Un po’ di luce

image_pdfimage_print

La scena del ragazzino di Ostia, sanguinante e con la faccia gonfia, trascinato a forza da un gruppo di poliziotti, se la ricordano tutti. Anche perché a un certo punto si inserì nella scena un uomo in borghese, jeans e maglietta gialla, che prese la rincorsa per sferrare un calcio in faccia al ragazzino. Quell’uomo era Alessandro Perugini, all’epoca vice capo della Digos genovese, ora responsabile dell’ufficio tecnico-logistico della questura. Una volta riconosciuto nelle immagini Perugini tentò maldestramente di giustificarsi, dicendo d’essere scivolato e di non avere perciò colpito il ragazzo, come se il casuale inciampo cambiasse la sostanza del suo gesto. Perugini è ancora sotto inchiesta per quell’episodio, oltre che per i maltrattamenti denunciati da molte delle persone passate per la caserma-carcere di Bolzaneto (Perugini fu impegnato anche lì); intanto la magistratura ha esaminato il caso che fu la premessa logica dell’episodio del calcio, ossia il fermo del ragazzino e di altri sette manifestanti, accusati di avere fomentato i disordini e resistito all’arresto. Mentre venivano portati via, ci fu l’irruzione sulla scena di Perugini. Ebbene, il pm ha chiesto l’archiviazione per tutti, grazie anche alle foto e ai filmati forniti dai legali dei manifestanti: le riprese sono buone e non si è trovata traccia di resistenze, aggressioni o altro. L’ultima parola toccherà al gip, ma intanto la posizione del pm è destinata ad influenzare l’inchiesta parallela, aperta contro gli stessi agenti, sospettati di avere eseguito “arresti illegali”. È un caso da seguire, perché potrebbe riservare sorprese, e dare qualche indicazione illuminante anche sui numerosi arresti fotocopia (tutti per resistenza a pubblico ufficiale) eseguiti nelle giornate genovesi.
La richiesta d’archiviazione, oltretutto, arriva poche settimane dopo la decisione del gip Anna Ivaldi sull’inchiesta per resistenza e lesioni contro i 93 arrestati dentro la scuola Diaz. La Ivaldi, nell’archiviare le accuse, ha certificato l’inattendibilità delle versioni ufficiali: la tesi della resistenza violenta da parte degli occupanti della scuola è risultata del tutto inconsistente.
Anche in questo caso, è una decisione destinata ad influire su altri filoni d’indagine. Da un lato la ‘certificazione’ dovrebbe far cadere ogni dubbio circa l’altra accusa ancora contestata ai 93 della Diaz, ossia l’associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio. Dall’altro lato le motivazioni indicate dal gip sembrano coerenti con le accuse contestate ai numerosi agenti e funzionari di polizia indagati per la sanguinosa irruzione nella scuola.
Insomma, nella giungla dei silenzi, delle menzogne e delle falsificazioni, si comincia a intravedere qualche bagliore di giustizia.
www.veritagiustizia.it

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *