15 dicembre 2018

Un’altra guerra per i Rom

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Era il pomeriggio una domenica calda, tanti abitanti del campo Masini non erano dentro alle loro roulottes. E’ successa una cosa che non si poteva immaginare, simile alla guerra.
A un certo punto si è visto uscire fumo da una baracca che era la prima dalla parte del Poderaccio. I pompieri non sono arrivati a tempo a fermare il fuoco, così le fiamme sono andate sempre avanti aiutate anche dal vento e dal caldo che faceva. Hanno distrutto una quarantina di baracche e roulottes: circa 180 persone che vivevano lì, trenta famiglie hanno perduto l’abitazione. Loro hanno perso tutto. Le macchine vicino alla strada, parcheggiate vicino al campo, anche loro erano bruciate, dopo lo scoppio di alcune bombole di gas.
È finito tutto molto velocemente, per fortuna era giorno e non ci sono stati danni alle persone, che in quel momento si trovavano fuori delle loro roulottes.
Passato il momento, non ci si poteva più avvicinare al luogo dell’incendio perché era pericoloso e si sentivano urli e pianti dei bambini e le donne. Tutti gli abitanti erano divisi in due gruppi – perché la strada era già chiusa dalla polizia – ed era difficile comunicare per valutare se qualcuno era rimasto alle sue abitazioni. Gli abitanti sono quasi tutti del Kossovo, non tutti parlano la stessa lingua. Alcuni parlano romané e altri albanese.
Dopo un po’ è arrivato il prefetto di Firenze Achille Serra, poi anche il sindaco Leonardo Domenici, ed il presidente del Q4 Eros Cruccolini, che ha portato assistenza con i suoi collaboratori. Quando il fuoco si era ormai spento, il comitato di autorità aveva deciso di mandare tutti ad una struttura abitativa: all’ex ospedale Banti, che era vuoto.
Tutti i volontari di diverse associazioni insieme con il presidente del Quartiere 4, l’assessore Cioni e l’assessore Monciatti, arrivati successivamente, trattavano con gli abitanti del Masini perché le persone andassero a questo posto di emergenza, ma non si trovava mai una soluzione – anche se le associazioni ADM e Amalipé Romanò davano diverse spiegazioni.
A quel punto infatti i Rom rimasti senza casa erano traumatizzati e non accettavano quella proposta: sono rimasti lì, in una strada vicino all’Arno vicino al Ponte all’Indiano e tutti fuori, bambini e donne e anziani.
E un uomo sulla cinquantina, che non mi ha detto il suo nome, ha esclamato: “siamo ad un’altra guerra, fatta davanti ai nostri occhi” e si sentivano a piangere i bambini e le donne che non sapevano cosa fare rimanendo a fianco al fiume, e anche se era arrivato il pulmann hanno rifiutato di andare al centro di accoglienza.
L’assessore Monciatti in conferenza stampa ha assicurato che i lavori per il superamento del campo Poderaccio continuano (assicurando la sistemazione dei due lotti di casette in tempi rapidi) e ha concluso che l’area occupata dal campo Masini verrà restituita al Q4 e si pensa di adibirlo a verde pubblico.
Ma del destino dei Rom non si sa ancora, andrà bene…?

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