11 dicembre 2018

Una campagna per i contadini

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“EuropAfrica: terre contadine” è una campagna per e con i contadini, del Nord e del Sud del mondo, portatori di un enorme patrimonio culturale, sociale ed economico spesso sottovalutato.

Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo sentito Paola de Meo, tra i responsabili del progetto EuropAfrica.
Paola, che cos’è questa campagna?

EuropAfrica nasce dalla collaborazione tra organizzazioni non governative e organizzazioni di coltivatori del Nord e del Sud del mondo, con la collaborazione del commercio equo e solidale.
Com’è nata, da quali esigenze?
EuropAfrica risponde ad un bisogno crescente di Sicurezza alimentare. Per il Nord questo significa sapere cosa ci arriva nel piatto, ovvero attuare politiche favorevoli allo sviluppo di sistemi agricoli e rurali che valorizzino la produzione locale dei prodotti agroalimentari. Per il Sud, nella fattispecie per l’Africa occidentale, significa riuscire a sconfiggere povertà e fame attraverso la propria agricoltura e non tramite gli aiuti alimentari o usando gli ultimi ritrovati della chimica. L’80% della popolazione africana è dedita all’agricoltura. L’agricoltura dà lavoro, garantisce la conservazione della biodiversità e delle culture rurali, frena l’esodo dalle campagne e le emigrazioni verso le città, dunque ha un valore sociale molto forte.
Chi partecipa alla campagna?
In Italia il programma è coordinato da Terra Nuova, Crocevia e altri membri del Gruppo d’Appoggio al movimento contadino dell’Africa occidentale: una rete di organizzazioni non governative (tra cui il COSPE di Firenze, n.d.r.), associazioni e organizzazioni professionali agricole nata nel ’97. Il mondo rurale italiano è stato coinvolto grazie alla collaborazione di Coldiretti, quello africano grazie ad un partner d’eccellenza, il Roppa, cioé la rete delle organizzazioni contadine e dei produttori dell’Africa occidentale.
E quali sono gli obiettivi principali?
Favorire il riconoscimento delle organizzazioni contadine come interlocutori indispensabili per la definizione delle politiche che le riguardano e che riguardano l’alimentazione di milioni di persone. La Campagna vuole inoltre promuovere la conoscenza della realtà dell’agricoltura familiare e delle politiche necessarie a sostenerla e valorizzarla, nel Nord come nel Sud del mondo. Vogliamo incoraggiare la concertazione e accordi concreti tra le organizzazioni professionali agricole del Nord e del Sud su questioni di comune interesse.
Che significa agricoltura familiare’?
Quella italiana è una delle agricolture più grandi d’ Europa ed anch’essa come quella africana è quasi tutta a conduzione familiare: la maggior parte delle aziende italiane non coltiva più di 5 ettari di terra, ha stalle sotto i 20 capi, greggi con meno di 100 ovini, vigne inferiori all’ettaro. È un’agricoltura piccola ma di grande qualità: oltre l’80% delle aziende italiane modello, segnalate dalle guide internazionali, è a conduzione familiare.
Che azioni sono previste dalla campagna, e a quali livelli?
Il primo livello è politico, di lobby contro le scelte neoliberiste che favoriscono un tipo di agricoltura industriale. Facciamo pressione sulle istituzioni italiane ed internazionali nei negoziati sull’agricoltura in discussione presso organismi come UE, WTO, FAO e altri, per favorire il riconoscimento delle organizzazioni contadine come interlocutori. Lo sviluppo rurale, misura prevista dalla nostra Pac per promuovere l’agricoltura come strumento di gestione del territorio, non ha ricevuto i fondi comunitari che sono stati invece in gran parte distribuiti come aiuti diretti ai grandi produttori. L’U.E. ora sta negoziando con i paesi ACP degli accordi commerciali svantaggiosi per i paesi del Sud, che in sostanza li obbliga ad aprire le frontiere ai nostri prodotti industriali di scarsa qualità. Un secondo livello è quello del sostegno diretto agli agricoltori del Sud del mondo, attraverso scambi di conoscenze, costruzione di partenariati ed iniziative di cooperazione decentrata. Al terzo livello c’è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, spesso non bene informata sulle conseguenze di accordi e negoziati che invece ci toccano direttamente.
Qual è la particolarità rispetto ad altri progetti di aiuto allo sviluppo?
EuropAfrica tenta di cambiare le cose nel Sud e nel Nord allo stesso tempo. Non abbiamo modelli da imporre ma tanto da imparare l’uno dall’altro. Ci siamo resi conto di avere molto in comune e questo ci permette di lottare per i diritti degli agricoltori e delle società civili da noi e nel sud allo stesso tempo, creando alleanze trasversali.
Com’ è possibile per i comuni cittadini sostenere il progetto?
In tanti modi, cominciando con un consumo critico ad esempio… e continuando a seguire le nostre iniziative sui territori. Dall’anno prossimo attiveremo una forma di contributo diretto ai produttori, anzi, alle produttrici, visto che proprio le donne sono il motore della civiltà agricola.

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