24 settembre 2018

Uno sguardo oltre le sbarre

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Lo scorso 16 novembre la realtà sommersa del carcere ha trovato spazio nel centro sociale Il Pozzo attraverso la presentazione di uno spettacolo teatrale, seguita da un incontro-dibattito sull’opportunità di creare un Social forum nazionale sulle carceri. In concomitanza con il II Convegno nazionale “Informazione e Carcere” svoltosi a Firenze negli stessi giorni, la serata è risultata un’occasione importante per la progressiva apertura della società nei confronti della reclusione, contribuendo a quel lavoro di tessitura di relazioni sempre più strette che da anni vede impegnata una serie di associazioni e operatori del settore.
Un momento intenso di scambio tra chi sta “dentro” e chi sta “fuori” è avvenuto con l’esibizione teatrale della Compagnia dei detenuti dalla Casa di reclusione di Rebibbia, dal titolo “Fine-pena: Mai”, ovvero la condanna all’ergastolo, raccontata in prima persona da chi la subisce. Scene drammatiche alternate a momenti ironici, offrono spunti di riflessioni sul tema, sia riguardo agli aspetti individualistici che a quelli più generali: la difficoltà di accettare l’assoluta irrimediabilità di una condizione, le paure, i dubbi, la disperazione di vivere un “tempo senza tempo”, ma anche i forti limiti e le contraddizioni di una carcerazione ancora troppo concepita come punizione e espiazione, prima che in termini di risocializzazione e recupero. Forse anche grazie allo spazio ristretto e all’assenza di un palcoscenico, il coinvolgimento e la partecipazione emotiva dei presenti sono stati fortissimi. Merito della dignità e del coraggio con cui gli interpreti hanno saputo raccontare loro stessi, controllando un limite spesso sfumato tra realtà e finzione; merito anche della professionalità della Compagnia, che ha consentito agli attori di superare con disinvoltura alcuni inconvenienti frequenti alle Piagge: il “salto” della luce e il rumore assordante degli aerei.
Dopo cena, il dibattito ha coinvolto varie realtà legate al carcere (tra gli altri Sergio Cusani – Ass. Liberi di Milano, Sergio Segio – Gruppo Abele di Torino, Ornella Favero – Ristretti Orizzonti di Padova, Emilio Santoro – L’Altro Diritto di Firenze, Giuliano Capecchi – Ass. Pantagruel di Firenze). Sono emerse diverse ragioni a favore della creazione di un coordinamento nazionale con l’obiettivo, da una parte, di continuare il lavoro di scambio e informazione tra le diverse esperienze di intervento sul carcere e, dall’altra, di cercare un collegamento con i Social forum locali. Molte sono le istanze comuni con il movimento in atto nella società civile: l’esclusione del carcere è solo uno degli aspetti dell’emarginazione sociale, così la lotta a favore dei diritti dei detenuti fa parte del movimento più ampio “dei senza diritti”.
La battaglia per “un altro mondo possibile” deve includere anche la questione del carcere, riportando al centro del dibattito politico il tema della riduzione del danno, oggi schiacciato completamente da politiche sempre più repressive. Allo stesso modo, l’operato delle singole esperienze concrete può acquisire maggiore incisività ed efficacia, se inserito nell’ambito di un’analisi politica più ampia. Sul piano culturale, occorre rilanciare il concetto di sicurezza intesa come sicurezza esistenziale e dei diritti sociali degli individui, contrastando il totale appiattimento delle istituzioni e dell’informazione sul piano della sicurezza personale e di difesa della proprietà privata. Questi in sintesi i punti individuati su cui lavorare a livello locale. Prossimo appuntamento fra circa 3 mesi, sempre alle Piagge.

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