Università, niente da celebrare

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Continua la mobilitazione contro i continui tagli all’istruzione e alla ricerca pubbliche e le gestioni privatistiche e clientelari dell’Ateneo fiorentino. Mentre il Rettore finisce di organizzare la pomposa cerimonia autocelebrativa per l’inaugurazione dell’Anno accademico, gli studenti si preparano a presidiare Piazza Signoria in segno di protesta il prossimo 20 gennaio.

Il bilancio preventivo per il 2003 prevede tagli drastici a ricerca, didattica e servizi agli studenti per un totale di 6 milioni di euro, per coprire un disavanzo di 22 milioni di Euro. Gli effetti colpiranno tutte le componenti della comunità universitaria: le lauree specialistiche verranno affossate ancora prima di partire, molti ricercatori non saranno riconfermati, molti posti di dottorato saranno cancellati, quelli che resteranno subiranno un aumento delle tasse di 1.493.756 euro, verrà ridotto l’orario delle biblioteche e delle segreterie. Già ora il personale tecnico-amministrativo è sotto organico e molti servizi sono appaltati all’esterno, con rapporti di lavoro sempre più precari ed umilianti. Anche il diritto allo studio è assolutamente virtuale e l’offerta di 900 posti letto a fronte di 20.000 fuori sede favorisce la speculazione immobiliare e gli affitti a nero. Le tasse universitarie nell’ateneo fiorentino sono ai livelli massimi consentiti dalle attuali norme, ciononostante il rettore ha dichiarato esplicitamente che l’unica soluzione per consentire la sopravvivenza dell’università di Firenze sarà l’aumento delle tasse studentesche, realizzato attraverso l’abolizione del limite massimo (20% dell’FFO): si intende così instaurare un sistema caratterizzato dall’esclusività, dal privilegio, dalla competizione, dal perseguimento del successo personale piuttosto che da un’idea di progresso per tutti e per tutte.
Secondo le associazioni studentesche, “nonostante i tagli previsti dalla finanziaria 2003, la responsabilità di questo bilancio è tutta da ricondurre alla gestione dei rettori Blasi e Marinelli, alle loro scelte edilizie sconsiderate e all’applicazione della Riforma che ha seguito logiche baronali portando alla moltiplicazione esponenziale dei Corsi di Laurea. L’unica soluzione ipotizzata per far fronte a una tale situazione è l’aumento a dismisura delle tasse studentesche, già incrementate del 450 % negli ultimi dieci anni”.
La situazione è grave, ma chi è rimasto ad interessarsi dell’educazione e della formazione culturale degli italiani? Forse solo gli studenti e pochi altri, con quel pugno di professori che continuano a prendere sul serio il proprio lavoro.
Non importa essere schierati contro l’attuale Governo per rendersi conto che la Finanziaria 2003 punta a smantellare ogni residuo di stato sociale e di diritto collettivo, compromettendo definitivamente il carattere pubblico dell’istruzione, della sanità, della previdenza e perseguendo una logica di ‘barbarie’ che ignora i valori di solidarietà in nome delle legge del più forte. I previsti tagli del 10% dei finanziamenti statali a tutti gli enti pubblici, il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato e dei contratti a tempo determinato, la riduzione progressiva del personale non promettono niente se non di dequalificare i servizi destinati a rendere concreto il diritto di tutti i cittadini alla salute, al lavoro, alla previdenza, all’istruzione.
Scuola, università e ricerca sono, nell’indifferenza generale, tra i più colpiti dai provvedimenti governativi, rendendo l’Italia uno dei paesi europei che investe meno in questi settori fondamentali per il progresso dell’intera società. E intanto c’è chi continua a smantellare la coscienza critica, dando vita ad una società sempre più influenzabile e destabilizzata.
Inoltre, l’emendamento che, con l’introduzione di una tassa sul fumo, crede di poter raccogliere una cifra sufficiente da investire nell’università, sa veramente di ridicolo! La cultura può essere protetta con il gruzzoletto raccattato dall’aumento delle sigarette? Se scoprissero che ci sono più casalinghe che fumatori, la prossima volta aumenteranno i detersivi per guadagnare di più? Ci vogliono progetti ad hoc non limitati all’immediato, ma con delle prospettive che guardano al futuro..l’istruzione non si può improvvisare giorno per giorno. Altrimenti, la cultura diventerà uno dei tanti strumenti per sostenere le attività produttive, e la ricerca sarà completamente nelle mani dell’industria e del mercato che già iniziano a condizionare l’attività didattica degli atenei.
Con le occupazioni e la manifestazione di dicembre gli studenti hanno già dimostrato la loro volontà di opporsi allo smantellamento dell’Università pubblica e di proporre un nuovo modello di istruzione libera e di massa. Neii progetti degli studenti, un’autonomia sociale che renda partecipi tutte le componenti della realtà universitaria: bilanci partecipativi, riequilibrio dei consigli di corso di laurea che permettano discussioni propositive del percorso didattico, assemblee mensili che aprano uno spazio di riflessione e approfondimento delle tematiche universitarie.

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