Una lettera a Repubblica: "la critica non fa mai male alla democrazia"

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Riceviamo e pubblichiamo

‘LA REPUBBLICA’ NON SI FIDA DEI SUOI LETTORI?

Gentile Dott. Giannini,

sono un fedele lettore di Repubblica dalla fondazione del giornale e non resisto alla tentazione di scriverVi per comunicare il misto di sconcerto e di sgomento che ho ricavato dalla lettura degli ultimi 2 numeri del  ‘mio’ giornale. Improvvisamente è come se un mago dispettoso si fosse impadronito della tipografia e avesse deciso di capovolgere la linea e l’impostazione editoriale, facendone sortire un prodotto completamente irriconoscibile.

Evidentemente si è ritenuto che quanto avvenuto al presidente del consiglio rendesse necessario uno specifico contributo della stampa sotto forma di uno ‘stringiamoci a coorte’, che a me pare assolutamente fuori luogo, stucchevole, retorico, inquietante.

Qualcuno mi dovrebbe spiegare in che cosa l’esercizio del senso critico dovrebbe nuocere alla democrazia. Se ne deve forse dedurre che qualcuno si ritiene davvero in colpa per quanto è successo? Magari Saviano con le sue 500.000 firme, sparite insieme all’appello originale del giovane scrittore? Oppure le inchieste di Giuseppe D’Avanzo, anche lui oscurato, con le sue 10+10 domande? Oppure i commenti al veleno di Curzio Maltese, altra vittima eccellente del silenzio di questi giorni?

Il bello è che naturalmente il sistema mediatico controllato da Berlusconi, ben lungi dall’imporsi alcuna forma di autocensura, si è scatenato nel frattempo con un martellante attacco concentrico approfittando della ghiotta occasione offerta dal ‘lanciatore’. E così il presunto fair-play funziona a senso unico, lasciando praticamente ‘a piedi’ l’opinione pubblica democratica di questo paese.

Allora qui c’è qualcosa che non quadra e la direzione di Repubblica è debitrice verso i suoi lettori di alcune ulteriori risposte (oltre a quella, cruciale, già formulata: “In che cosa l’esercizio del senso critico dovrebbe nuocere alla democrazia?”).

Fino a pochi giorni fa avete continuamente ribadito che l’opposizione, a cominciare dal Pd, peccava di eccesso di timidezza e di poca incisività, e avete esplorato e cercato di analizzare  con curiosità e simpatia i nuovi movimenti nati anche attraverso la rete. Ora si scopre che invece si è alimentato un clima di odio e di intolleranza e che qualsiasi distinguo o articolazione del discorso (Di Pietro o Bindi che sia) merita solo bufera. Dov’è l’errore? Prima o dopo?

L’attacco subito dal Presidente, che nessuna persona di buon senso può in alcun modo giustificare o legittimare, sembra comportare una sorta di ‘remissione’ di tutte le infinte nefandezze che egli ha perpetrato, spargendo odio e fango verso le istituzioni e gli avversari politici, anche sul palco da cui è disceso domenica pomeriggio. Le offese e i dileggi ai giudici, al presidente della Repubblica, alla consulta, alla stessa carta costituzionale, le lodi all’eroismo di un mafioso, le invettive reiterate contro tutto e contro tutti. Tutto cancellato. Avete così poca fiducia nell’intelligenza dei vostri lettori tanto da pensare di doverli cloroformizzare?

Questo errore il giornale lo ha già compiuto più volte nel corso della sua storia trentennale, tutte la volte che si è verificata un’emergenza democratica. Penso agli anni di piombo, alla guerra nel Kosovo e ad altre circostanze dove si è ritenuto di ‘serrare le fila’, in nome dell’interesse superiore della Nazione. Con danni, credo, davvero tremendi, perché è proprio nei momenti cruciali che l’intelligenza critica deve essere esercitata e proposta all’attenzione collettiva, se non si vuole sottomettersi al potere e all’arbitrio dei forti.

Penso si tratti di nodi cruciali non solo del gioco democratico ma anche della dimensione deontologica del giornalismo.

Grato di una sua risposta, Le porgo con stima e affetto i più calorosi saluti

Gabriele Vannini (Montelupo Fiorentino-Firenze)

0 Comments

  1. Giovanna

    Ringrazio il sig. G. Vannini per aver espresso in modo completo, chiaro, con correttezza e pacatezza invidiabili (soprattutto in giorni di violenza verbale difficilmente definibile) una posizione che condivido integralmente, in special modo perché risponde a criteri di analisi e critica politica scevra dall’ipocrisia che sembra aver ormai impregnato ogni aspetto della vita pubblica di questo paese in cui, francamente, è sempre più difficile riconoscersi.Grazie

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  2. Piera Fabris

    Sono totalmente d’accordo, ma estenderei la critica al tenore generale degli interventi in materia che criminalizzano chiunque si permetta di valutare con un minimo di oggettività l’intera vicenda: v. le reazioni contro Di PIetro, Bindi, Travaglio ecc. di cui è manifestazione esemplare l’intervento di Cicchitto ieri alla Camera che, a mio avviso, presenta, tra l’altro, preoccupanti profili di reato. Senza contare che il luogo in cui è avvenuto l’intervento e la carica ricoperta dall’interventore aggravano la pericolosità delle conseguenze che ne possono derivare.

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  3. Leo

    La Repubblica è anche il mio giornale, fin dalla sua prima uscita. Ma forse il Sig. Vannini legge una copia diversa dalla mia. Magari legga il fondo di Ezio Mauro di oggi, 16 dicembre, e si convincerà che non c’è stato nessun cambiamento di linea.
    Un saluto

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  4. LUCA TAGLIAFERRI

    La Repubblica non è il mio giornale ma condivido completamente l’analisi fatta dal Sig. Vannini.
    Aggiungerei che la parola d’ordine attualmente dovrebbe essere ” RESISTERE” con ogni mezzo lecito.
    Cordiali Saluti Luca Tagliaferri

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