21 settembre 2018

Via De Sanctis

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Molti giornali hanno sottolineato il calore con cui via De Sanctis si e’
animata accogliendo la manifestazione del 9 novembre. Ho vissuto 12 anni in
Via De Sanctis, e sono stato percorso da un brivido quando l’ho raggiunta
osservando la ‘tribuna’ di residenti – soprattutto anziani e famiglie con
bambini – che salutavano festosi il corteo, aprendo le porte delle loro
case a chi aveva bisogno di un sorso d’acqua o di una veloce visita al bagno.
Oggi abito sul viale Matteotti, e – finite di addobbare con bandiere
festanti le finestre della mia nuova casa di single – ho percorso con
trepidazione quei pochi chilometri che mi separano dalla casa dei miei
genitori, ancora residenti in Via De Sanctis.
L’ho fatto seguendo un corteo contagioso, e sentendomi sempre piu’
orgogliosamente fiorentino mentre passavo da un punto all’altro di quel
percorso che – casualmente – univa i luoghi presenti e passati del mio
abitare.
Sono un ottimista di natura, eppure nei giorni prima del Forum facevo quel
percorso accompagnato da un’ombra di timore; alzavo gli occhi e provavo
tenerezza per una citta’ che non me ne aveva mai suscitato, chiedendomi se
– in caso di urto – i suoi muri antichi avrebbero sopportato la tensione
che qualcuno aveva voluto creare in città.
Ma il 9 – caricato dai tre giorni di Forum in Fortezza – avevo tutto un
altro spirito nel percorrere il tratto tra casa mia e casa dei miei
genitori. Mi chiedevo se quel percorso incolore (che la mattina avevo
provato in bicicletta, salutando i miei compagni d’euforia che si
appropriavano deli viali e delle piazze finalmente ‘liberate’ dalle auto)
avrebbe brillato di luce propria…

Arrivando in Via De Sanctis mi e’ parsa subito un emblema di speranza:
intanto perche’ era l’unica via ‘abitata’ di un percorso urbano scelto tra
grandi boulevard ed aree terziarizzate, cosi’ larghe e sfilacciate da non
permettere al corteo dei pacifisti di entrare rveramente nel cuore della
‘citta’.
Poi perche’ Via De Sanctis si trova in un quartiere che fino alle ultime
elezioni comunali era governato da AN, mentre ora va aprendosi ad altre
ipotesi (il piu’ votato alle ultime elezioni e’ stato un immigrato
siriano!), nonostante reiterate crisi d’identità…

Quella strada anni ’60, solitamente incolore e cosi’ poco fiorentina, mi e’
parsa bellissima, con le finestre pullulanti di studenti, di giovani
coppie, di anziani combattivi e di immigrati, coloro che sono rimasti
mentre i tradizionali abitanti – i cittadini borghesi di mezza età –
fuggono spesso ormai verso lidi piu’ lontani dal caos della citta’…

Via De Sanctis, il 9 e’, stata davvero una protagonista della marcia, un
‘luogo centrale’ di Firenze, capace di trasmettere a tutti l’idea che
Firenze ha tante anime e tanti centri, perche’ cio’ che fa un centro non e’
la sua posizione geografica o la sua datazione storica, ma sono
l’animazione, la capacita’ di accoglienza la densita’ sociale, la
molteplicita’ delle sue attivita’…e certo quel giorno via Tornabuoni e
via Calzaioli erano loro la triste periferia fiorentina…

Anche grazie alla festosa accoglienza di via De Sanctis il 9 mi sono
riconciliato con una citta’ dove non sono nato ma dove ho abitato 23 anni,

finora con affetto ma senza punte di amore; mentre ora sento fitte di
entusiasmo per il luogo dove sono finalmente fiero di abitare…

Via De Sanctis – per me – e’ stato ‘un ponte’ tra il mio vissuto sociale e
i miei ricordi personali; è la casa dei miei genitori, un quinto piano alto
da cui si godeva una magnifica vista della manifestazione. Un quinto piano
gia’ addobbato di bandiere dai miei genitori, dove ho accolto quanti –
amici e sconosciuti – mi hanno chiesto di salire per fare una foto o una
ripresa, o solamente per andare in bagno.

Un quinto piano in cui – sull’onda dell’entusiasmo – abbiamo organizzato
una festa improvvisata, lanciando coriandoli che hanno scatenato
l’emulazione dei vicini e la rabbia sorda dei condomini destrorsi.
Un quinto piano dove abbiamo accolto Mario Monicelli ed altri lavoratori
del cinema italiano per filmare la loro testimonianza (speriamo imperitura)
sull’evento.
Un quinto piano che dopo due ore abbiamo lasciato – satolli e felici – per
rituffarci come gli altri nel corteo festoso, abbandonando il nostro
privilegio di abitanti-osservatori per tornare a tutti gli effetti
partecipanti…

Sono certo che via De Sanctis abbia lasciato un ottimo ricordo anche in

tanti di coloro che non hanno alle spalle il mio vissuto personale, e ci
sono venuti per la prima volta quel sabato a manifestare. Così facendo, e’
diventata prer molti una metafora dell’apertura che alla fine Firenze ha
mostrato per il Forum.

Mi dispiace solo per quei negozi chiusi su cui qualcuno – nel miglior
spirito fiorentino – ha vergato ‘Chiuso per lusso’.

Sono certo che, la prossima volta, ci sara’ anche Via dei Sanctis tra i
luoghi accoglienti cittadini indicati sul libro ‘FIRENZE, TRACCE DI
UN’ALTRA SATORIA’ con cui la Comunita’ dell’Isolotto e la Fondazione
Michelucci hanno accolto i partecipanti al Forum Sociale.

Per ora, a distanza di due settimane, le tracce di quell’evento non sono
soltanto nel mio orgoglio di neo-fiorentino, ma restano ancora su quel
cartello appiccicato dai manifestanti sul nome della strada: VIA UN ALTRO
MODO POSSIBILE.

Un abbraccio a tutti voi che c’eravate e a chi avrebbe voluto esserci (e
c’era, almeno con la con testa e con il cuore)

[Giovanni Allegretti]

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