25 settembre 2018

Via Boccaccio: edifici irregolari dove c'era un bel giardino

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di Franca Selvatici, da Repubblica

In via Boccaccio 50, nel quartiere delle Cure, in un piccolo piazzale alberato circondato su tre lati da edifici, unico relitto dell’antico parco Maria Luisa, già di proprietà della Telecom e classificato nel piano regolatore in classe 9 (verde privato), al posto di due piccoli edifici di un solo piano stanno sorgendo due palazzine di tre piani più sottotetto, più parcheggio interrato: due edifici di notevole volume, che sovrastano e tolgono luce e aria sia ai terratetto che li fronteggiano lungo via Boccaccio, sia alle villette sul retro, che si affacciano su via Maffei. Le nuove costruzioni occupano gran parte del piazzale. Sono stati sacrificati diversi alberi, fra cui una quercia. Un’altra bellissima pianta sembra soffocata dal cemento. Lo denunciano i comitati dei cittadini dell’area fiorentina, rilevando che, nonostante le correzioni recentemente introdotte dalla amministrazione Renzi, «decine di pratiche edilizie avviate con il precedente regime— Regolamento edilizio e Norme di piano compiacenti — continuano a produrre i loro effetti, facendo crescere sgradite escrescenze cementizie in ogni buco».

L’intervento di via Boccaccio è stato proposto nel lontano 2002 dalla signora Elena Morichi della società Residenza Boccaccio e dalla signora Evelina Hay. Il progetto è firmato dall’architetto Loris Mario Ciuffi della Astypalea, associazione di architetti fondata nel ‘95 con Gaetano Di Benedetto, socio fino al 2000 e poi dirigente dell’urbanistica del Comune di Firenze. La pratica ottiene una prima concessione edilizia nel 2003. I residenti si oppongono e presentano ricorso al Tar, che riconosce il loro interesse «nel volere far rimanere inedificata l’area destinata a verde con essi confinante» («non c’è infatti chi non veda come sia più salutare e godibile un’area libera che una edificata davanti alle proprie finestre»), ma ritiene che il progetto sia conforme al regolamento urbanistico. Nel 2007 la proprietà ottiene il rinnovo della concessione edilizia e un nuovo permesso di costruire. I lavori cominciano nella primavera del 2009 e vanno avanti spediti. Il 14 gennaio scorso i vigili del nucleo edilizio, chiamati dai cittadini che vedono crescere a dismisura il nuovo complesso, eseguono un sopralluogo e rilevano delle irregolarità. Il cantiere va avanti a ritmi sostenuti fino al 9 febbraio, quando viene notificata la ingiunzione di immediata sospensione dei lavori. Il Comune contesta alla proprietà di aver demolito uno degli edifici preesistenti, un magazzino di classe 5, che poteva essere ristrutturato ma non abbattuto.

I residenti sono convinti che, anche se il regolamento edilizio in vigore fino a pochi mesi fa era molto elastico, nell’ex piazzale della Telecom sia accaduto qualcosa di più grave. A parte il fatto che il magazzino di classe 5 non poteva essere demolito, a loro giudizio l’altro modesto fabbricato di classe 6 (che invece poteva essere abbattuto) e un terzo edificio (un autolavaggio in parte interrato, peraltro ancora intatto), non sommano insieme una superficie tale da giustificare la sostituzione edilizia in atto. «Anche fatti salvi gli incrementi attualmente concessi dal Regolamento edilizio — annotano i comitati — sembra prodigiosa una acquisizione in metri cubi che a occhio e croce è almeno il doppio della situazione precedente». I cittadini rilevano inoltre che le alberature e le sistemazioni a verde dovevano essere mantenute a carico dei proprietari. Il consigliere comunale Tommaso Grassi, del Gruppo Spini, ha presentato un’interrogazione, chiedendo fra l’altro se non vi sia stato un aumento ingiustificato delle volumetrie. L’amministrazione non ha ancora risposto.

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