Un sogno, settant’anni fa

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Il prossimo luglio sarà il settantesimo anniversario della rivoluzione di Spagna. Purtroppo oggi se ne parla poco e male, ma dello scontro tra democrazia e fascismo, tra libertà e dittatura.
Siamo nel 1936, il Fronte Popolare spagnolo ha vinto le elezioni sconfiggendo i Nazionalisti di Francisco Franco che iniziano subito a organizzarsi militarmente per un colpo di stato. Il fascismo imperversa in tutta Europa, eppure in Spagna ha vinto il popolo e si dà vita al cambiamento. Le fabbriche vengono nazionalizzate e le terre sono messe in comune, insomma si iniziano le riforme sociali proprie di una vera democrazia libertaria: si aboliscono i privilegi e i privilegiati, e si punta al benessere di tutti. Si dimostra che è possibile realizzare un ideale, vivere senza uno stato centralizzato e senza un potere dispotico, che è possibile portare avanti delle riforme comuniste libertarie.
Forse i socialisti e gli anarchici spagnoli lo dimostrarono troppo bene, talmente bene che si mobilitò mezza Europa per toglierli di mezzo. Il pericolo principale era che anche gli altri paesi venissero a sapere che in Spagna le cose funzionavano, che Franco era stato sconfitto e che non se ne sentiva la mancanza. Forse anche in Germania e in Italia sarebbe diventato sempre più fastidioso sopportare Hitler e Mussolini. Da qui la decisione di questi due paesi di appoggiare il colpo di stato di Franco. Per convincere l’opinione pubblica della necessità di buttare giù il governo di sinistra venne montata un’enorme propaganda da parte dei fascisti e dei nazisti: si diceva che la Spagna repubblicana era un disastro, un pericolo enorme, e che di lì a poco ci sarebbe stata la dittatura russa. La borghesia e il clero spagnolo ovviamente non vedevano l’ora che Franco tornasse per riprendersi i propri privilegi. In questo clima il 18 luglio 1936 scoppiò la guerra. Lo scontro fu durissimo e continuò fino all’aprile del 1939. Il Fronte Popolare tentò di resistere in tutti i modi, contando tra le sue fila anche molti intellettuali, come Simon Weil e George Orwell, venuti da mezza Europa per portare aiuto alla causa spagnola. Ma il trionfo sarà dei fascisti. Dalla loro avevano non solo armi e denaro, ma anche l’appoggio dell’Italia e della Germania, e il tacito assenso delle altre nazioni europee. E la Russia? Non c’era il pericolo del comunismo russo, come diceva la propaganda fascista? Niente di più fasullo, anzi, Stalin si spese molto tiepidamente per la causa spagnola: non era conveniente per lui che continuasse a sopravvivere un esempio di comunismo libertario, così diverso dal suo comunismo, all’insegna della dittatura e della sottomissione.
Il sogno spagnolo di un popolo libero e uguale finisce così, soffocato e nel silenzio. Eppure a 70 anni di distanza, varrebbe la pena di riaprire le pagine polverose di quel pezzo di novecento, se non altro per capire come mai ci viene tanto ostinatamente nascosto.

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