Verso una scuola multicolore

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Basta passare per caso davanti ad una scuola al suono della campanella per rendersi conto di quanto la nostra società stia diventando multiculturale.
La scuola è uno dei primi luoghi dove gli immigrati possono avere un rapporto “rilassato” con le istituzioni del paese ospite, ed è un terreno di incontro con una grande potenzialità di integrazione espressa solo in parte. Gli interventi in questo settore non mancano, ma rimangono disomogenei e non diventano una regola uguale per tutti. Secondo Carlo Testi, dirigente della scuola statale “Paolo Uccello”, che ospita il 30% di alunni provenienti da altri paesi, le diversità sono ancora sentite come un problema: “È la scuola stessa che si deve sforzare per far diventare i problemi opportunità. Per ora queste sono più teoriche che concretizzate. Occorre lavorare sui programmi, sul significato di intercultura, che richiede tempi lunghi e molta attenzione. Un’attenzione costante e in qualche modo guidata, con insegnanti che abbiano conoscenze e competenze adeguate.”
La scuola insomma, potrebbe essere un luogo privilegiato di incontro e mediazione, ma da questo siamo ancora lontani. “Non c’è una situazione generalizzata – racconta Daniela, che insegna nei laboratori di italiano come seconda lingua – chi può si organizza, ma non è facile perché non c’è un unico approccio alla tematica. Cambiare un’istituzione del resto, è difficile, non è spontaneo.” Con i laboratori si fa un passo verso l’integrazione, ma questo non basta. Secondo Carlo Testi manca ancora un lavoro strutturato sui programmi: “Sono i singoli insegnanti che di volta in volta adattano i programmi, non c´è stata una vera e propria riflessione collettiva. La geografia per esempio può essere analizzata da più prospettive, ma anche l’antologia con racconti ripresi da altri popoli, o la cucina. Per ora però, non è un percorso condiviso.”
Il processo di integrazione è appena iniziato ed ha già prodotto i suoi primi frutti. Il rapporto tra i bambini italiani e quelli stranieri, nonostante la lentezza dell’intervento istituzionale, è buono ed è una speranza per le future generazioni. “Nelle classi dei ragazzi che ho seguito fin dalle elementari e che adesso sono in terza media – continua Daniela – c’è un ambiente positivo. Si sono fatte attività interculturali, teatrali, simulazioni in classe, questionari, temi, dalle quali sono emersi sentimenti positivi.”
Da questi primi risultati si vorrebbe passare ad una maggiore strutturazione del servizio in modo da diffondere il più possibile un clima di integrazione, purtroppo però ai ritardi burocratici si aggiungono gli ostacoli finanziari. Con i tagli alla spesa pubblica infatti, anche quello che c’è, è a rischio e il traguardo di una società multiculturale si fa un po’ più lontano.

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