Una pensione per tutti i politici. Incredibile proposta nata dal PD

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di Antonello Caporale, da Repubblica

Perché solo i parlamentari devono godere di un vitalizio? Perché un politico la cui carriera non ha bucato il diaframma comunale, deve restare  –  a fine mandato – senza più un euro in tasca?
Con questa preoccupazione tre deputati del Partito democratico, Maria Luisa Gnecchi, Oriano Giovannelli e Lucia Condurelli, hanno affrontato la questione della quiescenza dei politici senza altra passione che la politica. Coloro che, rimanendo esclusi dal consiglio comunale, si troverebbero a spasso, senza un soldo e uno straccio di impiego.

Finora lo Stato si sostituisce al datore di lavoro nella contribuzione previdenziale del dipendente chiamato a rappresentare i cittadini. E paga anche le spese forfettarie dei lavoratori autonomi divenuti assessori o sindaci. Ma chi non ha mai conosciuto un ufficio né una fabbrica, chi si è solo appassionato di politica, e con la politica ha campato per l’intera vita, il destino di un miserabile tramonto verso il nulla è oggi assicurato. Questa preoccupazione ha condotto i tre parlamentari, tutti residenti a nord di Roma (la Gnecchi è di Bolzano, Giovannelli di Urbino, Codurelli di Sondrio) ad avanzare la proposta di legge numero 2875/09. “Per una ragione di equità”, hanno scritto nell’unico articolo del testo che sta per essere licenziato dalla commissione Lavoro.

Equità e giustizia. Dare una pensione al sindaco, all’assessore di un paese, al presidente della comunità montana, e anche al presidente della circoscrizione, raggiungerebbe il doppio obiettivo di rendere meno faticoso l’ingresso nella comunità  e soprattutto dare ai colleghi che hanno avuto meno fortuna in carriera quel giusto ristoro di tanto sacrificio.

In effetti i parlamentari, con o senza lavoro, godono di un vitalizio, della pensioncina che poi diventa anche robusta, e persino di una buonuscita – quando dovessero dismettere la funzione – per reinventarsi una lavoro. La buonuscita si chima infatti “indennità di reinserimento”. Clemente Mastella, per esempio, quando ha chiuso con la Camera dei deputati ha ottenuto un bonus di alcune decine di migliaia di euro per poter affrontare dignitosamente un nuovo inizio. Poi, vero, ha cambiato idea e l’anno di disoccupazione e il bonus conseguito sono serviti nella preparazione dell’unico lavoro a lui congeniale: la politica. Si è candidato e ha ottenuto un seggio all’europarlamento. Armando Cossutta oggi è uno dei tanti felici e ricchi pensionati.  Ma i sindaci? E i piccoli assessori rimasti per la vita intera in un assessorato? Chi ci pensa?

Ecco, oggi sappiamo chi. Dunque, anche i politici delle categorie minori, altrimenti senza alcun altra arte,  hanno diritto alla pensioncina. Contribuendo così a dare un senso previdenziale alla teoria dalemiana della superiorità dei professionisti della politica, ancorché ai rami bassi della carriera. La proposta ha fatto breccia anche nel cuore del Popolo della libertà. “Se ne può discutere”, ha risposto ai colleghi l’onorevole Pelino. “Però capiamo bene come andare avanti”. La Gnecchi, soddisfatta: “Garantisco un atteggiamento costruttivo del Pd”. Il presidente della commissione, Silvano Moffa, ha ceduto il passo alla ragioneria generale dello Stato: “Bisogna conoscere il costo della misura”. I ragionieri hanno fatto i conti, circa quaranta milioni di euro e, sommessamente, hanno avanzato un’obiezione: “forse è un privilegio”.

Obiezione accantonata e percorso quasi ultimato. “Cose da non credere” ha esclamato Antonio Borghesi, deputato dell’Italia dei Valori, “è l’ultima follia della Casta”.

0 Comments

  1. sergio

    Io mi domando se questa gente conosce la vergogna o no! Di questi tempi, con la crisi economica e tutti problemi correlati ad essa( tagli alle spese per sanità scuola ecc.ecc) ci sono politici o ex che siano che pensano alla loro pensioncina. VERGOGNATEVI:-

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  2. ex militante PCI

    Cialtroni si nasce, politici si diventa. Quello che stupisce è come gli elettori non riescano ad avere uno scatto di orgoglio e si riappropino del diritto di rappresentanza e mandino a casa la cricca, la casta, la cosca, la ghenga….

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  3. Marco De Angelis

    Comunicato del PD

    Pensioni: nessun vitalizio, Comuni e Province non possono essere datori di lavoro in nero
    18 maggio 2010

    “La nostra proposta di legge è tesa a dare garanzie agli eletti come sindaci o assessori disoccupati nei consigli comunali e provinciali: non chiede vitalizi o pensioni regalate di nessun genere e siamo certi che, se spiegato bene, il suo contenuto non avrebbe suscitato nessun clamore. Semplicemente pensiamo che i Comuni e le Province non possano essere datori di lavoro in nero”. Lo affermano i deputati del Pd Maria Luisa Gnecchi, Oriano Giovannelli e Lucia Codurelli dopo aver letto l’articolo “Un vitalizio per tutti i politici, la proposta c’è e va avanti…” di Antonello Caporale nel quale si attribuisce a loro la proposta di dare una pensione di fine carriera agli eletti nei consigli comunali e provinciali.
    “Attualmente – spiegano i tre deputati – Comuni e Province pagano i contributi previdenziali per i lavoratori dipendenti eletti in aspettativa oppure, quando si tratta di lavoratori autonomi, pagano una cifra forfettaria definita con un decreto ministeriale. Noi abbiamo avanzato una proposta di legge per coprire la situazione previdenziale di chi, essendo disoccupato, studente o casalinga al momento della propria elezione a sindaco o assessore, si troverebbe a percepire uno stipendio da parte dell’amministrazione ma come un lavoratore in nero senza contributi. Quindi, nessuna follia della casta, chiediamo solo legalità”.

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  4. red

    Dunque voleva essere una proposta di equità? Nel frattempo i vertici del PD se ne sono dissociati per ragioni di opportunità. Magari per renderla un pochino meno oscena bastava proporre di ricavare i fondi per le pensioni dei “politici minori” da un taglio alle pensioni dei parlamentari, che le ricevono belle sostanziose dopo appena 5 anni di contributi. Costo per lo Stato (ovvero per i cittadini), circa 220 milioni di euro nel 2009.

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  5. Marialuisa Gnecchi

    Prima precisazione: ribadisco che la proposta riguarda solo ed esclusivamente sindaci ed assessori che si trovino nella condizione di non poter versare i contributi per la propria pensione “normale”, non prevede alcuna forma di vitalizio. La proposta prevede l’iscrizione alla gestione separata INPS, come per i lavoratori precari, e vale solo ed esclusivamente per il periodo cui si riferisce il mandato politico.
    Seconda precisazione: Franceschini e Boccia hanno risposto alla domanda del giornalista: “Appoggia il PD una proposta di vitalizio per tutti gli eletti?” , hanno ovviamente risposto che non verrebbe MAI appoggiata, come chiunque avrebbe risposto, infatti MAI l’avremmo fatta, non è infatti la nostra proposta e ciò dimostra quanta confusione si possa innescare.

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  6. DAYANA

    vale anche che per un qualsiasi altro lavoratore che perde il posto di lavoro nel settore privato, non mi sembra che abbia la pensione…
    Il politico, dal consigliere comunale più piccolo comune al Parlamentere, ha già tanti privilegi durante la carriera politica che non credo sia opportuno aggiungerne altri, ed il costo su quale categoria dovrebbe pesare? Come sempre il semplice cittadino che paga regolarmente le tasse.
    Bisognerebbe togliere la pensione anche ai Parlamentari.
    Spero che non sia stata approvata

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  7. blerim

    Ma andate a quel paese e vergognatevi…se volete la pensione pagate i contributi e basta con queste vie di fuga…pensione, vitalizio, buona uscita, ma non vi vergognate??? e poi quando un padre di famiglia viene licenziato nessuno se ne preoccupa…con tutti i soldi che prendono sindaci e consiglieri se volessero una pensione pagassero un piccolo contributo integrativo nelle banche o alle assicurazioni…

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