15 dicembre 2018

Verso una vera partecipazione

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Alcune settimane fa il Laboratorio per la Democrazia ha incontrato il sindaco di Firenze Leonardo Domenici per affrontare il tema della democrazia partecipativa. Il Laboratorio per la Democrazia nelle persone di Fiammetta Benati, Ornella De Zordo, Paul Ginsborg, Giancarlo Paba, Paolo Sarfatti si dichiara soddisfatto dell’incontro e lo reputa una piccola vittoria per il movimento che crede in un forte rinnovamento degli equilibri politici a Firenze, volti a favorire tutti i cittadini e non solo i rappresentanti delle categorie forti. Di seguito pubblichiamo un documento del Laboratorio in merito all’incontro avuto con Domenici che l’Altracittà e la Comunità delle Piagge sostengono negli obiettivi e nei metodi.

Prima di affrontare la discussione è necessario ricordare la distinzione tra due modi profondamente diversi di intendere il coinvolgimento dei cittadini nel governo della città.
Il primo tipo è finalizzato alla costruzione di un consenso pubblico alle scelte dell’amministrazione e privilegia strumenti come l’informazione, la comunicazione e, nei casi migliori, la consultazione dei cittadini. La relazione resta sostanzialmente unidirezionale (dall’amministrazione verso i cittadini) e non richiede una mobilitazione effettiva della comunità e dei cittadini. Il ruolo dei cittadini rimane passivo e non si verifica un incremento significativo di energia, creatività e ricchezza collettiva. Non vengono eliminati i conflitti esistenti, al contrario in molti casi si moltiplicano e si esaltano.
Il secondo tipo di coinvolgimento è viceversa finalizzato alla costruzione di progetti condivisi attraverso strumenti efficaci di progettazione collettiva, di “deliberazione” pubblica e di co-decisione. Esso richiede un confronto aperto e continuo tra amministrazioni e cittadini (sia con i singoli abitanti, sia con le loro spontanee e plurali forme associative) e comporta una effettiva messa in discussione delle politiche e dei progetti dell’amministrazione. È possibile considerare come partecipazione solo questa seconda modalità di coinvolgimento. Essa è caratterizzata dalla mobilitazione delle energie e della creatività sociale, ed è capace di scoprire soluzioni innovative ed efficaci.
Il processo di partecipazione produce un cambiamento di tutti i soggetti che vi partecipano (amministratori, tecnici, abitanti) attraverso strumenti di interazione come laboratori di progettazione partecipata, workshop, “cantieri sociali”, e consente di coinvolgere nelle decisioni pubbliche soggetti normalmente esclusi dai tavoli di discussione (…). La partecipazione consente inoltre di scoprire e di valorizzare la città delle differenze rendendo influente, attraverso strumenti opportuni, il contributo dei bambini, delle donne, degli stranieri e dei migranti, degli esclusi e delle cittadinanze marginali, dei meno abili e dei meno fortunati.
Il Laboratorio per la Democrazia è interessato a questa forma di partecipazione e valuta il comportamento degli amministratori e dei politici non in base alle appartenenze correntizie e ideologiche, ma in base al contributo che essi sono disposti a dare alla costruzione di processi di coinvolgimento reale degli abitanti alla vita della città.
Elementi per una proposta di lavoro
(È necessario, ndr) passare dalle dichiarazioni generiche di disponibilità all’organizzazione effettiva di processi partecipativi allargati a tutta la città. Questo passaggio dovrà coinvolgere tutti i movimenti e tutte le forze politiche e sociali attive della città, attraverso diversi e articolati tavoli di lavoro e di discussione. Come Laboratorio per la Democrazia, chiediamo (…) passi concreti sia sul piano organizzativo e istituzionale, sia sul piano dei contenuti e delle sperimentazioni operative.
Per ciò che riguarda il primo aspetto riteniamo siano opportuni i seguenti avanzamenti concreti:
– l’inclusione nello statuto comunale di norme specifiche riguardanti la partecipazione e più in generale il coinvolgimento attivo dei cittadini nel governo della città;
– la specificazione di una voce di bilancio che destini e quantifichi le risorse da riservare alla partecipazione, nelle forme via via “partecipativamente decise” e sperimentate (sedi, risorse finanziarie, risorse umane);
– la definizione della quota di bilancio da gestire attraverso il bilancio partecipativo;
– l’adesione del Comune di Firenze alla Rete del Nuovo Municipio e la sottoscrizione della relativa “Carta di Intenti”
– l’organizzazione di un processo strutturato di partecipazione (“costituente partecipativa”) per la costruzione di uno scenario condiviso di trasformazione della città;
– la creazione di “Laboratori di Quartiere” come luoghi permanenti di progettazione partecipata nelle diverse parti della città, dotati di sedi stabili e delle risorse necessarie perché possano svolgere un lavoro effettivo.
Il laboratorio propone come campi di lavoro (…) i seguenti ambiti:
– la costruzione di un sistema alternativo di mobilità e di trasporti che affronti in modo integrato l’organizzazione della città e l’organizzazione degli spostamenti, e compia la scelta strategica di privilegiare, in tutti i modi possibili, il trasporto collettivo e la mobilità alternativa ed ecologicamente sostenibile;
– la progettazione comune di una politica dell’accoglienza e dell’estensione della cittadinanza che affronti in modo integrato i temi della casa per tutti, dell’allargamento dei diritti alle nuove popolazioni, della valorizzazione della “città delle differenze”;
– la ridefinizione delle politiche commerciali e del consumo, e in particolare il blocco della politica di costruzione dei grandi centri commerciali, secondo una visione che tenga conto della nuova sensibilità sociale verso il consumo equo e solidale e delle politiche di riqualificazione urbanistica e commerciale dei quartieri;
– la riorganizzazione della sfera pubblica e la riconsiderazione della politica delle privatizzazioni e più in generale del rapporto tra pubblico e privato;
– la costruzione collettiva di un progetto integrato di recupero delle periferie e delle aree residenziali storiche (centro antico e centri storici minori) attraverso il sostegno del lavoro progettuale svolto nei “laboratori di progettazione partecipata” organizzati nei quartieri;
– un progetto integrato di effettiva messa in sicurezza ambientale della città
– un atteggiamento radicalmente diverso rispetto al passato nei confronti delle aree di dissenso e di conflitto sociale, e in particolare la sperimentazione di strategie positive di trattamento dei conflitti sull’uso sociale della città (aree dismesse, centri sociali, immobili occupati da micromunità; il Laboratorio richiede la costituzione di un gruppo di lavoro integrato che affronti il problema del recupero e del consolidamento delle esperienze sociali esistenti nelle aree e negli immobili di via Aldini, ex Asilo Ritter, padiglione ASL di San Salvi).

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