Un pioniere della partecipazione

image_pdfimage_print

In questi anni le Piagge sono state oggetto di diversi progetti di riqualificazione. Lei dovrà occuparsi del Progetto-Guida. Di cosa si tratta?
L’Amministrazione Comunale di Firenze mi ha chiesto di redigere un Progetto-Guida per la riqualificazione de “Le Piagge”. È un tema che mi interessa molto perché, nel caso specifico, esprime in modo non drammatico – comunque aperto a argomentazioni serie – la grande questione contemporanea del riqualificare le periferie. Il tema mi interessa anche perché potrà essere affrontato a Firenze, dove i rapporti tra società umana e spazio fisico sono fluidi, non specializzati né troppo codificati; e quindi ancora suscettibili di essere riportati a uno stato di fertile equilibrio.
Con che obiettivi nascerà il Progetto-Guida?
L’obiettivo generale è far diventare Le Piagge un luogo attivo e stimolante della città di Firenze, restituendogli un carattere urbanistico, architettonico e ambientale del tutto specifico e rendendo possibile lo svolgimento di intense correnti di comunicazioni e di scambio tra le sue diverse zone e i luoghi urbani che lo circondano.
Quali sono gli interventi più urgenti e quali quelli di più ampio respiro?
Una delle difficoltà de “Le Piagge” è di avere un basso potenziale di comunicazione tra i gruppi umani che vivono nelle sue diverse parti. Questo è dovuto al fatto che le diverse parti sono sorte in modo piuttosto casuale, senza programmate relazioni reciproche. L’intervento più urgente è dunque quello di riorganizzare lo spazio urbanistico, architettonico e ambientale, in modo che diventi più coinvolgente per i cittadini che lo abitano: in altre parole, che li solleciti a comunicare e ad appropriarsi delle sue diverse situazioni. Allo stato attuale esistono separati frammenti di strutture relativi ai diversi luoghi urbani. Partendo da questi frammenti, componendoli, integrandoli e rafforzandoli, si dovrà pervenire a fondare una struttura urbana che connetta le diverse parti e le faccia funzionare in costante scambio reciproco e anche con i tessuti urbani con i quali confina.
Lei ha detto che le Piagge devono diventare un quartiere attraente per tutti i cittadini. Finora si era parlato soltanto di recupero, per una zona che il cittadino medio – e soprattutto la stampa – considera il Bronx di Firenze. L’unica “attrazione” della zona è il centro commerciale… Quali interventi possono raggiungere lo scopo di rendere la periferia piaggese meno desolata e più viva?
È vero, alla conferenza stampa ho detto così e lo riconfermo: Le Piagge devono diventare un luogo attraente per tutti i cittadini di Firenze. Ora non sono un Bronx, ma soltanto un quartiere strutturato in modo casuale e quindi dotato di debole vitalità. D’altra parte però si trovano sulla linea delle Cascine, e confinano sul lato lungo con l’Arno, corso d’acqua quasi invisibile allo stato attuale e tuttavia dotato di un’energia paesistica, storica e culturale eccezionale. Il territorio lungo l’Arno può diventare un Parco che continui quello delle Cascine e vada oltre, accogliendo attività di grande interesse, non solo per i cittadini che abitano nel quartiere ma per tutti i fiorentini.
L’entrata in scena di un architetto da sempre impegnato in progetti di edilizia sociale e partecipata ci fa ben sperare. Soprattutto perché gli esperimenti messi in campo finora sono stati perlopiù fallimentari. Qual è la sua idea di partecipazione?
Immagino che l’Amministrazione, affidandomi l’incarico, abbia tenuto conto del fatto che io sono un sostenitore dell’urbanistica partecipata. Penso però che abbia anche considerato che la mia idea di partecipazione non è lineare – ovvero, si fa quello che gli abitanti chiedono – ma itinerante e complessa: discutendo con gli abitanti dei vari problemi con i quali quotidianamente si confrontano, si arriva a stabilire quali sono i loro bisogni “reali”, in che modo possono essere soddisfatti il più possibile, per quali vie possono essere tenuti nella permanente condizione di rinnovarsi seguendo i cambiamenti che avvengono nel mondo.
Lei ha definito la nostra un’amministrazione illuminata. In realtà da più parti questa è ritenuta la principale responsabile del fallimento dei Contratti di Quartiere, l’esperienza partecipata più rilevante per le Piagge. Con l’esperienza dei Laboratori, infatti, si era partiti da un presupposto giustissimo: la riqualificazione calata dall’alto non basta, è necessario coinvolgere un ambito sociale ed economico più ampio. Erano previste assemblee e sondaggi, ma anche un ruolo attivo dei cittadini nella progettazione. Di fronte alla complessità del quadro finale, però, il Comune ha “semplificato”, lasciando spazio solo alla ristrutturazione degli edifici e riducendo il rapporto con i cittadini al binomio rivendicazione/concessione. Lei come intende muoversi? Cercherà di riannodare i fili con i protagonisti di questa esperienza e in particolare con il Laboratorio di Quartiere?

Credo che il Comune abbia fatto molto per migliorare le condizioni del quartiere delle Piagge, e d’altra parte credo che ora sia mosso dall’onesta intenzione di perfezionare i metodi e le procedure, attraverso la revisione critica di quello che è già stato fatto e una più precisa messa a punto di quello che bisogna fare. Io cercherò di conoscere il più possibile la situazione, in stretto contatto con il Comune e stabilendo relazioni con gli individui e i gruppi sociali che credono sinceramente alla possibilità di riqualificare il quartiere, comunicando in modo disinteressato le loro opinioni, accettando di discuterle, e collaborando alla definizione di una strategia che si impegneranno a svolgere e realizzare in tutte le fasi dell’operazione, dal progetto della sua concezione alla manutenzione dei suoi risultati.
Quando pensa di cominciare il lavoro, e da dove? Lei oggi vive a Milano, trascorrerà qualche tempo qui per conoscere meglio la realtà urbana e il tessuto sociale delle Piagge?
Vivo a Milano, dove lavoro. Sto partecipando al progetto con un gruppo di architetti particolarmente esperti, giustificati e appassionati, che hanno già compiuto alle Piagge vari sopralluoghi e ne faranno molti altri, insieme a me, per conoscere a fondo il luogo e capire i bisogni e le aspettative dei suoi abitanti.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *