Un'operazione stupefacente: blitz anti-cannabis contro improbabili spacciatori

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Un’operazione stupefacente: blitz anti-cannabis contro improbabili spacciatori
In questi giorni si sta svolgendo una vasta operazione in tutta Italia per la quale centinaia, forse migliaia di persone vengono arrestate ed incriminate per acquisto e spaccio di stupefacenti, che, secondo l’accusa, avrebbero comprato sul web. Eppure solo poche decine ne sono state effettivamente trovate in possesso, fra le tante che le forze dell’ordine hanno svegliato e ammanettato nella notte (in qualche caso ci sono state denunce di maltrattamenti e percosse), e che
i media locali hanno dipinto come criminali e spacciatori.
Fra queste poche decine c’è anche chi non ha mai fatto mistero di usare marjiuana, come il giovane Andrea Trisciuoglio, trentaduenne, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che afferma: «Mi hanno trattato come un criminale. Sarebbe bastata una ricerca su Google per scoprire la triste verità. Sono un malato di sclerosi multipla. Non uno spacciatore. Solo per questo nell’armadietto tengo un farmaco che contiene cannabis». (vedi articolo del Corriere della Sera postato ieri  http://www.altracitta.org/2010/07/05/farmaci-a-base-di-marijuana-malato-di-sclerosi-multipla-denunciato-per-spaccio/)
Tutto è partito da un’indagine dei carabinieri di Merano che, già nel 2008, avevano scoperto alcuni siti web destinati alla vendita di semi di canapa, lampade da coltivazione, concimi ecc. A seguito di quest’indagine la polizia è entrata in possesso di un archivio clienti di 2500 persone che avevano fatto acquisti su questi  siti tra il 2005 ed il 2009, le stesse che oggi denunciano le perquisizioni.
Matteo Filla, il gestore di questi siti, era già stato incriminato e in seguito assolto dal tribunale di Rovereto dall’accusa di spaccio di sostanze in qualche modo collegate alla droga;  l’indagine si chiuse nel dicembre 2009. La sentenza di assoluzione si basa su una considerazione tecnica di fondo: i semi di marijuana o di canapa indiana, pur essendo potenzialmente fonte di produzione di droga, non possono essere considerati alla stregua di una sostanza proibita in quanto il seme non contiene alcun principio di sostanza attiva.
È la redazione di legalizziamolacanapa.org a denunciare quest’operazione che, sostiene, “ viola la privacy e forse la Costituzione”.  A questo proposito, ha richiesto il parere legale dell’Avvocato Carlo Alberto Zaina, che ha vinto molte battaglie giudiziarie in merito di coltivazione e consumo di canapa: «Nessuno può, in linea teorica, impedire che l’autorità giudiziaria verifichi la sussistenza di ipotesi di reato, ciò che sorprende è la circostanza che si parta da un dato giuridico assolutamente irrilevante e neutro come quello della vendita dei semi (attività del tutto legale)». E aggiunge: «Gli odierni interventi delle  Forze dell’Ordine e dei magistrati appaiono pertanto difficilmente condivisibili (ancorché formalmente ineccepibili ), perchè si indirizzano nei confronti di utenti finali che nulla hanno a che fare con percorsi criminali, ma anzi sottraggono ad associazioni criminali fette di mercato cospicue e rilevanti introiti economici. Emerge infatti dalla quotidiana esperienza forense che chi coltiva in proprio è persona che non è solita acquistare presso coloro che spacciano stupefacenti e, in forza di tale scelta, elude circuiti usuali di piccola o grande criminalità. Si tratta quindi di evidenziare il diritto del singolo a non essere punito in relazione all’uso personale come evidente nei casi descritti in questa indagine».

di Carolina Mancini per l’Altracittà

In questi giorni si sta svolgendo una vasta operazione in tutta Italia per la quale centinaia, forse migliaia di persone vengono arrestate ed incriminate per acquisto e spaccio di stupefacenti, che, secondo l’accusa, avrebbero comprato sul web. Eppure solo poche decine ne sono state effettivamente trovate in possesso, fra le tante che le forze dell’ordine hanno svegliato e ammanettato nella notte (in qualche caso ci sono state denunce di maltrattamenti e percosse), e che i media locali hanno dipinto come criminali e spacciatori.

Fra queste poche decine c’è anche chi non ha mai fatto mistero di usare marjiuana, come il giovane Andrea Trisciuoglio, trentaduenne, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che afferma: «Mi hanno trattato come un criminale. Sarebbe bastata una ricerca su Google per scoprire la triste verità. Sono un malato di sclerosi multipla. Non uno spacciatore. Solo per questo nell’armadietto tengo un farmaco che contiene cannabis». (vedi http://www.altracitta.org/2010/07/05/farmaci-a-base-di-marijuana-malato-di-sclerosi-multipla-denunciato-per-spaccio/)

Tutto è partito da un’indagine dei carabinieri di Merano che, già nel 2008, avevano scoperto alcuni siti web destinati alla vendita di semi di canapa, lampade da coltivazione, concimi ecc. A seguito di quest’indagine la polizia è entrata in possesso di un archivio clienti di 2500 persone che avevano fatto acquisti su questi  siti tra il 2005 ed il 2009, le stesse che oggi denunciano le perquisizioni.

Matteo Filla, il gestore di questi siti, era già stato incriminato e in seguito assolto dal tribunale di Rovereto dall’accusa di spaccio di sostanze in qualche modo collegate alla droga;  l’indagine si chiuse nel dicembre 2009. La sentenza di assoluzione si basa su una considerazione tecnica di fondo: i semi di marijuana o di canapa indiana, pur essendo potenzialmente fonte di produzione di droga, non possono essere considerati alla stregua di una sostanza proibita in quanto il seme non contiene alcun principio di sostanza attiva.

È la redazione di legalizziamolacanapa.org a denunciare quest’operazione che, sostiene, “ viola la privacy e forse la Costituzione”.  A questo proposito, ha richiesto il parere legale dell’Avvocato Carlo Alberto Zaina, che ha vinto molte battaglie giudiziarie in merito di coltivazione e consumo di canapa: «Nessuno può, in linea teorica, impedire che l’autorità giudiziaria verifichi la sussistenza di ipotesi di reato, ciò che sorprende è la circostanza che si parta da un dato giuridico assolutamente irrilevante e neutro come quello della vendita dei semi (attività del tutto legale)». E aggiunge: «Gli odierni interventi delle  Forze dell’Ordine e dei magistrati appaiono pertanto difficilmente condivisibili (ancorché formalmente ineccepibili ), perchè si indirizzano nei confronti di utenti finali che nulla hanno a che fare con percorsi criminali, ma anzi sottraggono ad associazioni criminali fette di mercato cospicue e rilevanti introiti economici. Emerge infatti dalla quotidiana esperienza forense che chi coltiva in proprio è persona che non è solita acquistare presso coloro che spacciano stupefacenti e, in forza di tale scelta, elude circuiti usuali di piccola o grande criminalità. Si tratta quindi di evidenziare il diritto del singolo a non essere punito in relazione all’uso personale come evidente nei casi descritti in questa indagine».

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