Vertice Nato, l'Italia deposito di bombe nucleari?

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Stella Spinelli da Peacereporter

“I capi di stato della Nato s’incontreranno in Portogallo questo fine settimana per discutere un piano segreto: raggruppare tutte le bombe nucleari americane presenti in Europa in Italia e in Turchia. Dopo un allarme sicurezza, Germania e Belgio hanno chiesto lo smantellamento delle loro basi nucleari. Ma il segretario della Nato e altre voci influenti vogliono mantenere l’arsenale europeo a tutti i costi, e il nostro governo sembra disponibile a trasformare l’Italia in un enorme magazzino nucleare per la Nato”. Queste le prime righe del lancio di una petizione urgente da inviare al governo italiano ideata da Avaaz.org, la comunità virtuale nata nel 2007 con la missione di “organizzare i cittadini di tutte le nazioni per chiudere la distanza fra il mondo che abbiamo e il mondo che la maggior parte delle persone ovunque vorrebbero”.
“Ci rimangono solo 3 giorni – prosegue il testo -. Costruiamo una denuncia pubblica enorme per respingere altre bombe nucleari americane in Italia. Firma la petizione e la consegneremo direttamente al Presidente e ai Ministri presenti al vertice. Quando raggiungeremo le 25.000 firme, sarà annunciata in Parlamento”.

Il testo è breve ed essenziale: “Al Presidente Berlusconi e ai Ministri Frattini e La Russa. Vi chiediamo urgentemente di opporvi al piano della Nato di trasferire le armi nucleari americane attualmente in Europa in Italia, e d’intraprendere i passi necessari per il graduale smantellamento degli armamenti nucleari nei siti di Aviano e Ghedi”.

A scatenare questa emergenza è un rapporto della US Air Force che ordina di “raggruppare le armi nucleari in meno località geografiche”, rispetto alle cinque nazioni Europee in cui sono adesso collocate, ossia Germania, Belgio, Olanda, Italia e Turchia. Secondo la maggior parte degli esperti, “le località più probabili per tale ridislocazione sono le basi sotto controllo Usa di Aviano, in Italia, e Incirlik, in Turchia”. E, come hanno ben spiegato Tommaso Di Francesco e Manlio Dinucci su un articolo pubblicato il 28 ottobre scorso sul Manifesto: “Significativo è che alla riunione dei ministri degli esteri della Nato nell’aprile 2010, la questione delle armi nucleari Usa in Europa sia stata sollevata solo da Germania, Belgio e Olanda, mentre Italia e Turchia sono rimaste in silenzio. Ciò lascia presupporre che il governo italiano abbia già dato segretamente il suo consenso al piano di rimuovere le armi nucleari Usa da Germania, Belgio e Olanda per raggrupparle ad Aviano, dove verrebbero trasferite anche quelle di Ghedi-Torre”.
Ad Aviano è già presente il 31st Fighter Wing, “composto di due squadriglie di cacciabombardieri F-16 – 510th Fighter Squadron e 555th Fighter Squadron”. Lo scopo? “Fornire potenza di combattimento da un capo all’altro del globo per conseguire gli obiettivi degli Usa e della Nato”. E a rivelare che si tratta di un arma anche nucleare arriva l’emblema: accanto all’aquila imperiale, campeggia il simbolo dell’atomo con tre fulmini che colpiscono la terra.

Ma quante armi nucleari Usa non-strategiche, ossia con gittata inferiore ai 5500 km, dunque rischiamo di andare a spartirci con la Turchia? Non è dato saperlo con precisione. Il rapporto “U.S. non-strategic nuclear weapons in Europe: a fundamental Nato debate” parla comunque di 150-200 armi nucleari presenti in tutta Europa. Ma altre stime ufficiose ne quantificano almeno il doppio. “Sono bombe B-61 in diverse versioni, la cui potenza va da 45 a 170 kiloton (13 volte maggiore della bomba di Hiroshima) – spiegano Dinucci e Di Francesco – Tra queste, probabilmente, la B61-11 che può penetrare nel terreno così da creare, con l’esplosione nucleare, un’onda d’urto capace di distruggere obiettivi sotterranei. Tutte queste bombe sono tenute in speciali hangar insieme ai cacciabombardieri F-15, F-16 e Tornado, pronti per l’attacco nucleare”.

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