21 settembre 2018

Una risata ti fa stare meglio! Parola di clown.

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Tra la folla di giovani che hanno partecipato alla manifestazione “Station to Station” alla Leopolda nella seconda settimana di novembre, abbiamo incontrato la simpatica Dottoressa Vitamina. Il suo nome è scritto dietro al camice, in una cornice di fiori vivacissimi; in testa porta un cappello colorato, indossa calzettoni a strisce e si muove sui pattini. Il suo nasone rosso di plastica è un segno di distinzione di molti suoi “simili”: è un clown dottore!
Abbiamo appena assistito alla proiezione del documentario “Clown a Kabul” che racconta la partecipazione ad una missione umanitaria in Afghanistan di alcuni suoi clown-colleghi nel febbraio-marzo 2002. Come è ben descritto dalle immagini del film, la Dottoressa ci spiega come dietro al loro aspetto allegro e leggero si nasconda un impegno tutt’altro che facile:
“Il ruolo del clown dottore è quello di operare in ambienti di profonda sofferenza, in primo luogo gli ospedali, con l’intento di stimolare la funzione terapeutica delle emozioni positive. Proprio a questo scopo è nata l’Associazione nazionale ¡Ridere per vivere! che da ormai dodici anni svolge attività di comicoterapia, attraverso diversi campi di intervento, che vanno dalla formazione, all’azione nelle scuole e negli ospedali, alle missioni umanitarie come quella in Afghanistan raccontata nel video.”
Anche lei Dottoressa Vitamina ha partecipato a questa missione?
“No, non sono andata in Afghanistan, anche se ho partecipato a tutta la fase di preparazione fino alla presentazione ufficiale della missione a Roma, prima della partenza della delegazione. Il fatto che questa esperienza sia stata documentata con un video è molto importante perché consente di trasmettere l’unica “verità” della guerra vista con gli occhi della popolazione civile, ossia la sofferenza. C’è una sequenza del filmato che sintetizza questa realtà: terminato il loro compito di clown dottori nell’ospedale di Kabul – dove i bambini sono tra le vittime più gravemente colpite dalla guerra – i partecipanti sono di ritorno in un autobus, immersi nei loro pensieri, incapaci di parlare, sconvolti da tanta atrocità”.
Dal film emerge un’accoglienza molto positiva dei clown da parte della popolazione. I racconti dei suoi colleghi confermano questa impressione?
“Sì, in effetti l’accoglienza è stata positiva da parte di tutta la popolazione, forse aldilà di quanto ci aspettavamo. Nel lavoro di preparazione, ci siamo chiesti che tipo di impatto avrebbe potuto avere in Afghanistan una figura come quella del clown, legata alla cultura occidentale. In realtà, la differenza culturale non ha impedito in nessun modo di stabilire un contatto; la voglia di ridere e il desiderio di rinascita dopo un periodo così lungo di oppressione, hanno prevalso.”
In Italia invece in cosa consiste l’attività dei clown dottori?
“Il nostro lavoro si svolge prevalentemente di mattina negli ospedali, con lo stesso ritmo dei veri dottori: stanza per stanza, letto per letto. La terapia infatti è specifica per ogni bambino con cui entriamo in contatto, bisogna capire la situazione caso per caso: talvolta sono i genitori stessi a presentare il maggior disagio ed è con loro che occorre agire. Lo scopo è infatti quello di cambiare “forma” all’ospedale, di cambiare l’atmosfera e per avere dei risultati è necessario un lavoro di equipe che coinvolge l’intero reparto, dai dottori, agli infermieri, ai genitori. Per questo l’attività dei clown dottori non è da considerarsi di semplice animazione, ma piuttosto di vera e propria terapia. C’è una differenza importante però, rispetto al trattamento medico al quale il bambino non può sottrarsi: noi bussiamo sempre prima di entrare, è il bambino che decide se farci passare oppure no. Il nostro approccio, facilitando il contatto empatico e avvicinandosi al mondo infantile, consente quasi sempre di superare eventuali diffidenze che possono esserci in un primo momento; è raro che i bambini si rifiutino del tutto di vederci.”
Come viene accolto il vostro intervento dai medici?
“Abbiamo un ottimo rapporto con il personale medico, perché il nostro lavoro facilita anche il loro. Ad esempio la preparazione e l’accompagnamento del bambino a visite anche molto complesse, consente di limitare il momento del dolore, nonché di migliorare la reazione alle terapie. Anche se non possibile eliminare del tutto la sofferenza, l’obiettivo è di ridurre il più possibile il danno.”

Che tipo di preparazione hanno i clown dottori?
“I corsi che facciamo con la nostra associazione sono di 300 ore e abbinano la formazione teatrale (improvvisazione, clowneria, micro-prestigio) alla preparazione necessaria per operare in ospedale (tecniche ospedaliere, psicologia relazionale dell’età evolutiva).

Per informazioni visitare i siti: www.riderepervivere.it, www.romacivica.net/riderevivere.

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