12 dicembre 2018

Urbanistica, la città riparte dalla periferia

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“Cambiare insieme la nostra città che cambia” è il titolo della relazione che segna l’avvio del nuovo Piano Strutturale di Scandicci. Il Piano – che dovrà individuare le risorse del territorio comunale e stabilirne le linee-guida di trasformazione – sarà curato da un’equipe interna, coadiuvata dagli architetti Paba e Gorelli dell’Università di Firenze. Il ripensamento del centro geografico della città (oggi un mosaico di vuoti urbani intorno all’asse della nuova tramvia) è stato invece affidato a Richard Rogers, architetto anglo-fiorentino che è consulente urbanistico dei sindaci di Londra e Barcellona, coordinatore di una Task Force sulla Città voluta da Tony Blair, e autore di celebri opere come il Centre Pompidou di Parigi, i Lloyds di Londra e il tribunale di Bordeaux.
Rogers ha già lavorato nell’area fiorentina; suo era infatti il Piano di Castello, che Firenze non ha mai realizzato, perdendo un’occasione di uscire dal suo immobilismo e confrontarsi con una trasformazione coraggiosa: tanto più che il progetto aveva adottato il sistema naturale dei venti e delle acque della piana come base per un quartiere improntato al massimo rispetto dell’ecologia. Stavolta ha accettato la sfida di ripartire dalla periferia di Firenze, convinto che solo un costruttivo confronto competitivo tra le varie parti della città metropolitana possa svegliare la ‘bella addormentata’.
Di recente il lavoro di Rogers si è fatto più radicale, in senso ecologico e sociale; da poco, ad esempio, è intervenuto a supporto del gruppo Transgressive Architecture che protestava a Londra contro un rinnovo urbano a Trafalgar mirato a cacciare mendicanti, bancarellai e le tante umanità marginali che – specialmente di notte – vivono gli spazi pubblici come la loro ‘casa’.
Incontrando i cittadini di Scandicci al Teatro Studio – simbolo della vitalità delle periferie fiorentine – Rogers ha illustrato le proprie idee su architettura e urbanistica esposte nel libro “Città per un piccolo pianeta”: una città restituita al pedone, che mescola funzioni e animazione a tutte le ore, si sottrae alla dittatura dei grandi centri commerciali, ascolta i suoi cittadini e sa dar loro una nuova consapevolezza ecologica attraverso esempi virtuosi, recuperando tessuti di piccole relazioni quotidiane possibili solo in luoghi densi e ricchi di spazi d’incontro, sicuri non perché protetti da muri ma perché garantiti da un’alta integrazione sociale.
“Senza una diagnosi accurata ci sono scarse speranze per il paziente” ha sottolineato Rogers divulgando grafici di studi drammatici sul meccanizzarsi dei percorsi pedonali casa-scuola, sulla necessità di abbandonare i modelli insediativi a torre e grattacielo, e sull’aumento delle relazioni di vicinato nelle aree a bassa intensità di traffico. “Ai pianificatori si insegna a lavorare solo in due dimensioni e si è riluttanti a includere gli aspetti sociali nella formazione degli architetti”. Recuperare l’uomo al centro della progettazione, partendo dalle relazioni umane già intessute sul territorio (che esistono anche intorno ai vuoti), sarà la vera ricetta per i successi del futuro.
Il comune di Scandicci pare volerci scommettere: non per nulla l’immagine-simbolo del nuovo processo di Piano è la foto del ‘Bacio all’Hotel de Ville’ di Doisneau, un augurio di poter vivere in futuro una città sentita come propria dai cittadini, “che renda spontanei gesti di libertà come baciarsi”.

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