Un sogno chiamato riqualificazione

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Le aree ex-industriali di Firenze (Fiat, Superpila, Longinotti, Sime…) sono state inserite dal Comune di Firenze in Progetti di Riqualificazione Urbana, PUR. Ma cosa significa riqualificazione? Per spiegarlo prendiamo ad esempio la singolare ed esplicativa storia dell’area ex Sime.
Situata in via Toscanini, nelle strette adiacenze di Novoli e del Mugnone, la Sime, fino al 1994, forse 1996 (qui iniziano i primi misteri), produceva, oltre a frigoriferi ed impianti telefonici, anche trasformatori. Fino a quando non è arrivata una legge a tutelare la nostra salute e quella dell’ambiente, nell’olio per i trasformatori venivano usati quantitativi di PCB (policloruri di bifenile). Andate su qualche sito Internet a vedere cosa si dice di questa sostanza appartenente alla famiglia delle diossine. Non spaventatevi però di fronte alle parole sostanza altamente inquinante (una delle più pericolose al mondo) e persistente, cioè capace di mantenere inalterata la sua tossicità anche a distanza di decenni. Gli effetti collaterali? Innumerevoli e dannosi sia per l’ambiente che per gli animali, esseri umani compresi.
Quando la Sime cessò la sua attività, il Comune di Firenze decise di inserire l’area in un PUR, dimenticando però di iscriverla anche nell’anagrafe dei siti inquinati della Regione, come invece suggeriva un documento dell’Arpat (Azienda Regionale Protezione Ambientale Toscana) nel 1996, rimasto, ahinoi poveri cittadini inguaribili sognatori, lettera morta. Infatti, non solo l’uso di PCB, ma anche la presenza di un reparto di Galvanica all’interno della fabbrica, spingevano l’Arpat a consigliare una bonifica dell’area prima di renderla edificabile.
Per il Comune, invece, tutto era in regola: il sito sul quale si doveva edificare perfettamente sano e pulito. Bastava buttare giù gli edifici ex industriali e costruirci sopra dei magnifici appartamenti. In fin dei conti cosa poteva importargli, dall’altezza del Palazzo Vecchio, se ignari cittadini si fossero ritrovati ad abitare, respirare, vivere, su una terra altamente inquinata?
Mentre il Comune dormiva e sognava, un articolo de La Repubblica denunciava un tasso d’inquinamento dell’area mille volte superiore ai parametri dettati dalla legge, di conseguenza l’attento e premuroso Sindaco Domenici emise un’ordinanza (procedimento amministrativo d’urgenza) in cui s’intimava alla ditta proprietaria dell’area di procedere alla bonifica dell’area stessa.
I vari assessori contattati in merito garantirono che il procedimento era del tutto normale. Sarà stato pure normale, nel paese dei decreti legge, emettere un’ordinanza, ma se non altro è buffo che dal 1996, anno dell’inizio del PUR, l’ordinanza sia stata emessa solo nel 2001 e a seguito di un articolo di giornale! (che anche questo comportamento rientri nel “Piano Strategico”della nostra Giunta?)
Anche l’ordinanza, come tutta questa vicenda, era un po’ misteriosa, il PCB non veniva mai nominato, né era dato sapere se le cisterne e i serbatoi dell’olio interrati nell’area erano pieni o vuoti.
Da fonti attendibili che hanno chiesto l’anonimato, molto vicine al Comune e alla ditta che sta eseguendo i lavori, trapelarono notizie sconcertanti e allarmanti: poco prima che l’ordinanza venisse emanata cisterne e serbatoi erano pieni (da documenti della Sime risultavano ivi stoccati quasi 11 tonnellate di olii), ma al momento della bonifica erano già vuoti.
Cosa accadde? Residenti della zona hanno riferito di aver visto nella notte precedente all’ordinanza grossi camion cisterna fare vari viaggi all’interno della Sime, per poi uscirne e dirigersi chissà dove. Ma qui realtà e sogno si confondono. E perché? Perché lo smaltimento del PCB è uno dei più difficili e costosi, quindi forse illegalmente si è fatto ciò che legalmente sarebbe stato economicamente poco conveniente. Perché così la ditta proprietaria dell’area, che tanto per onore di cronaca è la Baldassini e Tognozzi, si ritrova a dover bonificare e smaltire metà della metà di quanto invece avrebbe dovuto. Perché così in tempi più brevi si potranno costruire i 350 appartamenti previsti.
Che fine avrà fatto il PCB? In quale fiume, in quale mare, in quale luogo sarà andato a cacciarsi, per la gioia della nostra salute?

E il Comune che fa? Taglia alberi per creare posti auto, prevede un giardino pubblico dove prima sorgeva la Sime e costruisce palazzi laddove ora c’è una bellissima area verde che ospita gatti, porcospini e barbagianni. A prima vista sembra un controsenso, ma non lo è. La bella area verde ha la sfortuna di prosperare su un terreno non inquinato, quindi dovendo scavare le fondamenta dei palazzoni conviene farlo (sempre secondo dettami economici) su un terreno “pulito”. Mentre il giardino pubblico, che non ha bisogno di fondamenta, si può anche farlo sul terreno inquinato della Sime, così che i nostri figli possano crescere forti e sani.
Allo stato attuale i lavori di smantellamento dell’area ex Sime sono già iniziati, nessuna rassicurazione seria e attendibile è stata data ai cittadini riguardo alle modalità e tempi della bonifica.
Il progetto di riqualificazione prevede 270 appartamenti di edilizia privata (!) e 70 di edilizia popolare; un giardino in cotto (e gli alberi?) che sorgerà nella parte più lontana dalla strada; l’assetto viario pressoché immutato e già critico vista l’adiacenza a via Baracca, tanto che c’è da chiedersi: ma tutte le nuove macchine dei 350 appartamenti come faranno a circolare? alberi abbattuti; animali sfrattati; qualità dell’aria in vertiginoso declino.
Ecco, questo è un esempio di riqualificazione secondo la logica del Comune di Firenze. Sogno? Incubo? O triste realtà?

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