Urbanistica, il sistema Quadra oltre Quadra.

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di Maurizio De Zordo

Le mani sulla città. Sembra il titolo di una delle tante iniziative fatte a Firenze negli anni scorsi per denunciare lo strapotere della speculazione e il colpevole silenzio di una amministrazione assente, o complice. Invece è il nome di una inchiesta che, dopo quasi due anni di indagini, ha portato a sette arresti e una quindicina di indagati. Ai domiciliari Alberto Formigli, già capogruppo PD, già presidente della commissione urbanistica, già socio fondatore di Quadra srl, ultrapotente società di progettazione. E insieme a lui Riccardo Bartoloni, già presidente dell’ordine degli architetti (dimessosi a seguito di una raccolta di firme fra gli iscritti per le numerose indagini che lo riguardavano), già socio fondatore di Quadra srl. E ancora Alberto Vinattieri, dipendente comunale e socio di Quadra, Bruno Ciolli e Giovanni Benedetti, dipendenti comunali presso l’ufficio edilizia privata. Indagati fra gli altri Antongiulio Barbaro, PD, altro ex presidente della commissione urbanistica, ed alcuni titolari di ditte e imprese edili. Imputazioni: corruzione e associazione a delinquere.

L'ennesima speculazione di Quadra, a Careggi dove sorgeva il centro sociale Ex Emerson
L'ennesima speculazione di Quadra, a Careggi dove sorgeva il centro sociale Ex Emerson

Ma secondo il magistrato, si è trattato di una “corrosione del rispetto dell’etica pubblica”: un vero e proprio gruppo di potere formato da politici, tecnici, dipendenti comunali, costruttori, che disponevano su quanto e chi potesse operare in città, a partire dalle varianti urbanistiche fino ad arrivare alla gestione delle pratiche edilizie. In tutto questo Quadra srl aveva un ruolo centrale: da una parte si accaparrava i lavori più importanti, dall’altra garantiva risultati sicuri grazie ai buoni uffici dei potenti soci. Si è così proceduto a operazioni che hanno visto innumerevoli quanto inascoltate proteste da parte dei cittadini: aree agricole a rischio idraulico diventate aree per impianti industriali pericolosi; piccoli laboratori artigiani all’interno dei cortili trasformati in condomini da 4 o 5 piani, aree di pregio ambientale e paesaggistico interne al Parco delle colline declassificate e lottizzate, per non parlare della scomparsa di verde e di standard (la cosiddetta “densificazione urbana” ancora targata Quadra).

Secondo la passata amministrazione era tutto a posto, anche davanti alle proteste diffuse, e alle richieste di chiarimenti presentate in consiglio comunale dall’opposizione di sinistra. Leonardo Domenici continua tuttora a ripetere “e io che c’entro?” come se invece di essere stato Sindaco per 10 anni fosse stato l’usciere di Palazzo Vecchio. L’ex assessore all’urbanistica Biagi, indagato per l’altro grande scandalo, quello di Castello, tace. La nuova amministrazione di Matteo Renzi cerca di smarcarsi dichiarandosi totalmente estranea e annunciando una pronta discontinuità, anche nel personale tecnico degli uffici.

Ma al di là dell’accertamento delle responsabilità penali degli indagati, non si può liquidare una vicenda di questa portata limitandola a singoli comportamenti censurabili.

Prima di tutto si deve dare un giudizio politico complessivo su una intera amministrazione, che nel corso di due mandati consecutivi ha consentito che un evidente malcostume si affermasse, sotto gli occhi di tutti, agendo in totale spregio dell’interesse pubblico, scegliendo di sottrarsi costantemente al confronto con i cittadini e con le voci critiche che sempre più numerose si levavano, mostrando solo disprezzo ed arroganza, distinguendosi negli anni per una sostanziale assenza dalla realtà cittadina. Le condizioni di vita in città in questi anni sono andate progressivamente degradandosi da tutti i punti di vista. Il traffico in perenne emergenza, la qualità dell’aria a livelli di allarme sanitario (ricordiamo che Domenici è indagato dalla magistratura per questo), un folle progetto di tramvia che dopo anni è ancora al palo (ma intanto si sono tagliati centinaia di alberi) e una cieca difesa del progetto di sottoattraversamento dell’Alta Velocità che rischia di devastare l’equilibrio idrogeologico dell’intera città. Aggiungiamo poi una demenziale gestione di project financing che, come nel caso dei parcheggi interrati, ha devastato le finanze comunali, fornendo tutte le garanzie ai privati, e facendo ricadere ogni difficoltà e ogni perdita sul pubblico, un disinteresse totale per la salvaguardia di spazi pubblici, di relazione fra cittadini, di agibilità per i tanti giovani presenti in città anche per motivi di studio.

Per ritornare alle vicende urbanistiche come non citare l’incapacità di procedere, in due mandati amministrativi, alla predisposizione di un Piano Urbanistico che pure era richiesto dalla legge e di cui ancora la città è priva. In compenso l’urbanistica fiorentina ha dato non poco da fare alla magistratura: a Castello (di Fondiaria/Ligresti) l’area è ancora sotto sequestro e le indagini hanno coinvolto i vertici tecnici e amministrativi del Comune; e anche a Novoli è sequestrato per molteplici irregolarità l’enorme complesso di 26.000 mq che doveva ospitare multisala e annesso centro commerciale. Ed ora le questioni legate alla potente Quadra srl, dietro le cui attività si indovinano lauti guadagni per alcuni, e pesanti conseguenze per la qualità della vita di tutti gli altri.

Un giudizio politico su tutto questo non può non riguardare anche il gruppo dirigente del PD che quella amministrazione ha espresso, e che peraltro non ha proceduto ad un gran rinnovamento: tutti i componenti, dal Sindaco Domenici all’ultimo assessore erano personaggi pienamente inseriti nella vita politica di partito, potenti nella nomenclatura cittadina o anche nazionale.

Se ora la nuova amministrazione vuole essere credibile nella sua dichiarata – e direi – obbligata discontinuità, non può limitarsi ad annunciare l’allontanamento di un paio di dipendenti, o anche procedere al ricambio di alcuni dirigenti. Non si può prescindere a questo punto da una analisi della situazione attuale in città, e pertanto anche da un bilancio delle politiche messe in campo negli ultimi dieci anni. Su questo credo che si giochi molto della credibilità dell’amministrazione Renzi.

Da parte nostra, e non da ora, abbiamo presentato un bilancio fortemente critico delle politiche territoriali degli ultimi due decenni. Abbiamo sottolineato come a livello sia nazionale che regionale si sia proceduto ad una progressiva erosione di tutte le conquiste concettuali che l’urbanistica militante aveva portato decenni prima soprattutto nei territori governati dalla sinistra. La sbornia neoliberista che ha investito la classe dirigente del centrosinistra, portando alle privatizzazioni dei servizi, alla mercificazione dell’acqua, all’indebolimento delle garanzie e dei diritti nel mondo del lavoro, non ha risparmiato il territorio, visto sempre meno come risorsa della collettività, e sempre più come mera opportunità di sviluppo economico. Lo stesso sviluppo avvelenato delle grandi opere, lo stesso progresso che arricchisce i grandi capitali.

Rivendicata con forza, questa nuova stagione (così ben rappresentata dai Conti, Biagi, Formigli, Bartoloni) ha di fatto sancito la progressiva diminuzione della presenza del soggetto pubblico nei processi sia decisionali che di verifica; e questo sia a livello urbanistico (piani strutturali di fatto autodeterminati dalla singola amministrazione, varianti e regolamenti urbanistici senza possibilità di controllo), che a livello edilizio (allargamento a dismisura del ricorso a DIA, possibilità di controllo degli uffici sempre più ridotta). Facendo propria la visione liberista e berlusconiana dei “lacci e lacciuoli” da rimuovere, il centrosinistra ha forzato le possibilità di trasformazione del territorio nell’unica direzione della facilitazione dell’attività privata (del singolo cittadino ma anche dell’imprenditore e dello speculatore). Questo ha inciso doppiamente sui fenomeni corruttivi: da una parte ha aperto varchi sempre più comodi in cui i furbetti di turno possono infilarsi in un quadro di controlli oggettivamente indebolito. Dall’altra ha contributo all’affermarsi di una cultura del territorio come bene economico, possibilità di guadagno, campo d’azione per interessi privati, che ha di fatto corroso la percezione del valore di bene comune.

Da qui sarebbe necessario ripartire, con la necessaria radicalità, per ritrovare quel senso di appartenenza e di centralità dello spazio comune che si è andata perdendo. Magari con la crescente consapevolezza che sempre più spesso sono gli stessi territori a esprimere questi valori, attraverso critiche e proposte provenienti da movimenti, associazioni e comitati che proprio dalla concezione di territorio come bene comune derivano la propria azione.

Fonte Carta

0 Comments

  1. Riccardo Chellini

    Da ricordare che la speculazione nell’area antistante l’ex centro sociale Ex-Emerson ha distrutto circa un centinaio di metri dello speco sotterraneo dell’acquedotto romano di Florentia. Che passasse di lì lo sapevano anche in Soprintendenza: vd. Frido Chistri, L’acquedotto romano di Firenze, Firenze 2002, p. 224, tav. II. Eppure l’hanno lasciato distruggere in gran parte, per poi intervenire su due mozziconi lasciati dalle ruspe. In più i lavori hanno occultato una grossa risorgiva che gorgava in quell’area. Naturalmente nel Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell Toscana, 2 (2206), pp. 100-102, la relatrice del tardivo scavo non ha potuto dire nulla di quello che la ditta Giudici ha fatto prima del suo intervento.

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  3. Janus

    Emblematico il caso di via Arnoldi a Firenze, lampante esempio di gestione familistica del territorio, tra l’altro (sembra incidentalmente) tutelato come valore costituzionale (art.9).
    Quì oltre ad una tutela stretta del territorio fin dal 1951 sono recentemente emersi (Luglio 2010) numerosi e pregiati resti di una villa agricola di epoca romana oltre ad altri resti dell’eta del bronzo.
    Curioso che nessuno ne abbia mai parlato, e si che queste notizie sono filtrate a tutti i quotidiani.
    Janus

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