ufficiali su questo fenomeno, diventato, senza esagerare, emergenza nazionale. A proposito, il 25 novembre prossimo sarà la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un’altra giornata di sole chiacchiere?

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