13 novembre 2018

Vigliacchi e delinquenti: inaccettabile commemorare i cecchini fascisti

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo due testimonianze sul vero volto dei franchi tiratori, i cecchini fascisti che l’11 Agosto, anniversario della Liberazione di Firenze, qualcuno vorrebbe addirittura commemorare con onore.
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Nel 1944, quando avevo sette anni, ero nascosto con i miei genitori nei locali dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, trasformata in rifugio dagli insegnanti e dal resto del personale. Un giorno, mentre sedevamo a tavola a mangiare ceci tonchiati – unico cibo disponibile – un proiettile entrato da una finestra ci sfiorò andando a distruggere una pentola di coccio. Era stato un franco tiratore, un fascista, a sparare dal tetto di fronte. Inseguìto da partigiani allertati da mio padre l’uomo fu arrestato e messo in carcere. E andò bene a noi ed a lui, ché se ci avesse anche solo feriti lo avrebbero immediatamente “messo al muro” come si diceva allora.
I franchi tiratori erano il peggior tipo di persone che ci fosse in quel periodo perché, oltre che delinquenti, erano vigliacchi, temuti quasi più dei soldati nazisti per il loro modo di sparare da lontano, nascosti dietro gli abbaini, a cittadini inermi che andavano a cercare acqua o cibo.
Trovo davvero triste, triste e pericoloso che proprio in questo periodo, pochi giorni dopo che un emulo di quei vigliacchi ha ucciso 80 ragazzi, si possa pensare ad una cerimonia in ricordo di gentaglia come erano i franchi tiratori. Solo persone altrettanto vigliacche possono vederli come esseri di cui mantenere vivo il ricordo.

Piero Colacicchi
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La mia mamma nell’agosto del ’44 abitava in affitto in via Fra Bartolommeo 26 al primo piano con i fratelli e la sua mamma, e non potevano, durante i giorni della Liberazione di Firenze da parte delle formazioni partigiane (gli eserciti alleati non erano entrati in Firenze!) affacciarsi alle finestre che davano sulla strada ed avere attraverso cestini attaccati a corde i rifornimenti (un pò di cibo o acqua) perchè dal soprapassaggio ferroviario delle Cure i cecchini lì appostati sparavano sui civili e su tutto ciò che si muoveva.
Mio padre, fratello di Guido che era stato fucilato al Campo di Marte insieme ad altri quattro giovani il 22 marzo 44 per renitenza alla leva repubblichina, mi ha sempre raccontato che nel viale Don Minzoni all’incrocio con via Masaccio un franco tiratore aveva ucciso una crocerossina che passava lì sotto.
Bei criminali questi cecchini o franchi tiratori che sparavano contro chiunque per seminare terrore, altro che “eroici combattenti contro potenti eserciti nemici!”
E’ inaccettabile che Casaggì renda onore a queste carogne. Ora e sempre Resistenza! Viva i Partigiani!

Sandro Targetti

0 Comments

  1. fiorenza

    non vi posso raccontare quello che ho passato io durante tutto ilperiodo di guerra quando avevo 17 anni.A voi che siete fiorentini interessa di più sentire tragedie di casa vostra.Io sono pisana ma vi assicuro che anche lì sono successe cose atroci.Riguardo ai cecchini che sparano sulla folla non visti basta sapere quello che sta succedendo il Libia e in Siria oggi per sapere che razza di gente è,delinquenti vermi che non osano mostrare la loro faccia per paura che qualcuno possa riconoscerli in seguito.Mi domando,ma i loro genitori che cosa hanno loro insegnato?

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  2. Gianni Fraschetti

    Il delirio dello storiografia ufficiale mostra ormai le prime evidenti crepe. sarebbe ora di cominciare a scrivere, una volta per tutte, che la guerra l'hanno vinta gli anglo americani e che l'apporto militare delle formazioni partigiane e' stato talmente marginale da essere totalmente irrilevante. Esattamente come gli sniper fascisti a Firenze….Fucili contro carri armati, la solita vecchia maledizione italiana. Con una differenza, da una parte si aiutavano gli invasori dell'Italia, mentre dall'altra gli si sparava loro addosso. Quanto ai fucilati…che qualcuno si legga Le ragazze di san frediano di Vasco Pratolini, dopodiche' la pianti di rompere le palle…..

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  3. maurizio sarcoli

    Non capisco come a più di 60 anni dalla fine della guerra in Italia non si sia ancora riusciti a trovare una memoria condivisa e ragazzi di salò vecchi e nuovi siano ancora alla ricrca di una legittimazione. Certo la mancata defascitizzazione degli apparati dello stato compromessi col regime ha aiutato così come altri fattoririconosciuti dalla storiografia, ma addirittura inneggiare ai cecchini che hanno ucciso dei civili, in Italia come a Sarajevo o nel Libano, insomma ovunque ci sia o ci sia stata una guerra civile.
    La storia della nostra resistenza ha fatto rinascere la dignità del popolo italiano e ha prodotto la costituzione per la quale un disinformato come mario galletti può esprimere il suo entusiasmo per i franchi tiratori (se avesse provato a esprimersi libramente durante il regime lo avrebbero almeno picchiato se non peggio).
    Saluti antifascisti a tutti, cioa, Maurizio

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