13 dicembre 2018

Una follia da 15 miliardi: STOP agli F-35

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di Valentina Bernardini

A velocità supersonica il Governo Italiano, l’8 aprile, ha ottenuto
da Camera e Senato l’ok per l’acquisto di 131 cacciabombardieri
JSF Joint Strike Fighter, che verranno a costare quasi 13 miliardi
di euro.
Al di là del giudizio morale, la prima cosa che viene da chiedersi è se
in un momento di crisi economica una spesa di questo genere sia necessaria,
considerando che impegnerà l’Italia fino al 2026. Il progetto,
portato avanti fin dal 1996, è già palesemente dispendiosissimo,
ma potenzialmente ancora di più, dato che le sperimentazioni non
sono terminate e quindi i costi in continua crescita.
Il JSF è un’arma di quinta generazione, ottimizzata per l’attacco e
predisposta per bombe anche di tipo nucleare, in contrasto con l’art.
11 della Costituzione che recita “l’Italia ripudia la guerra come strumento
di offesa”. A questo enorme progetto partecipano, oltre agli
Stati Uniti, come capofila, 8 paesi su diversi livelli: Regno Unito al
primo livello, Italia ed Olanda al secondo, Turchia, Canada, Austria,
Norvegia e Danimarca al terzo. La ditta capocommessa è l’americana
Lookheed Martin Aero, mentre le italiane coinvolte sono circa una
ventina, di cui la più partecipe è l’Alenia Aeronautica. Il progetto
che di fatto taglia le ali all’industria militare europea: i JSF andranno
a sostituire gli Eurofighter, caccia prodotti in Europa. Così si
vanifica anche il presunto vantaggio dei posti di lavoro creati, dato
che si tratterebbe per lo più di ricollocamento.
Contro questo progetto si schiera la Campagna “Stop F-35”, portata
avanti da Sbilanciamoci e Rete Italiana per il disarmo, per chiedere
al Governo Italiano di non proseguire nel programma, in favore di
una scelta di pace e destinare invece quelle risorse a società, ambiente,
lavoro e cooperazione. Per firmare, www.sbilanciamoci.org
Si parla di cifre alte e non chiare, considerato che uno solo dei caccia
potrebbe costare fino a 150 milioni e che il nostro impegno è
di comperarne 131. Inoltre, in base all’accordo, il Pentagono terrà
per sé i dati tecnici dell’aereo, cosa che renderebbe l’Italia incapace
di fare riparazioni. Infine, dati i tagli previsti alle spese militari, di
fatto questi aerei avrebbero difficoltà a volare anche solo banalmente
per l’impossibilità di comprare carburante. Preoccupati per i costi, i
vari partner stanno monitorando a cadenza semestrale l’andamento
del progetto, ma l’Italia non ha mai partecipato a queste riunioni.
Considerando che è stata stimata possibile una spesa di oltre 15 miliardi
di euro, la campagna Stop F-35 propone una lista di alternative
valide: costruzione di asili nido, impianto di pannelli solari,
messa in sicurezza della scuole, ricostruzione in Abruzzo, ecc.
Insomma, anche sorvolando sull’etica, almeno facciamo i conti con i
conti! E i conti non tornano…

0 Comments

  1. baco

    Dopo aver investito così tanto sull’inganno globale dell’ 11/09/2001 è giusto che il povero apparato economico-finanziario-mediatico-militare abbia i suoi ritorni economici nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

    Reply

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